La Tecnica di Interrogatorio REID: spiegata passo per passo

novembre 20th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

Una delle tecniche classiche di interrogatorio è la tecnica Reid, le cui assunzioni di base sono spiegate da Inbau e colleghi

  • Molte investigazioni criminali possono essere risolte ottenendo una confessione
  • Finché alcuni offender non vengono catturati mentre commettono il crimine, a meno che non sono interrogati in un periodo di tempo esteso, usando tecniche persuasive basate su trucchi, inganno e manipolazione psicologica
  • Per distruggere la resistenza, chi interroga necessita di utilizzare tecniche che agli occhi del pubblico possono essere viste come non etiche

La tecnica di Reid è basata su due processi

  • Distruggere le negazioni e la resistenza
  • Aumentare il desiderio del sospetto di confessare

interrogatorio

Inbau e colleghi suggeriscono che la prima parte dell’interrogatorio debba essere condotta in condizioni non detentive, dove non si informano i soggetti dei loro diritti legali. Il proposito di questa intervista non accusatoria è quella di ottenere rapport e fiducia, dando un senso di sicurezza al sospetto ed offrendogli la possibilità di dire la verità senza confronto. Una volta che questo obiettivo è stato raggiunto, e l’investigatore è definitivamente certo della colpevolezza del sospetto, il vero interrogatorio inizia.

Durante la fase di pre-interrogatorio, potrebbe essere utilizzato un esame del poligrafo sul sospetto. Se i risultati mostrano che mente, questi dati possono essere utilizzati per confrontarsi con il sospetto e questo spesso porta a confessare.

 

I 9 passi per un interrogatorio efficace.

Ecco i 9 passi suggeriti da Inbau et al (2001) per un interrogatorio efficace.

I sospetti sono classificati in due gruppi: emozionali vs non-emozionali. Gli emozionali sono considerati più probabilmente legati alle sensazioni di distress e di rimorso rispetto alla commissione dell’offesa. Per gli offender emozionali, un approccio symphatetic, che appella alla sua coscienza è la strategia da scegliere. Gli offender non emozionali sono coloro che solitamente non sperimentano rimorso e non sono emozionalmente coinvolti nel processo di interrogatorio.

Passo 1 – Confronto Diretto Positivo

Questo consiste nel dire con “assoluta certezza” che l’interrogato ha commesso il reato. L’interrogatorio dichiara con sicurezza che risultato di ricerche estensive della polizia indicano che il sospetto ha commesso il reato. Anche se l’interrogatore non ha vere evidenze contro il sospetto. Dopo il primo confronto diretto, c’è una breve pausa, nella quale l’evidenza delle reazioni comportamentali sono osservate da vicino. Il sospetto è poi confrontato con le accuse acora. La reazione passiva dell’accusato è solitamente vista come evidenza di un inganno. L’interrogatore dunque procede a convincere che il sospetto ha dei benefici nel dire la verità (la verità per come viene vista dall’interrogatorio), senza nessuna promessa di clemenza, che comunque invaliderebbe qualsiasi confessione successiva. Il focus è quello di focalizzare il sospetto sulle sue “qualità di riabilitazione” per dargli la possibilità di spiegare il suo lato della storia, spiegando che tutto ciò che importa è capire il carattere delle circostanze che lo hanno portato alla commissione dell’offesa e stabilendo il grado della sua attività criminale.

Fase 2 – Lo sviluppo dell’argomentazione

Qui c’è una parte molto importante per l’ottenimento della fiducia del sospetto. L’interrogatore suggerisce varie argomentazione al sospetto, che sono utilizzate per minimizzare le implicazioni morali rispetto al crimine riferito, e si offrono delle possibilità di accettare delle scuse morali nella commissione del reato. Questo tipo di tecniche, secondo Inbau et al., funzionano molto bene con gli offender emozionali, perché sperimentano vergogna e colpa. Dare loro l’opportunità di ridurre la loro colpa accettando delle scuse morali è una buona leva motivazionale.

Argomenti per un sospetto emozionale.

  1. Dire al sospetto che chiunque si fosse trovato nella sua stessa situazione o circostanza può aver commesso lo stesso tipo di offesa. Questo ha l’obiettivo di normalizzare il comportamento criminale del sospetto, e combinandolo con il confort dell’apparente simpatia dell’interrogatore con il sospetto, gli rende più probabile una cofessione. Ci sono però dei limiti secondo gli autori, in casi di reati sessuali è particolarmente utile affermare che l’interrogatorio sia stato tentato di abbandonarsi in casi particolari (1986). Nel 2001 gli autori provano a distanziarsi dalla dichiarazione precedente, oggi si legge: in caso di abusi sessuali è particolarmente utile dire al sospetto che l’investigatore ha un amico o un parente che si è abbandonato allo stesso tipo di condotte. A volte è utile che dica l’investigatore stesso di esserne stato tentato.
  2. Tentativi di ridurre le sensazioni di colpevolezza del sospetto, minimizzato la serietà morale. Questo si può fare, commentando che tante altre persone hanno messo in atto lo stesso comportamento del sospetto. E ciò riduce l’imbarazzo del sospetto. Gli autori suggeriscono che questo è particolarmente efficace per i reati sessual, sebbene sia efficace anche per altri tipi di crimine. Una ricerca di Gundjonsson & Sigurdsson, 2000) mostra che effettivamente questa tecnica funziona bene sui sex offenders.
  3. Suggerire una ragione moralmente accettabile per l’offesa. Questo include alcuni stratagemmi, come dire al sospetto che probabilmente ha commesso l’offesa perché era intossicato da droghe in quel periodo. Altro stratagemma è dire in certi tipi di offese che non aveva lo scopo di danneggiare nessuno, oppure si attribuisce l’offesa ad una sorta di incidente. Lo scopo è quello di facilitare il sospetto nel dire qualcosa di auto-incriminante, fare qualche ammissione, non importa quanto piccola, perché questo lo porterà successivamente a fare confessioni più piene e dettagliate
  4. Condanna degli altri come modo per simpatizzare con il sospetto. La logica di questa argomentazione è che la condanna degli altri può spostare una fetta di responsabilità alla vittima. L’interrogatore può usare questo stratagemma al fine di attribuire una parte della vergogna di ciò che hanno fatto agli altri. Anche in questo caso la tecnica funziona bene sui sex offender, quando le vittime sono donne o bambini.
  5. Usare la lode o l’adulazione come modo di manipolare il sospetto. L’argomento è che la maggioranza delle persone ha piacere per l’approvazione degli altri, e i complimenti possono appunto facilitare il rapport tra sospetto e interrogatorio. Questo tipo di stratagemma è considerato particolarmente efficace con le persone che sono ignoranti e dipendenti dall’approvazione degli altri.
  6. Affermare che forse il coinvolgimento del sospetto nel crimine è stato esagerato. L’enfasi è sul fatto che l’interrogatore fa credere al spesso di ritenere che il suo coinvolgimento sia minore, questo talvolta porta l’interrogato a fare ammissioni parziali.
  7. Far credere al sospetto che non è nei suoi interessi continuare con attività criminale. Questo è particolaremnete efficace con offender che sono al loro primo crimine o con i giovani. In sostanza si dice che confessare può fargli apprendere dai suoi errori e fuggire da difficoltà più serie

Temi per persone non emozionali

  1. Provare a trovare alcune bugie incidentali. Una volt ache viene beccata una bugia, non importa quanto piccola, questa creerà uno svantaggio psicologico nell’interrogato. Inbau (2001) fa un’importante specifica nell’uso di questa tecnica: la persona potrebbe fare delle piccole ammissioni incidentali, ma chiaramente non è detto che sia colpevole di tutto il reato.
  2. Cercare di portare il sospetto ad associarsi in qualche misura al crimine. Ad esempio nel far affermare che il sospetto era vicino alla scena del crimine, o di aver avuto qualche legame, anche di tipo incidentale con il crimine. Questo può essere fatto all’inizio o durante l’interrogatorio, quando l’interrogato non capisce le implicazioni di affermare la sua presenza nella scena del crimine.
  3. Suggerire che non c’era un intento non criminale dietro gli atti. Qui l’interrogatore suggerisce che il sospetto può aver agito incidentalmente o in auto-difesa più che in modo intenzionale. Bisogna però fare delle considerazioni legali.
  4. Provare a convincere il sospetto che non ha motivo di negare il suo coinvolgimento. Qui l’interrogatore sottolinea il punto per cui è inutile negare: ci sono delle evidenze. Qui l’interrogatore deve essere sufficientemente persuasivo nell’affermare che ci siano effettivamente delle evidenze.
  5. Mettere un co-offender contro l’altro. Quando c’è più di una persona sospetta di aver commesso il fatto, ognuno può essere molto preccupato della possibilità che gli altri confesseranno. Questa paura di mutua sfiducia può essere utilizzata per mettere una persona contro l’altra. Questa tecnica può essere in qualche misura efficace secondo la ricerc di Sigurdsson & Gundjonsson, 1994). In ogni caso esistono dei rischi. Ad esempio, in un caso britannico, un ufficiale di polizia ha prodotto una falsa confessione e l’ha presentata a un co-effender, che ha successivamente confessato ed ha implicato altre persone in uno degli errori di giustizia peggiori della storia britannica (Foot, 1998).

Passo 3. Gestire il Rifiuto

È riconosciuto che la maggior parte degli offender sono riluttanti nel fornire una confessione, anche dopo un confronto diretto, per cui il loro rifiuto necessita di essere gestito con grande esperienza.

Il rifiuto ripetuto dal sospetto è visto come fortemente indesiderabile perché danno vantaggio psicologico al sospetto. Per cui devono essere stoppate dall’interrogatorio. Questo significa che l’interrogatore non deve permettere al sospetto di continuare. Questo deve essere poi seguito dall’interrogatore che parla, l’intervistato deve ascoltare. Secondo Inbau et al., ci sono differenze qualitative nel modo in cui innocenti e colpevoli formulano una negazione.

Le negazioni innocenti sono spontanee, forti, dirette, mentre quelle dei colpevoli sono difensive, qualificate ed esitanti. Similmente, i sospetti innocenti guardano più frequentemente l’interrogatore negli occhi, hanno la schiena in avanti e usano una postura rigida e assertiva.

Inbau et al (2001) suggeriscono di usare la tecnica “amichevole-nonamichevole” (quando le tecniche di simpatia sembrano non funzionare). Questa tecnica, conosciuta anche come “Mutt e Jeff” (Irving & Hilgendorf, 1980), può essere applicata in vari modi. Il modo più comune coinvolge due interrogatori che lavorano assieme, uno dei quali è simpatico, mentre l’altro è non amichevole e critico. In altri casi, è un singolo interrogatore che è a volte amichevole a volte non amichevole. Questo può essere utile con gli interrogati che tendono a reagire poco alla situazione.

Passo 4. Superare le obiezioni

Questa fase consiste nel superare le varie obiezioni che il sospetto da come possibile ragionamento o spiegazione della sua innocenza.

Gli innocenti tenderanno a negare le obiezioni. I colpevoli dalle negazioni passeranno alle obiezioni. Ci sono vari modi di gestire queste obiezioni, che sono, come abbiamo detto un modo del sospetto di ottenere controllo sulla conversazione.

Passo 5. Ottenimento e mantenimento dell’attenzione del sospetto.

Una volta che l’interrogatore nota che il oggetto passivo da segni di ritiro, deve provare a ridurre la distanza psicologico da lui per riguadagnare la sua piena attenzione. Per fare questo secondo Inbau et al è necessario avvicinarsi fisicamente al sospetto, spostandosi in avanti rispetto, o con il contatto fisico, o chiamandolo per nome di battesimo e mantenendo un buon contatto visivo. Questo può mettere in difficoltà il sospetto e renderlo più attento.

Step. 6. Gestire l’umore passivo del sospetto.

Quando il sospetto appare attento all’interrogatore e mostra dei segni di cedimento, l’interrogarore dovrebbe focalizzarsi sulla mente del sospetto, e sul tema centrale che riguarda la ragione dell’offeso.  L’interrogatore deve esibire segni di comprensione e simpatia e deve mettere urgenza al sospetto di dire la verità.

L’interrogatore deve appellarsi al senso di decenza, onore o addirittura alla religione se appropriato. Alcuni sospetti piangono in questa fase e questo è utilizzato e rinforzato come vantaggio per l’interrogatore. Un completo silenzio del soggetto è un indicazione per andare alla fase 7.

Passo 7. Presentare domande ad alternativa.

Qui vengono presentate due alternative fortemente incriminanti, ma sono poste in modo tale da far apparire come più salvafaccia una delle due.

Questa è indubbiamente la parte più importante del modello di Reid. È una procedura molto coercitiva. Questa tecnica è molto pericolosa, specialmente con soggetti a basso QI. La logica è quella di dare l’opportunità di dare una piccola verità nel fare una confessione. Il timing di utilizzo della domanda è fondamentale. Bisogna fare la domanda in un momento dispari, quando il sospetto non se lo aspetta, la sorpresa facilita la confessione.

Passo 8. Avere una confessione orale

Questo si lega al fatto che il sospetto abbia accettato una delle alternative date nel passo 7 ed ottenendo quindi un ammissione autoincriminante. Nel passo 8 si dovrebbe passare da alcune ammissioni iniziali in una confessione generale che fornisce dettagli sulle circostanze. Inbau suggerisce di essere da soli in questa parte, perché la presenza di tante persone può scoraggiare il sospetto a parlare apertamente. Una volta ottenuta una confessione l’interrogatore chiede a qualcuno di testimoniare la confessione, questo può essere fatto se il sospetto rifiuta di segnare una dichiarazione scritta.

Passo 9. Convertire una confessione orale in una confessione scritta

Questo è molto importante avere una confessione scritta, perché quella scritta è molto più forte legalmente di quella orale. Inoltre molti sospetti ritrattano dopo aver detto qualcosa di auto-incriminante. Quindi questa conversione va fatta il prima possibile. Ritardare questo passaggio significa permettere al confessante di riflettere sulle conseguenze legali della confessione e ritrattarla.

Inbau et al (2001) affermano che non si dovrebbero mai minimizzare le responsabilità legali dell’offesa (anche se poi si parla tante volte di far sembrare l’atto un’auto-difesa, un incidente, qualcosa di non intenzionale).

di Igor Vitale

Corso in Tecniche di Interrogatorio

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