Psicologia dei gruppi nello sviluppo dei bambini

aprile 12th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

Il gruppo dei pari (frequentati a scuola o nel tempo libero) assume, durante la fase preadolescenziale, un ruolo determinante per il ragazzo. Il gruppo stabilisce ruoli e norme che ogni componente tende a seguire, conformandosi ad esse.
Il problema si pone qualora al suo interno si approvino le condotte antisociali: in questo caso, i componenti tenderanno ad adattarsi ad esse, con conseguenze negative.


È il bisogno di emancipazione dalle figure genitoriali di riferimento a spingere verso la ricerca di una propria individualità, e l’identificazione con valori nuovi rispetto a quelli ritenuti ancora validi.
La violenza giovanile può manifestarsi sotto forma di atti vandalici, di aggressione in bande o di prevaricazione ai danni di soggetti più deboli, per una caratteristica fisica o mentale, come si rileva dagli inquietanti episodi di bullismo che riempiono le pagine di cronaca quotidiana.
Un orientamento volto a comprendere i meccanismi di definizione della devianza, esaminando i processi sociali e istituzionali di controllo sociale e l’interazione tra soggetto deviante, norme e reazione sociale, è stato formulato da Bandura, il quale ha teorizzato che l’apprendimento delle regole morali avviene attraverso l’imitazione del comportamento altrui.
Il bisogno di ‘appartenere’ porterebbe il singolo preadolescente ad imitare condotte, che non adotterebbe al di fuori del contesto ‘di gruppo’.
Bronfenbrenner ha individuato l’esistenza di una precisa organizzazione del contesto sociale più prossimo, attraverso il quale si costruiscono i rapporti sociali. Lo descrive come ambiente “ecologico”, organizzato in sottosistemi, influenzabili reciprocamente, distinguendo tra macrosistema, in riferimento a ideologie e cultura di riferimento; e microsistema, rappresentato dal nucleo sociale più prossimo (famiglia, classe scolastica, gruppo dei pari)11.
L’ipotesi di Bronfenbrenner è che se la cultura di riferimento tende verso la scelta di condotte prevaricanti, quasi inevitabilmente, anche la condotta dei livelli inferiori verrà infuenzata.
Per Bandura (1973), alcuni meccanismi di gruppo condizionerebbero la sensazione di infrangere regole solitamente avvertite come giuste, per un processo noto come “contagio sociale”.
La violenza giovanile riflette un sistematico insuccesso nel processo di socializzazione, cui concorrono gli esempi negativi degli adulti e i modelli televisivi e cinematografici proposti. La reazione sociale di ‘etichettamento’ che può seguire un primo episodio delinquenziale (delinquenza primaria) è in grado di condizionare la formazione dell’identità individuale, perchè il ragazzo tenderà a ripetere azioni contrarie alle norme stabilite (delinquenza secondaria), per effetto dell’etichetta.
Nelle condotte violente, il gruppo perde la sua funzione propulsiva, assumendo la forma di un’aggregazione patologica, soggetta ad un passaggio rapido e irriflessivo degli impulsi violenti dalla fantasia al comportamento concreto. La teoria del ‘disimpegno morale’ di Bandura descrive il primo passo verso l’apprendimento di una condotta aggressiva in un contesto di gruppo. Si tratta di un altro dei meccanismi teorizzati da Bandura, noto come modellamento, o contagio sociale. Normalmente, la condotta è mediata da un sistema di meccanismi di autoregolazione, quali il senso di colpa e l’autoriprovazione, che anticipano e prevengono il comportamento immorale, ed esiste una relazione tra principi morali interiorizzati e comportamento, come meccanismi interni che mantengono in sintonia la condotta e le norme morali, grazie al personale sistema di autocontrollo. Una sorta di autogiustificazione e separazione della propria condotta dalla riparazione interna: il ricorso alla violenza è considerato legittimo nella misura in cui si dimostra efficace, in termini di vantaggi economici, prestigio sociale e miglioramento dell’immagine di Sé. La partecipazione di più soggetti, o di un intero gruppo, sembra provocare un’aggressività più intensa e chi ne è coinvolto è maggiormente disposto ad accettarne le conseguenze. Tale processo è molto diffuso e porta ad una diffusione, o diluizione della responsabilità, che riduce il senso di colpa individuale12.
La letteratura testimonia, inoltre, una certa differenza nell’agire l’aggressività, anche patologica, tra individui di sesso maschile e individui di sesso femminile: in particolare, è possibile rintracciare maggiormente nei maschi la condotta violenta (per gli alti livelli di testosterone) nella regolazione delle relazioni. Mentre, nelle ragazzine c’è un maggiore ricorso all’aggressività indiretta, più legata alle abilità sociali.
Anche rispetto all’insorgere di un disturbo della condotta ci sono delle differenze nei due sessi: per i maschi la presenza di tale deficit significa maggiore vulnerabilità a sviluppare comportamenti delinquenziali; mentre per le femmine, aumenta il rischio di sviluppare patologie di tipo psichiatrico (depressione, disturbi di personalità, con maggiore rischio di tentativi di suicidio).
I ragazzi di origine straniera sembrano più a rischio di restare “intrappolati” nel circuito penale minorile, a causa della carenza di un’adeguata rete di sostegno sociale, e della difficoltà di intervenire per un sano recupero.

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