Modernizzare la laurea in Psicologia: l’analisi EduCATIA sull’Uzbekistan firmata Igor Vitale e Alessandro De Carlo
Come si costruisce una professione psicologica dall’inizio? E come si evita che nasca già obsoleta, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è entrata negli studi e nelle aule prima ancora che qualcuno decidesse le regole?
Sono le due domande che attraversano l’analisi che ho firmato con il contributo del Prof. Alessandro De Carlo all’interno del progetto Erasmus+ EduCATIA – Advanced Training in Artificial Intelligence Technologies for Kazakhstan and Uzbekistan (progetto 101237936, ERASMUS-EDU-2025-CBHE). Il lavoro è ora disponibile nel Deliverable D2.1, il Rapporto dell’analisi sul campo, un documento di oltre trecento pagine che raccoglie l’intera base di evidenze su cui il progetto costruirà la riforma dei corsi di laurea delle università partner.
Scarica il reportChe cos’è EduCATIA e cosa contiene la Ricerca sui Corsi di Laurea di Psicologia e l’AI in Uzbekistan
EduCATIA è un progetto di Capacity Building in Higher Education che coinvolge università europee e centroasiatiche con un obiettivo preciso: integrare in modo sistematico, responsabile e sensibile alle discipline le competenze di intelligenza artificiale nell’istruzione superiore di Kazakistan e Uzbekistan. Le aree accademiche interessate sono quattro: istruzione e pedagogia, medicina, scienze biomediche e sanità pubblica, scienze psicologiche e ricerca cognitiva.
Il D2.1 mette insieme tre livelli di evidenza:
- un’indagine quantitativa su 3.717 studenti e 960 docenti delle istituzioni partner;
- sette focus group condotti presso Astana IT University, Kazakh National Medical University, Tashkent State Pedagogical University, Yangi Asr University, Sapienza Università di Roma, Università di Friburgo e Igor Vitale International;
- l’analisi puntuale dei corsi di laurea selezionati per la modernizzazione, tra cui Psicologia in Uzbekistan, Imprenditoria IT, Medicina preventiva e Farmacia in Kazakistan.
Il risultato complessivo dell’indagine si può riassumere in una frase: l’adozione dell’IA è già diffusa, la maturità educativa no. Oltre nove studenti e docenti su dieci usano l’intelligenza artificiale almeno occasionalmente, ma solo il 7% circa descrive la propria conoscenza come avanzata, e appena la metà riconosce l’esistenza di linee guida istituzionali. Il compito del progetto non è quindi convincere qualcuno a iniziare a usare l’IA: è trasformare pratiche disperse e informali in competenze esplicite, valutabili e professionalmente responsabili.
Il capitolo sulla Psicologia: perché l’Uzbekistan, perché adesso
La sezione che abbiamo curato con Alessandro De Carlo analizza il corso di laurea 60310300 – Psicologia della Repubblica dell’Uzbekistan alla luce di tre fonti messe a confronto sistematico: i Requisiti di qualificazione nazionali (Ordinanza n. 218 del Ministero dell’Istruzione superiore, della Scienza e dell’Innovazione, giugno 2024); la Legge n. ZRU-989 “Sulla fornitura di assistenza psicologica alla popolazione”, in vigore da febbraio 2025; e le evidenze empiriche raccolte dal progetto.
Il tempismo non è casuale. La ZRU-989 è un atto fondativo: per la prima volta nella storia del Paese definisce la professione di psicologo, i suoi doveri, le sue responsabilità e il regime di segreto professionale, equiparandolo alla riservatezza medica. Consente esplicitamente l’assistenza psicologica erogata attraverso tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Impone servizi psicologici nelle organizzazioni educative prescolari, secondarie e professionali.
È esattamente il momento in cui un corso di laurea può essere costruito bene — o consolidare per decenni difetti strutturali difficili da correggere dopo.
Il confronto con il sistema italiano in Psicologia
L’impianto dell’analisi è comparativo. Il corso uzbeko viene letto rispetto al percorso italiano — laurea triennale L-24 più magistrale LM-51, oggi abilitante ai sensi della Legge 163/2021 — e agli standard europei EFPA EuroPsy, che fissano il parametro di riferimento a cinque anni di formazione universitaria più un anno di pratica supervisionata.
La differenza più rilevante emerge subito. La laurea uzbeka dura quattro anni e vale 240 crediti: quantitativamente più ampia della L-24 italiana, ma funzionalmente collocata a un livello pre-professionale, perché dà accesso diretto all’esercizio della professione. Il sistema italiano, e lo standard EuroPsy, richiedono per la pratica autonoma l’equivalente di 300 CFU più pratica supervisionata.
Abbiamo poi condotto un confronto deontologico articolo per articolo tra il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani (CDPI) e il quadro uzbeko emergente. Il CDPI si rivela particolarmente istruttivo su tre punti:
- il suo articolo 1 estende automaticamente tutte le regole deontologiche ai servizi erogati a distanza: il modello più pulito per gli standard che il Ministero della Salute uzbeko deve ancora redigere;
- il suo articolo 5 trasforma la formazione continua da aspirazione a dovere deontologico sanzionabile;
- il suo articolo 21 qualifica come grave violazione l’insegnamento di metodi e strumenti professionali a persone estranee alla professione.
Quest’ultimo punto getta la luce comparativa più netta su una delle criticità che abbiamo individuato.
Le sei lacune strutturali
L’analisi individua sei lacune nel quadro giuridico e formativo uzbeko:
- La via di riqualificazione annuale. La legge consente a chi possiede una laurea in qualsiasi ambito di accedere alla professione dopo un corso di riqualificazione di circa 700 ore. Quel programma omette i pilastri della valutazione psicologica: non contiene contenuti sostanziali su testing psicodiagnostico. Il risultato è una professione che integra, fianco a fianco, professionisti con quattro anni di studio dedicato e professionisti con un anno di riqualificazione — proprio nelle scuole, dove si valutano minori.
- L’assenza di sviluppo professionale continuo. La legge regola l’accesso ma non prevede alcun obbligo di aggiornamento successivo. In assenza di formazione continua, la professione appena istituita è esposta a obsolescenza scientifica progressiva.
- Il punto cieco dell’istruzione superiore. L’articolo 10 impone i servizi psicologici in tutte le organizzazioni educative tranne le università. Esattamente dove, come vedremo, il bisogno misurato è più acuto.
- Governance professionale frammentata. Ogni associazione approva il proprio codice etico, rilascia certificati, tiene registri ed esercita il controllo disciplinare: professionisti che svolgono attività identiche possono essere governati da standard diversi.
- Ambito di pratica indifferenziato. Manca ogni distinzione tra pratica generale, psicodiagnostica, lavoro clinico, intervento di crisi e psicoterapia. Quest’ultima non è mai distinta dal counseling: nessun titolo protetto, nessuna via post-laurea dedicata, nessun modo per l’utente di sapere quale intervento stia ricevendo.
- Principi senza regole operative su consenso, minori, riservatezza e documentazione professionale.
I numeri della crisi di salute mentale studentesca
Il capitolo documenta poi la ragione di urgenza. Gli studi pilota di multi-screening condotti nel 2024–2025 presso le principali università uzbeke, inclusa la partner Tashkent State Pedagogical University, riportano dati che parlano da soli:
- il 21,8% degli studenti è ad aumentato rischio di comportamenti suicidari;
- il 15,1% necessita potenzialmente di supporto psicologico;
- il 3,6% ha già tentato il suicidio.
A fronte di questo, la valutazione sistematica delle 222 istituzioni di istruzione superiore uzbeke ha rilevato che 213 di esse (il 95,9%) non offrono alcun servizio di supporto psicologico identificabile. Esistono nove unità psicologiche a livello nazionale. Solo due istituzioni su 222 adottano servizi psicodiagnostici.
In altre parole: i bisogni di salute mentale della popolazione studentesca sono oggi conosciuti solo attraverso statistiche aggregate. Il singolo studente non dispone di alcun percorso dall’auto-riconoscimento del bisogno al supporto.
Digitalizzazione, equità e intelligenza artificiale
La sezione dedicata alla psicologia digitale documenta come, dopo il COVID-19, l’erogazione a distanza sia passata dall’eccezione al mainstream, con esiti che diverse meta-analisi mostrano non significativamente diversi da quelli in presenza.
Il dato che riteniamo più interessante riguarda però l’equità professionale. In Italia, l’ENPAP documenta un divario retributivo regionale importante — 13.339 € di reddito medio annuo in Campania contro 26.077 € in Lombardia — e un divario di genere del 20% a sfavore delle psicologhe. Nei servizi digitali, i redditi risultano sostanzialmente allineati tra regioni e tra generi. Trasferito a un Paese dove il PIL pro capite regionale varia di 3,6 volte tra Tashkent e Khorezm, e dove il divario retributivo di genere raggiunge il 36%, l’argomento diventa concreto: in una professione a forte partecipazione femminile, modernizzare il corso di laurea verso le competenze digitali è anche una misura di parità.
Sul fronte dell’IA, il capitolo confronta il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e i nuovi Orientamenti etici della Commissione europea sull’uso dell’IA nell’insegnamento con la Risoluzione presidenziale PP-358 uzbeka. Il confronto, come scriviamo nel rapporto, è di sequenza più che di incompatibilità: la PP-358 ha già commissionato la redazione di linee guida etiche nazionali basate sull’esperienza internazionale, e gli orientamenti europei sono il corpus di settore educativo più sviluppato disponibile per quel lavoro.
Restano però tre rischi che il curriculum deve affrontare esplicitamente: l’IA come sostituto dello psicologo agli occhi di utenti vulnerabili; l’IA come strumento diagnostico non validato; e l’IA come delega del giudizio professionale. Su tutti e tre, il principio è lo stesso: un linguaggio persuasivo ed empatico generato da un sistema non dimostra comprensione psicologica, competenza clinica né responsabilità terapeutica.
Tredici raccomandazioni
Il capitolo si chiude con tredici raccomandazioni operative, dieci curricolari e tre di sistema. Tra le principali:
- R1–R2: un modulo su “Intelligenza artificiale in psicologia” e uno su “Psicologia digitale e assistenza tele-psicologica”, entrambi erogati digitalmente per essere replicabili in tutte le istituzioni uzbeke;
- R3: rafforzare e digitalizzare la psicodiagnostica, oggi punto di forza del corso ma solo in versione analogica;
- R4: introdurre “Diritto professionale e deontologia dello psicologo”, ancorato alla ZRU-989 e al quadro comparativo europeo;
- R5: ancorare i tirocini a unità di servizio psicologico reali, modellate sul formato ASAG;
- R6–R7: un programma digitale di formazione dei formatori per i professori di psicologia — precondizione di tutto il resto, visto che solo il 32,6% dei docenti di psicologia ha ricevuto formazione sull’IA mentre l’82,6% già la usa — e la costruzione di un sistema nazionale di formazione continua;
- R8: valorizzare il corso di laurea rispetto alla via di riqualificazione annuale;
- R9: estendere l’obbligo di servizi psicologici alle università;
- R11–R13: governance unificata di interesse pubblico, quadro dell’ambito di pratica a livelli con percorsi specialistici, e standard nazionali operativi su consenso, minori, riservatezza e documentazione.
Sviluppare la professione di Psicologo in Uzbekistan
C’è un punto che vorrei sottolineare, perché è il senso di tutto il capitolo. La direzione proposta non è il trapianto meccanico del sistema italiano. L’Uzbekistan dovrebbe sviluppare un proprio modello: il riferimento europeo serve come repertorio di soluzioni già testate, non come metro di giudizio.
E c’è una simmetria che rende il lavoro interessante anche per chi legge dall’Italia. Molte delle questioni che il quadro uzbeko deve ancora affrontare — la permeabilità dello psicologo nei contesti educativi, l’accesso ai servizi nelle aree periferiche, i confini della pratica digitale, la responsabilità professionale quando un sistema automatizzato contribuisce a una valutazione — sono le stesse su cui la professione italiana si sta interrogando adesso, dopo il bonus psicologo, lo psicologo di base e la normalizzazione della tele-psicologia.
Analizzare un sistema che nasce oggi è anche un modo per vedere con più chiarezza le scelte che il nostro ha fatto trentacinque anni fa, e quelle che sta rimandando.
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