Come identificare il tuo stile di attaccamento

agosto 21st, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Psicologia dello Sviluppo

La valutazione dellattaccamento nelladulto: lAdult Attachment Interview (AAI)

 

Mary Main e dei suoi collaboratori misero a punto un nuovo strumento d’indagine: l’Adult Attachment Interview (AAI) (George, Kaplan e Main, 1985; Main e Goldwin, 1985), volto a valutare lo stato mentale di un adulto rispetto al proprio attaccamento.

Si tratta di un’intervista semi-strutturata della durata media di un’ora, che esplora essenzialmente le relazioni precoci con le figure di attaccamento valutando, sia le descrizioni generali di tali relazioni, sia la presenza o assenza di specifici ricordi a sostegno di queste descrizioni, o in contraddizione con esse, ed inoltre, le valutazioni di tali ricordi nella prospettiva attuale.

Parte dell’intervista è focalizzata sulle eventuali esperienze di abuso fisico o sessuale e sulla perdita di figure significative, sia nell’infanzia che in età adulta.

La valutazione dell’intervista non è basata primariamente sulle esperienze di attaccamento in sé, quanto sul modo in cui l’intervistato descrive queste esperienze e sugli effetti che queste hanno sul suo funzionamento attuale. E’ stato infatti osservato che la natura delle rappresentazioni mentali dell’attaccamento nell’adulto si manifesta principalmente nelle caratteristiche formali che il discorso assume durante l’intervista, in particolare nella sua coerenza o incoerenza.

Inoltre, il sistema di codifica della classificazione dell’AAI valuta i processi inconsci di regolazione affettiva dell’adulto, mentre le misure di autovalutazione riguardano la valutazione conscia che l’adulto fa delle sue relazioni affettive.

2.3.1  Modalità di somministrazione

Inizialmente viene chiesto al soggetto dell’intervista di fornire degli aggettivi, che descrivano il rapporto con la madre e con il padre nell’infanzia. Gli aggettivi scelti devono essere poi esemplificati con degli episodi tratti dall’esperienza infantile: in questo modo, il soggetto deve fornire delle prove di quanto affermato, verificando così, la congruenza tra gli aggettivi scelti e gli episodi ricordati. Con la domanda a quale dei due genitori il soggetto si senta più vicino, viene esplorata l’esperienza preferenziale di attaccamento con uno dei due genitori.

Ci si focalizza poi, sulle situazioni infantili in cui il bambino si sente più fragile e bisognoso di protezione: viene chiesto di descrivere le situazioni in cui da bambini, ci si sentiva turbati o preoccupati per qualche avvenimento. Si analizzano in questo modo, le modalità comportamentali di richiesta di aiuto del bambino e le risposte corrispondenti di accudimento date dal genitore.

Vengono investigati gli eventi in cui si è avuta la sensazione di essere rifiutato dal genitore e le prime separazioni. In tutta l’ultima parte dell’intervista, vengono analizzati gli eventuali lutti subiti, con una particolare attenzione a tutti gli indici di non elaborazione.

Quindi, le domande che vengono fatte durante il corso dell’intervista ripercorrono alcuni punti fondamentali:

  • la possibilità di ricordare le esperienze infantili, in modo che il significato attribuito a tali esperienze sia coerente;
  • la tipicità dell’attivazione dei comportamenti d’attaccamento nelle situazioni di vulnerabilità;
  • la tendenza ad avere una figura principale d’accudimento;
  • tutte le esperienze di rifiuto e di minacce di abbandono;
  • tutti gli eventi traumatici, che possono aver influito sulla qualità della relazione.

 

 

2.3.2  Lanalisi dellintervista

 

L’intervista viene registrata e poi trascritta parola per parola. I trascritti vengono poi analizzati in modo dettagliato, seguendo una metodologia particolare di analisi e di attribuzione di punteggi: prima viene giudicata nel suo insieme, poi vengono analizzate le esperienze narrate ed infine, le modalità di racconto.

Le interviste vengono analizzate in base a due parametri particolari: il tipo di esperienze infantili d’attaccamento descritte e lo stato mentale attuale del paziente nei confronti dell’attaccamento.

Importante per quanto riguarda i contenuti inferiti, è l’impressione generale che emerge dall’intervista. I parametri utilizzati per valutare le esperienze con i propri genitori, fanno riferimento agli aspetti teorici affrontati dalla teoria dell’attaccamento.

Per quanto riguarda lo stato mentale attuale, questo viene inferito osservando:

 

  • la facilità con la quale il soggetto intervistato accede ai ricordi di buon grado e senza sforzo;
  • l’oggettività nei contenuti dei ricordi, ossia quanto sia verosimile la sua descrizione del passato;
  • l’organizzazione generale del discorso;
  • le emozioni stimolate dal racconto delle esperienze di attaccamento.

 

In particolare, le scale relative allo stato attuale della mente valutano:

 

  1. la coerenza della narrazione. Il discorso sull’attaccamento è coerente se il soggetto riesce a offrire della sua esperienza infantile, un’immagine unitaria, spontanea e priva di contraddizioni. Si valuta quindi, il modo in cui il soggetto accede ai ricordi, il modo in cui si focalizza su quello che l’intervistatore sta chiedendo e se vi è concordanza tra pensieri ed emozioni del passato. Vi è coerenza quando ci si attiene a 4 principi: qualità, quantità, attinenza e maniera. Le oscillazioni di valutazione invece, sono generalmente causate da una presente difficoltà del soggetto ad accettare il suo passato o a identificare liberamente la sua figura d’attaccamento;
  2. l’idealizzazione dei genitori avviene quando l’intervistato offre una versione del genitore positiva, senza essere in grado di farne un esempio. In questo caso si utilizzano solitamente, aggettivi esclusivamente celebrativi ed elogi fuori contesto. Una visione troppo positiva del genitore implica che il soggetto non ha mai potuto conoscere ed accettare realmente il genitore per quello che è, ed in questo senso, implica una distanza cognitiva ed affettiva;
  3. la rabbia verso i genitori, implica un’eccessiva vicinanza ai temi dell’attaccamento, come se il soggetto, anche se adulto, fosse ancorato ai suoi ricordi e assorbito da questi, tanto da non poterne discutere con equilibrio ed adeguatezza. Si tratta di una rabbia presente, totalizzante e coinvolgente, causata da aspetti non risolti nel rapporto con i genitori;
  4. la passività dei processi di pensiero. Il soggetto sembra incapace di trovare le parole e gira intorno ai discorsi, come incapace di concentrarsi su un argomento. Egli è invischiato nei suoi ricordi infantili, ma l’immedesimazione nel passato ha una tonalità particolarmente passiva;
  5. l’insistenza sulla mancanza di ricordi e la denigrazione.  Chi non ricorda la propria infanzia, dimostra di non aver accettato pienamente i propri genitori.

Alcune persone sono incapaci di parlare della propria infanzia, affermando di non ricordare nulla. La denigrazione in particolare, comunica l’impressione di considerare l’attenzione alle esperienze di attaccamento come ridicole e prive di importanza;

 

  1. la metacognizione. Chi è in grado di ricordare il genitore nel bene e nel male, ha potuto sperimentare una vicinanza reale con quest’ultimo, che gli ha consentito di conoscerlo nelle sue imperfezioni ed apprezzarlo per le sue doti. Il perdono presuppone infatti, il riconoscimento degli errori compiuti dai genitori ed il superamento delle emozioni di rabbia.

Inoltre, perdonare implica non rivolgersi più al passato, ma essere in grado piuttosto, di progettarsi nel futuro.

 

 

2.4  I modelli dattaccamento negli adulti

 

Attraverso l’impiego dell’ AAI, la Main e i suoi collaboratori sono riusciti ad identificare diverse categorie di individui in base al proprio attaccamento, queste sono:

 

  1. Categoria F: Invividui sicuri/autonomi (free-autonomous). Gli adulti classificati come sicuri ricordano ed esplorano senza particolari problemi, la loro storia di attaccamento; in particolare si mostrano a loro agio nel descrivere episodi specifici del loro passato, positivi o negativi che siano. In generale la presentazione e la valutazione delle esperienze correlate all’attaccamento sono coerenti e pertinenti. E’ da notare che anche molti individui con esperienze difficili e perfino traumatiche possano ricadere in questa categoria: è il caso di quelle persone che possiedono risorse interne sufficientemente buone da affrontare le avversità in una maniera relativamente adeguata, non facendo un particolare uso di meccanismi di difesa.
  1. Categoria DS: Individui distanzianti (dismissing). Questi soggetti sono meno inclini delle persone sicure a cercare intimità e conforto dagli altri significativi. Si tratta di individui che sono stati trascurati ed esposti al distacco emotivo ripetutamente, per cui per esempio durante l’intervista, questi tendono a minimizzare l’importanza delle relazioni di attaccamento (attaccamento come astrazione) e a fornire risposte contraddittorie. Per lo più idealizzano le loro figure d’accudimento, senza essere in grado però, di supportarle con ricordi di episodi specifici. Spesso si esprimono attraverso risposte brevi o riferiscono di non avere ricordi. Gli adulti distanzianti sono frequentemente genitori di bambini evitanti.
  1. Categoria E: preoccupati/invischiati (preoccupied). In questa categoria rientrano i soggetti che tendono ad andare facilmente alla ricerca di relazioni, ma che una volta stabilita la relazione, tendono a comportarsi in modo ambivalente e incoerente. Questi soggetti si mostrano come intrappolati nei ricordi delle esperienze precoci con le figure d’attaccamento, verso le quali mostrano un eccessivo grado di coinvolgimento, accompagnato da confusione, passività o rabbia. Talvolta anche da adulti sono sono ossessionati dal bisogno di compiacere i genitori o intrappolati in un conflitto di ribellione e dipendenza da questi. Parlano a lungo delle esperienze precoci ma in modo caotico e non obiettivo; in molti casi riferiscono di avere avuto un genitore debole, solitamente la madre, che non è riuscita ad assumersi le proprie responsabilità, provocando invece un’inversione dei ruoli madre-figlio e facendo sentire quest’ultimo costantemente in colpa. Gli adulti invischiati sono generalmente, genitori di bambini ambivalenti.
  1. Categoria U: irrisolti nei confronti di traumi o lutti (unresolved). I soggetti che rientrano in questa categoria manifestano nel corso dell’intervista, e soprattutto in relazione al racconto di episodi traumatici (come la perdita di una figura importante o esperienze di abuso fisico o sessuale subite nell’infanzia), indici di marcata disorganizzazione, caratterizzati dalla comparsa di lapsus nei processi meta-cognitivi o da elementi di disorganizzazione del pensiero cosciente o anche la tendenza ad alterazioni formali del discorso.

La mancata elaborazione di lutti o abusi si deduce dalla presenza di determinati indicatori, quali la presenza di sensi di colpa o ancora, la difficoltà a considerare gli eventi traumatici come realmente accaduti.

  1. Categoria CC: non classificabili (CannotClassify). Presentano importanti stati contraddittori della mente, quali l’ipercoinvolgimento nell’esperienza di attaccamento e nello stesso tempo una forte distanza da questa. La figura d’attaccamento può essere nella prima parte dell’intervista fortemente idealizzata e successivamente, attaccata con rabbia.

Il desiderio simultaneo di fuga dal genitore e di vicinanza a lui, implica una doppia immagine di questo, come fonte di pericolo e allo stesso tempo protezione.

La confusione e disorganizzazione sono presenti durante tutto il corso dell’intervista.

L’Adult Attachment Interview come strumento d’indagine ha permesso di di prevedere la qualità della relazione di attaccamento dell’intervistato con il proprio bambino e la qualità dello stile di attaccamento di quest’ultimo.

In particolare attraverso l’impiego dell’Adult Attachment Interview e della Strange Situation, numerosi studi hanno permesso di verificare che esistono parallelismi effettivi tra gli stili di attaccamento dei figli e quello dei genitori.

Uno studio di Main e Goldwyn (1984) ha infatti rilevato che il 75% dei bambini sicuri avevano madri sicure-autonome, mentre le madri di bambini evitanti tendevano ad essere distaccate ed infine quelle dei bambini ambivalenti, erano per lo più classificate come preoccupate-invischiate.

Rilevante inoltre, risulta essere lo studio effettuato a Londra dal gruppo di ricerca coordinato da Peter Fonagy (Fonagy, Steele e Steele, 1991), il quale ha dimostrato che l’AAI, applicata a donne incinte, aveva un’alta correlazione predittiva nei riguardi del comportamento del bambino, rilevato poi con la Strange Situation a circa 12 mesi di età; l’80% delle madri sicure aveva bambini con attaccamento sicuro, mentre il 73% delle madri classificate come distanzianti o preoccupate aveva infatti bambini caratterizzati da uno stile di attaccamento di tipo insicuro.

Lo studio sull’influenza dei padri invece, risultava maggiormente complicato ed oggetto di discussione: effettivamente a fronte dell’82% di padri “sicuri” che avevano bambini “sicuri”, anche il 50% dei padri “insicuri” risultavano avere figli con attaccamento “sicuro”.

Possiamo dunque affermare che anche questi studi sembrano confermare che nella trasmissione della qualità dell’attaccamento fra genitori e figli sia soprattutto l’insicurezza materna a costituire il principale fattore di rischio.

Articolo di Sharon Invigorito

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