Le emozioni positive fanno bene al sistema immunitario (PNEI)

agosto 23rd, 2018 | Posted by Igor Vitale in Neuroscienze

Articolo di Antonio Calamonici

La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), è la scienza che si occupa delle relazioni esistenti tra la psiche e i grandi sistemi di regolazione fisiologica dell’organismo umano: il sistema endocrino, quello nervoso e quello immunitario.

A partire dagli anni ’30, con Hans Selye e la sua ricerca sullo stress, la medicina occidentale fa capolino su
ciò che per l’antica medicina greca, come per l’ayurveda e la medicina classica cinese, era già una certezza, ovvero la profonda connessione tra corpo e mente, quindi tra psiche e salute e la loro vicendevole influenza.

È stato dimostrato, attraverso studi sperimentali e clinici, come il cervello possa influenzare il sistema immunitario e come il sistema immunitario possa far risentire i suoi effetti sul cervello. “Quindi così
come le emozioni e lo stress modificano la salute fisica, è vero anche il contrario: è possibile curare la malattia fisica agendo anche sul lato psicologico, e viceversa” (F. Bottaccioli).

Le molecole incaricate alla comunicazione, alla trasmissione di informazioni tra i grandi sistemi, sono i neuropeptidi. Questi, in gran numero e le endorfine, sono state scoperte da Candace B. Pert, neurofisiologa, direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH (National Institute for Mental Health).

C. Pert, nel corso delle sue ricerche, ha evidenziato come i neuropeptidi siano i mediatori delle informazioni ma anche delle emozioni, presenti ed attivi in tutto il corpo, secreti e captati dalle cellule appartenenti ai diversi grandi sistemi: nervoso, immunitario, endocrino. “I neuropeptidi sono come pensieri trasformati in materia. (…) Gli studi della PNEI dimostrano che non possiamo più attribuire alle emozioni e agli
atteggiamenti mentali minore validità che alla sostanza fisica, anzi, dobbiamo considerarli segnali cellulari che traducono le informazioni in realtà fisica, che trasformano letteralmente la mente in materia.”
(C.B. Pert).

Fino a qualche anno fa, il modello umano ufficiale considerava il corpo come unica realtà e la mente un concetto estraneo alla scienza e non indispensabile. In neurofisiologia si riteneva che il cervello “producesse” il pensiero e che il suo funzionamento fosse paragonabile a quello di un computer, basato su una semplice logica di acceso-spento, e la scoperta dei primi mediatori sembrava avvalorare proprio questa concezione puramente meccanicista: un neurotrasmettitore “eccitava” un neurone che “attivava” un muscolo, mentre un secondo mediatore “inibiva” il neurone che “rilassava” il muscolo.

Grazie alle scoperte della Pert questo modello è stato scardinato completamente. I neuropeptidi assumono la valenza di molecole “psichiche”, in quanto non trasmettono solo informazioni tipo rapido. Dopo essersi legati ai propri recettori specifici, i neuropeptidi danno inizio alla cascata di eventi biochimici che porta alla stimolazione o all’inibizione cellulare.

Attualmente si ritiene che il genoma umano contenga circa 90 geni che codificano precursori di neuropeptidi e si conoscono circa 100 diversi neuropeptidi che vengono rilasciati da differenti popolazioni di neuroni nelle aree cerebrali di mammifero, ma il loro numero è destinato ad aumentare. Il dosaggio
radioimmunologico e l’immunoistochimica hanno permesso di disegnare esatte mappe di
distribuzione dei singoli neuropeptidi e dei loro recettori nel sistema nervoso centrale e periferico. ormonali e metaboliche, ma “emozioni” e segnali psicofisici: ogni stato emotivo (amore, paura, piacere, dolore, ansia, ira… ), con le sue
complesse sfumature chiamate sentimenti, è veicolato nel corpo da
specifici neuropeptidi.

Lo psicofisiologo francese Jean-François Lambert, sul concetto di neuromodulazione, variante moderna della precedente visione meccanicista, ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in una singola sinapsi neuronica nell’ordine delle centinaia fino alle migliaia di differenti possibilità.

Questo sta a significare che l’intero corpo “pensa”, che ogni cellula o parte del corpo “sente” e prova “emozioni”, elabora le proprie informazione psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte del corpo, attraverso una varia e fittissima rete di comunicazioni. Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo. Su queste basi teoriche e sperimentali, Candace Pert descrive l’essere umano come una complessa “rete di informazioni” e al vecchio concetto divisorio mente-corpo, sostituisce quello di psicosoma (bodymind), nel quale ogni aspetto psicofisico umano è visto come parte di un’unica organica realtà. È stata documentata la presenza di neuropepdidi e dei loro recettori anche negli unicellulari, avvalorando recenti ipotesi sugli organismi unicellulari come unità di coscienza, in grado di sentire ed elaborare informazioni in modo analogo agli animali superiori, anche se su livelli o densità informatiche più semplici e primitive.

Dalla Pert, indi, alla psiconeureimmunoendocrinologia (PNEI). Le recenti scoperte in tale
settore, in accordo con la concezione olistica, evidenziano una profonda interrelazione tra cuore e cervello. Sin dai tempi dei Greci, filosofi e medici avevano discusso e dibattuto sulla supremazia del cuore o del cervello come centro dell’identità degli organismi viventi.

In India il cervello è la sede dell’Atman, la coscienza superiore, il cuore è la sede di Jivatman, la coscienza vitale. Nelle medicine antiche, come la medicina taoista, ogni organo era considerato sede di una certa anima o emozione: lo Shen. Il cuore tuttavia veniva considerato come l’imperatore dell’intero dominio che è il corpo fisico.

Cuore come centro di coscienza e di benessere, ma soprattutto della gioia e dell’amore di vivere che
permettono la nostra stessa esistenza. L’antica saggezza ora riemerge proprio in seno ad una delle branche più avanzate della ricerca medica.

Le emozioni e le sensazioni non solo sarebbero alla base del processo di memorizzazione delle esperienze, ma sarebbero responsabili della maggior parte dei meccanismi neurofisiologici che regolano o bloccano
il funzionamento dell’intero organismo vivente.

Da differenti esperimenti e ricerche emerge che il cuore, da sempre sede delle emozioni, ed il sistema limbico, vero “cuore del cervello”, costituiscono il centro della complessa unità psicosomatica.

L’amigdala e l’ipotalamo, che rappresentano la parte centrale del cervello mammifero e sono deputate alla gestione delle emozioni e delle memorie, sono le aree cerebrali in cui si trova la maggior concentrazione e varietà di neuropeptidi, mediatori delle informazioni e delle emozioni. Al centro della stessa zona si trova l’ipofisi, la ghiandola che gestisce (modula) le attività di tutte le altre ghiandole del corpo.

Molti neuropeptidi sono ormoni e svolgono la loro funzione attraverso il sangue. Il sistema immunitario agisce attraverso i linfociti (globuli bianchi del sangue) che producono e hanno recettori per trasmettere e ricevere gran parte dei neurotrasmettitori, e quindi rappresentano una sorta di “sistema nervoso liquido” circolante nel corpo.

È stato ampiamente dimostrato che, nel cervello mammifero, le emozioni positive favoriscono la produzione di una cascata di reazioni tale da attivare il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer; al contrario, gli stati di depressione emotiva portano ad un’inibizione della resistenza immunitaria (C.B. Pert).

Il timo, la grossa ghiandola situata appena sopra il cuore (esattamente nel punto in cui portiamo la mano sul petto quando, col linguaggio corporeo, vogliamo indicare il nostro “io”), è una primaria stazione linfatica sede del complesso meccanismo di produzione dei linfociti T (timici) e della loro “istruzione” a riconoscere il self (il proprio essere vivente) dal nonself (ogni batterio, virus o entità estranea).

Sono stati scoperti neurotrasmettitori che dal cuore influenzano l’ipotalamo. Le posizioni antiche si confondono: il cuore ha quindi un suo cervello rappresentato dai globuli bianchi e dal sistema immunitario e il cervello ha un cuore che sente e gestisce le emozioni di tutto il corpo.

Se nell’antichità il cuore era visto come imperatore che riceve le informazioni da tutto il regno, prende le decisioni e le rimanda a destinazione, nella moderna neuroscienza l’ipofisi assume esattamente l’identica posizione.

Essa riceve dal sistema nervoso e dal sistema sanguigno le informazioni di ogni distretto del corpo, le elabora, ne valuta in modo altamente equilibrato il senso e secerne nel sangue nuovi messaggeri biochimici,
gli ormoni, che portano a compimento le sue decisioni per il benessere globale.

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