Bilinguismo precoce in Psicologia

aprile 21st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

image classif biling webAll’inizio del ventesimo secolo si aveva una visione generalmente negativa sulla questione del bilinguismo. Si sosteneva che un’educazione bilingue poteva portare alla comparsa di seri problemi psichici. Oggi invece si parla sempre di più sui vantaggi che derivano da esso. Molti istituti educativi propongono già all’asilo nido le attività didattiche nelle lingue diverse descrivendo diversi beni che secondo loro avrà il bambino in futuro.

Ma nella vita quotidiana, nei tempi moderni di grandi flussi immigratorie sempre più famigli che si trovano nella situazione difficile per dover decidere se mantenere o no la loro lingua nativa anche ai loro figli anche se questi sono nati ormai in paese “ospite”.

Nella rete si trovano moltissimi discussione, spesso anche abbastanza scottante con gli “esempi dalla vita” che “confermano” l’una o l’altra estremità.

Insomma si può pensare che gli effetti del bilinguismo precoce sullo sviluppo dei bambini hanno costituito a lungo un fonte di preoccupazione sia per genitori sia per educatori sulla base della opinione, che questo potesse interferire con lo sviluppo cognitivo e linguistico e le performance scolastiche. Domande fondamentali che si pongono sono:

  • ci sono differenze tra bambini monolingui e bilingui nello sviluppo cognitivo?
  • E se ci sono – quali?
  • come si può spiegare differenze esistente? Cioè quali sono i meccanismi cognitivi che portano a questi differenze?
  • In che modo l’esperienza bilingue agisce modulando i network coinvolti nelle funzioni esecutive di controllo?
  • ci sono differenze tra bambini monolingui e bilingui nelle loro capacità di comprendere i bisogni comunicativi degli altri?
  • esistono differenze anche per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio emotivo?
  • È vero che essere bilingue comporta vantaggi e/o svantaggi?

Nella serie di articoli su fenomeno bilinguismo basandoci su recenti studi sperimentali cercherò illustrare la posizione attuale dei scienziati sugli argomenti elencate sopra e spiegare i meccanismi principali dello sviluppo del bambino bilingue.

Classificazione del bilinguismo

Iniziando a studiare e analizzare un qualsiasi fenomeno, il primo passo da effettuare è formulare una definizione che sia in grado di esprimere sinteticamente e in modo chiaro ciò che tale fenomeno rappresenta.

Per causa del aspetto pluridimensionale di fenomeno la definizione del termine bilingue può essere semplice se rimane ampia, ma, appena si cerca di precisare e restringere il campo sorgono problemi. Il termine trova subito due definizioni estreme:

  • “chiunque parla due lingue”
  • “coloro che parlano due lingue perfettamente”.

A differenza della persona che sceglie consapevolmente di imparare altre lingue, il bilingue viene esposto in maniera simultanea o consecutiva a sistemi linguistici complessi che riguardano diverse altre sfere di vita –  sociale, cognitiva ed emotiva.

Tuttavia, tale esposizione è caratterizzata da una molteplicità di condizioni individuali che difficilmente possono essere inquadrate e/o classificate.

Con il termine bilingue generalmente si intende “Che usa normalmente e correntemente due lingue colui che usa e parla due lingue, che possiede due lingue”. Ma questa definizione, tratta dai dizionari, è molto riduttiva ed anche fuorviante. Fa spesso pensare che un bilingue è uguale un doppio monolingue, ma non è mai così.

E quello che ci si chiede è: a quale livello di conoscenza si può definire una persona bilingue? Bisogna essere capaci di trattare argomenti complessi? O è necessario un accento impeccabile? L’abilità nelle due lingue è l’unico criterio di valutazione del bilinguismo, o si deve considerare anche l’uso delle due lingue?

Definizione del bilinguismo infantile

Non esiste un riferimento terminologico unico, comunemente adottato.  Si può definire il bilinguismo come la capacità, in alcuni soggetti cresciuti all’uso simultaneo di due lingue, di utilizzare un sistema coordinato di usi linguistici che permettono al soggetto di formulare pensieri collegandoli direttamente alle espressioni verbali appartenenti alle due lingue, cioè capire, parlare, leggere e ascoltare, senza essere costretti a operazioni di traduzione. (Contento S., 2010)

Il bilinguismo è un fenomeno dinamico, il suo stato si modifica nel tempo, nel percorso di quale difficilmente tutte le competenze delle lingue saranno sempre a pari livelli. Non esistono neanche i casi identici di bilinguismo, visto che dipende moltissimo da fattori individuali interni e esterni.

Su un continuum dei diversi fattori e di abilità linguistici il momento in cui un parlante diventa bilingue è o arbitrario o impossibile da definire. Quindi la classificazione e categorizzazione dei tipi e forme del bilinguismo non è un lavoro così semplice come potrebbe sembrare.  Per definire il bilinguismo servirebbe pensare a un qualcosa di relativo.

Ecco una presentazione schematizzata dei principali tipi di Bilinguismo di quali parleremo in seguito:

 tabella-classificazione-bilinguismo jpg.

 

L’età e la sequenza d’acquisizione

Secondo l’età e la sequenza d’acquisizione delle lingue possiamo distinguere quattro tipi di bilinguismo: precoce/ tardivo; simultaneo/consecutivo.

  1. Bilinguismo precoce in casi di esposizione a due o più lingue dalla nascita o in primissima infanzia;
  2. Bilinguismo tardivo quando la seconda lingua è acquisita dopo l’età prescolare, suddividendo l’età di insorgenza in adolescenziale o adulta.

Come si può notare resta uno spazio temporale “vuoto” fra “dalla nascita” e “dopo età prescolare” nella descrizione dei tipi di bilinguismo precoce e tardivo.

Questo perché nella letteratura presente oggi non esiste un limite di età unanimemente definito e accettato che determini il confine fra questi due tipi di bilinguismo. Certi autori si limitano nella descrizione del bilinguismo precoce a indicare il parametro temporale “dalla nascita” (Carpene, in dal Nego et al., 2007), altri indicano “tenera età” (Fabbro, 1996) o “prima infanzia” (Contento, Melani & Rossi, 2010)  e ancora altri “età prescolare” (Johnson e Newport, 1989) .

Stiamo parlando del concetto di periodo critico oltre il quale vi sono significative differenze nell’apprendimento delle lingue, a seguito del quale la padronanza grammaticale e lessicale si abbasserebbe considerevolmente. Proprio ciò sta alla base delle differenze principali nello sviluppo del bilinguismo precoce rispetto tardivo.

  1. Bilinguismo simultaneo in regola si associa con bilinguismo precoce e si intende che ambedue le lingue vanno apprese contemporaneamente dalla nascita come nelle famiglie bilingui, con esposizione a tutte due le lingue quasi alla pari, cioè, ampia e continua per tutte due lingue, e dunque con lo sviluppo parallelo dei due codici linguistici.
  2. Bilinguismo consecutivo o sequenziale ha luogo quando due lingue sono acquisite in due tempi diversi, una successivamente all’altra.

Nel prossimo incontro finiremo descrizione della classifica principale del bilinguismo parlando dei criteri come organizzazione cognitiva, prestigio e competenza linguistiche e altri.

Dott.ssa Valeria Aksenevich.

valeria aksenevich

Comments

Comments

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 Responses are currently closed, but you can trackback.

3 Responses