I tipi di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ambivalente

giugno 9th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Psicologia dello Sviluppo

1  I modelli d’attaccamento

 

La Ainsworth identificò inizialmente tre principali tipologie di attaccamento:

  1. Attaccamento sicuro (B): mostra disagio quando la madre esce dalla stanza, protestando energicamente ed interrompendo il suo comportamento di gioco e di esplorazione. Quando la madre ritorna, egli viene confortato facilmente e rassicurato dal ritorno della madre, torna a giocare. Esplora attivamente l’ambiente circostante e se la madre è presente, tende ad essere socievole anche con l’estraneo. Statisticamente circa la metà dei bambini osservati si comporta in questo modo. Si tratta di bambini che hanno fatto esperienza nel primo anno di vita di una madre “sensibile e responsiva”, in grado di riconoscere e rispondere adeguatamente alle loro richieste.
  1. Attaccamento insicuro-evitante (A): i bambini evitano la figura d’attaccamento e focalizzano la loro attenzione sul gioco e sull’ambiente. Non mostrano vicinanza alla madre, non piangono né reclamano la sua assenza. Anche quando questa ritorna, evitano ogni contatto con lei e durante tutta la procedura sembrano più attenti agli oggetti inanimati, che agli avvenimenti interpersonali. Il bambino evitante sembra quasi rivolgersi più volentieri all’estraneo. A sua volta la madre emette pochi segnali interattivi. Statisticamente, tale tipologia di bambini costituisce circa un quarto del campione globale. Questo tipo di comportamento viene interpretato come il risultato di meccanismi di difesa: il bambino si volge agli oggetti piuttosto che agli esseri umani, nasconde il suo disagio ed evita la vicinanza con la madre per tenere sotto controllo il suo bisogno d’accudimento che, nelle sue previsioni, non potrà comunque mai essere soddisfatto adeguatamente (Ainsworth, 1978; Main e Stadtman, 1981). Alla base di questo atteggiamento vi sarebbe, sempre secondo la Main, uno “spostamento organizzato dell’attenzione” dalla madre all’ambiente inanimato. Tale comportamento avrebbe il vantaggio di consentire un’organizzazione continua e forse anche di permettere il mantenimento della maggior vicinanza possibile con la madre (Main, 1981; Main e Weston, 1982).
  1. Attaccamento insicuro-resistente/ambivalente (C): rappresenta circa il 10% del campione totale. Si tratta di bambini che mostrano un grande disagio durante tutta la procedura, in molti casi ancora prima della separazione dalla madre. Quando questa rientra, dopo l’allontanamento, essi cercano di riunirsi a lei e di essere consolati, ma possono anche mostrare rabbia o passività, piangendo in modo continuo e quasi inconsolabile, non riuscendo poi, a riprendere l’esplorazione. Le basi di questo comportamento sembrano essere causate da un genitore incapace di interagire, che risponde in modo imprevedibile alle richieste del bambino, risultando potenzialmente inaffidabile nei momenti di difficoltà. In questi casi, il bambino si trova pertanto nella necessità di “estremizzare” i propri comportamenti d’attaccamento. L’attenzione del bambino sembra focalizzarsi esclusivamente sulla madre, apparendo meno sicuro degli altri ad esplorare autonomamente l’ambiente, anche in presenza di quest’ultima.

Inoltre, quando il bambino viene lasciato solo con un estraneo, protesta intensamente come un bambino sicuro, ma a differenza di questo non appare rassicurato dal ritorno della madre: preso in braccio dopo una separazione continua a piangere.

I modelli d’accudimento

 

La madre è sensibile se è capace di assumere la prospettiva del suo bambino. E’ sintonizzata sui segnali del bambino, li interpreta correttamente e risponde a essi prontamente e appropriatamente. Anche se dà quasi sempre al bambino ciò che egli sembra volere, quando ciò non è possibile è attenta a riconoscere i suoi segnali e a offrirgli un’alternativa accettabile. Cerca inoltre di coordinare temporalmente le sue risposte ai segnali e alle comunicazioni del bambino (Ainsworth e Bell, 1970, p. 218).

 

Appare evidente come per la Ainsworth la variabile più esplicativa del comportamento d’attaccamento sia il grado di sensibilità materna nel rispondere ai segnali e alle comunicazioni infantili. Secondo l’autrice, la madre è sensibile se capace di assumere la prospettiva del suo bambino. Secondo Brazelton (1981) infatti, il bambino e la madre fin dai primi mesi, sono esperti nell’interagire con sorrisi, vocalizzazioni e segnali tattili.

Nel caso specifico, la mamma del bambino sicuro risponde prontamente e con competenza, si mostra disponibile a rispondere alle richieste d’aiuto e di conforto del bambino e a comprendere il significato e il valore delle sue emozioni.

Secondo la Ainsworth (1982) infatti, c’è un solo modo di essere sensibile alle richieste di un bambino, ma vi sono molte modalità d’insensibilità materna: rifiutando, interferendo o ignorando.

Nel caso del bambino evitante, la madre non è in grado di rispondere ai segnali d’attaccamento del figlio. Queste madri esprimono in genere un costante rifiuto alle richieste di protezione e affetto del bambino e, sono spesso dotate di una mimica povera e rigida nell’espressione delle emozioni. Evitano il contatto fisico e non di rado esprimono chiaramente il loro sentire il bambino come un peso e le sue richieste d’affetto come inutili.

La madre del resistente invece, si mostra totalmente incapace di organizzare il proprio comportamento e le proprie risposte emotive per adeguarle ai bisogni del bambino. Risulta imprevedibile: a volte risponde prontamente ai segnali del bimbo, altre volte al contrario, lo lascia piangere senza fornirgli una minima consolazione. Inoltre sono madri generalmente intrusive e ipercontrollanti, bloccando quindi il bambino nei suoi tentativi di esplorazione autonoma.

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