Come funziona la Terapia della Gestalt: tecniche ed esempi

marzo 28th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

terapia della gestaltLa Gestalt è oggi in piena evoluzione. Il suo principale esponente, Fritz Perls, rifiutava qualsiasi teorizzazione “Perdete la testa e date retta ai sensi” amava dire. Noi non lo seguiremo fino a questi estremi ma neppure vogliamo renderci complici di una società che sopravvaluta l’emisfero cerebrale sinistro (logico, analitico e scientifico) trascurando invece cronicamente quello destro (sintetico, analogico e artistico).

Gestalt è un termine tedesco che non ha un preciso equivalente in altre lingue. Gestalten significa “dare struttura significativa”. In realtà sarebbe più esatto parlare di “gestaltung”, termine che designa un’azione prevista in corso o compiuta, implicante un processo di messa in forma, una “formazione”.

Nei dizionari di uso corrente la voce Gestalt è citata solo nell’accezione originaria di Psicologia della Gestalt, teoria secondo la quale il nostro campo percettivo si organizza spontaneamente sotto forma di insiemi strutturali e significativi (buone forme ovvero Gestalt forti e pregnanti). La percezione di una totalità non può ridursi alla semplice somma degli stimoli percepiti in quanto il tutto è diverso dalla somma delle parti! Per comprendere un comportamento è importante non soltanto analizzarlo ma anche e soprattutto, averne una visione sintetica, percepirlo nell’insieme più vasto costituito dal contesto globale, avere cioè uno sguardo non più “puntato” ma allargato.

La Terapia della Gestalt: unità, sanità

Questo articolo parla della Terapia della Gestalt. La terapia mira al mantenimento e allo sviluppo del benessere fisico, mentale e sociale armonioso e non alla guarigione o riparazione di un disturbo. La Terapia della Gestalt valorizza il diritto alla diversità, l’originalità irriducibile di ogni individuo.

La Terapia della Gestalt viene oggi praticata in contesti e con obiettivi assai diversi: nella psicoterapia individuale, nella terapia di coppia, familiare, come pure nei gruppi di sviluppo personale o in seno a istituzioni e nell’ambito di aziende.

Si rivolge a persone sofferenti di disturbi fisici, psicosomatici o psichici catalogati come “patologici”, ma anche a parsone che si trovano in difficoltà di fronte a quei problemi esistenziali che si verificano normalmente nella vita (conflitti, rotture, separazioni, lutti, depressione, disoccupazione, senso di impotenza) o in senso più ampio, a qualsiasi persona (o organizzazione) che ricerchi una migliore espansione del proprio potenziale latente non un semplice star meglio ma un “essere di più”, una migliore qualità di vita.

Questa nuova terapia (variamente definita come “terapia della concentrazione” o “terapia del qui e ora” o “psicoanalisi esistenziale” ecc.) io la voglio chiamare terapia del contatto.

L’elaborazione della Gestalt trova i suoi fondamenti soprattutto nelle intuizioni di Fritz Perls, psicoanalista ebreo di origine tedesca, emigrato negli Usa quando aveva già 53 anni. L’elaborazione della Gestalt può essere collocata intorno agli Anni Quaranta nell’Africa del Sud ma il suo atto di nascita e battesimo ufficiale recano la data del 1951 a New York, anche se divenne celebre in California in occasione del movimento contro culturale del sessantotto cercando di “rivalorizzare l’essere rispetto all’avere ed emancipare il sapere rispetto al potere”.

La Gestalt si presenta al di là di una semplice psicoterapia come un’autentica filosofia esistenziale. La genialità di Perls e dei suoi collaboratori è consistita nell’elaborare una sintesi coerente tra più correnti filosofiche, metodologiche e terapeutiche sia europee che americane e orientali, costituendo così una nuova “gestalt” il cui “tutto è diverso dalla somma delle parti”.

La Gestalt pone l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale (il qui e ora) e restituisce dignità al “sentito” emozionale e corporeo, ancora troppo spesso censurato nella cultura occidentale che codifica rigidamente l’espressione pubblica della collera, della tristezza e dell’angoscia e anche della tenerezza, dell’amore o della gioia.

La Gestalt favorisce un contatto autentico con gli altri e con se stessi, un adattamento creativo dell’organismo all’ambiente, unitamente ad una presa di coscienza di quei meccanismi interiori che, troppo spesso, ci spingono ad agire in comportamenti ripetitivi.

La Gestalt non mira semplicemente a spiegare le origini delle nostre difficoltà, bensì a farci sperimentare il percorso per nuove soluzioni; alla lacerante ricerca del “sapere perché”, essa preferisce il “sentire come”, in quanto mobilita il cambiamento.

In Gestalt ciascuno è responsabile delle proprie scelte e dei propri evita menti. La persona, quindi, lavora al ritmo e al livello che sente come più adatti, a partire da ciò che emerge per lei in quel momento, che si tratti di una percezione, di una emozione o preoccupazione attuale, di una situazione passata mal risolta e “incompiuta” o di prospettive incerte sul futuro.

Di solito il lavoro è individuale anche quando viene praticato nell’ambito di un gruppo (utilizzato come supporto amplificatore). La G. integra e combina un insieme di tecniche diverse verbali e non verbali: il risveglio sensoriale, il lavoro sull’energia, la respirazione, il lavoro sui sogni, la creatività (disegno, modellaggio, musica danza..) ecc.

Non si tratta di capire analizzare o interpretare degli avvenimenti, comportamenti o sentimenti ma piuttosto di favorire la presa di coscienza globale della maniera in cui funzioniamo e dei nostri processi di adattamento creativo all’ambiente e di integrazione dell’esperienza presente, dei nostri evita menti e dei nostri meccanismi di difesa o resistenze. Un atteggiamento di base che costituisce una “terza via” originale (né psicoanalisi né comportamentismo). Non si tratta di voler ingenuamente negare il peso della ereditarietà o delle esperienze della prima infanzia, né tanto meno minimizzare la pressione culturale dell’ambiente sociale ma si tratta di ricercare una coerenza interna del proprio “essere-al-mondo”, così da scoprire e sviluppare il proprio “margine” di libertà, il proprio personale stile di vita nella sua specificità e originalità.

La Gestalt spinge l’uomo a conoscersi meglio e accettarsi così com’è, senza più sentire il bisogno di cambiare per conformarsi a un modello di riferimento: Essere ciò che sono prima di essere in qualsiasi altro modo. Incoraggia in qualche modo a navigare secondo la propria corrente personale piuttosto che sfinirsi a contrastarla. Nella pratica questi principi si traducono in un METODO DI LAVORO particolare basato su un certo numero di tecniche, talvolta chiamate giochi o esercizi.

Troppo spesso però queste tecniche vengono confuse con la Gestalt da parte di principianti che ignorano quasi tutti i suoi principi fondamentali. Così alcuni pretendono di “fare della” Gestalt con il pretesto che fanno uso della “sedia vuota” come se bastasse sdraiarsi su un divano per “fare della” psicoanalisi!

Le tecniche della Gestalt acquistano un senso solo nel loro contesto globale, ossia integrate in un metodo coerente e praticate in sintonia con una filosofia generale. L’essenza della Gestalt non consiste nelle sue tecniche ma nello spirito generale da cui essa procede e che le giustifica.

Leggi anche l’uso dello Psicodramma Gestaltico

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