Le Differenze Psicologiche tra Uomo e Donna

maggio 19th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Sociale

Così come per le questioni neurofunzionali, di cui abbiamo prima trattato, i recenti studi in materia di differenze tra sessi sembrano confermare quanto gli uomini e le donne siano diversi nei loro comportamenti.

Non solo, anche dall’osservazione del comportamento di diverse specie animali, non solo mammiferi, esistono significative differenze tra i due sessi che, fin dagli anni ’90, numerosi studi hanno reso evidente.

Le ragioni per cui ciò avviene sembrano legate principalmente ai ruoli differenti assunti nella riproduzione, i quali, determinati dalle caratteristiche biologiche dei due sessi, favoriscono genericamente l’espressione di comportamenti distinti:

  • di cura della prole, nella femmina;
  • di direzione al raggiungimento di obiettivi concreti e di attenzione ai pericoli esterni, nel maschio.

Alcuni studiosi parlano di una disuguaglianza tra quoziente di empatia (QE) e quoziente di sistematizzazione (QS)

Con questi termini sono stati sinteticamente indicate le diverse modalità comportamentali che gli esseri umani, fin da molto piccoli, dunque pur in un periodo in cui i comportamenti non risentono ancora molto del carattere emulativo, scelgono di compiere.

Essi avvengono a livello relazionale secondo due regole ben precise:

  1. i maschietti e le femminucce, scelgono di giocare con i membri del loro sesso;
  2. la stessa attività ludica assume differenti sfumature poiché i bambini prediligono giochi di strategia e tecnica, nei quali, sovente, entrano in competizione, manifestando atteggiamenti aggressivi per primeggiare sui coetanei. Le bambine, invece, preferiscono giochi in cui è necessario un alto grado di cooperazione reciproca, ed instaurano, precocemente, rapporti di amicizia, basati sulla solidarietà e la comunicazione.

ll test per la valutazione del quoziente di empatia e di sistematizzazione, è stato costruito come strumento per testare la teoria E-S da Baron-Cohen Simon. Un questionario selfreport, costituito da 120 item (60 inerenti all’empatia e 60 inerenti alla sistematizzazione) riguardanti esempi che possono verificarsi nella vita quotidiana e che richiedono lo
sviluppo di queste abilità.

Prima di andare oltre è bene evidenziare che sembra ormai assodato che a contribuire alle preferenze nei giochi non siano solo fattori socioculturali legati all’identificazione di genere ma vi siano invece fattori innati che spostano nettamente le preferenze tra i due sessi.

La maggioranza dei ricercatori sono concordi sulla base di due studi che hanno avuto l’intento di isolare la componente innata da quella culturale. Il primo risale al 2008 e fu effettuato su delle scimmie allevate in cattività. I ricercatori poterono osservare gli scimmiotti maschi preferire giocare con oggetti e con parti meccaniche in movimento (es. macchinine), mentre le scimmiette femmine preferivano maneggiare bambole e pupazzi.

L’altra ricerca, ancora più recente, dimostra che nell’essere umano queste caratteristiche peculiari appaiono già durante l’infanzia, maturano e si consolidano in età adulta, manifestandosi sotto svariate vesti; dagli studi intrapresi ai gusti musicali, dalla professione esercitata al modo di rapportarsi nei legami, per cui bambine e bambini, già dell’età di pochi mesi, denotano marcate differenze.

La professoressa Melissa Hilde della Università di Cambrige nel 2010 pubblicò uno studio riguardante 120 bambini, con età dai 12 ai 24 mesi, nel quale emergevano spiccate diversità di preferenza tra maschi e femmine con riguardo agli oggetti con cui giocare fin dai 12 mesi di età.

Tali differenze non mutavano per i bambini più grandi restando costanti, dunque anche in tal caso le preferenze ribadivano i risultati in materia di differenza di genere.

I ricercatori hanno inoltre ipotizzato che il grado di QS e di QE dipenda pure dall’azione del testosterone sull’emisfero destro del cervello e, più in generale, su tutta la parte destra del corpo (per esempio i piedi, le mani, i testicoli e i seni).

Secondo la teoria della “lateralità”, il testosterone, prodotto in maggior quantitativi nell’uomo, potenzierebbe le
capacità dell’emisfero celebrale destro, connesso con l’abilità visivo – spaziale, e da ciò deriverebbe la propensione maschile alla sistematizzazione. Invece, le donne, nelle quali si riduce la produzione di testosterone, eserciterebbero principalmente l’emisfero cerebrale sinistro, deputato alla comprensione e all’emissione del linguaggio, e questo
giustificherebbe l’attitudine femminile alla comunicazione, elemento imprescindibile dall’empatia.

Secondo uno studio dell’Università di Warwick, sembra che i due sessi affrontino le situazioni in maniera globalmente diversa.

Infatti, gli uomini tendono a organizzare il mondo in categorie distinte, mentre le donne affrontano le cose con maggiore flessibilità.

Gli psicologi hanno sottoposto un gruppo di uomini e donne a un compito di decision making e hanno concluso che gli uomini giudicano in maniera più generale e frettolosa mentre le donne sono state solo in parte più accurate. La scoperta più interessante è stata inoltre quella che uomini e donne sono ugualmente fiduciosi nelle decisioni prese. Questo significa che la differenza di genere non è dovuta al fatto che gli uomini sono più decisi nelle cose rispetto alle donne, come si tende a credere, ma semplicemente che uomini e donne percepiscono il mondo in modo diverso.

In sostanza, dipende dai significati che si attribuiscono alle cose. Una possibile spiegazione è che il mondo potrebbe essere considerato e costruito in maniera più lineare, atteggiamento tipicamente maschile, o pieno di sfumature, come per le donne. Ovvero gli uomini sono più pragmatici mentre le donne spesso si perdono in ripetitive elucubrazioni mentali

Tradizionalmente, la natura ha voluto che l’uomo fosse preciso e determinato nelle scelte visto che doveva occuparsi del sostentamento familiare. Al contrario, alle donne è richiesta una maggiore flessibilità visti i molti compiti da svolgere accanto all’accudimento della prole.

Questo tipo di peculiarità caratteristica tra i due sessi sembra non solo influenzare il comportamento e la personalità, ma anche le percezioni o significati attribuiti agli eventi esperiti.

La discrepanza maggiore riguarda la sensibilità, tradizionale dominio femminile. Le donne registrano valori molto alti anche per quanto riguarda il calore e l’apprensione, mentre gli uomini si distinguono per equilibrio emotivo, coscienziosità e tendenza alla dominanza.

I maschi sono più stabili emotivamente, più dominanti, più legati alle regole, mentre le femmine sono più calde emotivamente e più sensibili.

Abbiamo già riferito come numerosi esperimenti sostengano costantemente l’esistenza di maggiori capacità da parte degli uomini riguardo all’orientamento spaziale. Ebbene, uno studio dell’Università di Rochester del 2001 sembra chiarire che tali maggiori capacità dell’uomo derivino da una diversa modalità comportamentale nell’affrontare un percorso.

Quando si giunge in un luogo nuovo le donne tendono a usare di più i punti di riferimento incontrati lungo il cammino. Gli uomini impiegano invece una strategia chiamata “memoria vettoriale”: ricordano cioè la direzione in cui si è mosso il proprio corpo e per quanto tempo si sono spostati.

Ad esempio, per arrivare in un luogo conosciuto, una donna arriverà davanti al negozio che aveva scelto come punto di riferimento, solo allora girerà a destra e, solo quando sarà giunta ad un nuovo esercizio commerciale, effettuerà una nuova svolta. Invece, un uomo andrà diritto per cinque minuti, poi girerà a destra e proseguirà per altri tre minuti, prima di svoltare a sinistra.

Le due strategie sono state verificate dai ricercatori dell’Università di Rochester chiedendo a studenti di entrambi i sessi di entrare in un labirinto. Quando il percorso era ricco di punti di riferimento le ragazze si dimostravano più abili dei loro compagni maschi a trovare l’uscita.

Se i ricercatori rendevano le pareti tutte uguali erano i ragazzi a orientarsi meglio. Alcuni ricercatori hanno interpretato tali dati sostenendo che tali comportamenti risalirebbero al dna preistorico dell’uomo dedito alla caccia e dunque necessariamente abile nel trovare vie di uscita in territori sconosciuti e senza punti di riferimento, come
accadeva nelle foreste preistoriche, ricche di fitta vegetazione. Tale studio è stato confermato di recente da ricercatori dell’Università di Vienna, i quali hanno verificato la persistenza di tali differenze in ambiente urbano, per l’appunto nell città di Vienna.

Il sesso femminile, d’altra parte, si dimostra spiccatamente superiore ai maschi per quanto riguarda l’abilità di meglio discriminare le tonalità di colore. Questa marcata attitudine delle donne è stato ipotizzato che derivi da un sostrato ancestrale, l’attitudine comportamentale delle donne ad occuparsi della preparazione dei cibi. La ricerca, svolta dalla prof.ssa Anya Hulbert presso l’Università di Newcastle in Gran Bretagna, ha collegato queste recenti differenze comportamentali rilevate, ai periodi antichissimi della storia umana, quando la vita poteva cessare in ogni istante a causa della ingestione di sostanze velenose o avariate.

A differenza dei tempi moderni ove il ciclo della produzione e della vendita dei prodotti destinati all’alimentazione umana è tecnologicamente ipercontrollata, in quel periodo il colore di un cibo era in grado di dare un’informazione
vitale per la sopravvivenza, in quanto le tinte di specifiche tonalità rosa-rosso erano indice di cibi commestibili e maturi per il consumo.

Infine è opportuno rilevare un ultimo interessante studio effettuato nel 2009 dall’Università di Cracovia, nel quale emerge una marcata differenza di comportamento delle donne e degli uomini di fronte a potenziali situazioni pericolose, che sembra giustificare l’evidente diversa modalità comportamentale di reazione al pericolo tra i due
sessi.

Un’equipe dello Jagiellonian University Hospital di Cracovia, in Polonia, ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale 40 soggetti adulti, 21 uomini e 19 donne. Ai volontari sono state mostrate due batterie di immagini riguardanti oggetti e situazioni quotidiane: la prima riferita a circostanze negative, la seconda positive.

Nel guardare le figure negative, le donne hanno mostrato una più significativa attivazione della parte sinistra del
talamo, un’area che scambia informazioni sensoriali con i centri del dolore e del piacere della corteccia cerebrale. Negli uomini, invece, ad attivarsi maggiormente è stata la regione sinistra dell’insula, che gioca un ruolo chiave nel controllo di attività biologiche involontarie come respirazione e battito cardiaco, necessarie per preparare il corpo a
confrontarsi con un pericolo, con risposta di attacco o fuga. In base a tali dati è evidente, come sostiene, Urbanik che gli uomini sanno reagire più velocemente e con maggiore prontezza a situazioni di pericolo in modalità “fight or flight” (combatti o scappa).

Parimenti interessante è stata la scoperta di differenze riscontrate anche quando sono
state mostrare le immagini che evocavano situazioni positive.

Qui le volontarie hanno mostrato una maggiore attività nel giro temporale superiore destro, rispetto ai volontari. Come sappiamo la struttura rappresenta un’area collegata all’immagazzinamento dei ricordi, pertanto, ipotizzano i ricercatori, avviene come se le donne associassero gli stimoli positivi ad un contesto sociale allargato o ad un particolare ricordo, mentre gli uomini si concentrano maggiormente sulla natura dello stimolo visivo in sé.

Anche sotto tale profilo, dunque, sembra emergere la differente natura relazionale femminile rispetto a quella lineare e volta ad obiettivi pratici, tipicamente maschile.

Articolo di Ugo Cepparulo

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