Carriere blu a scuola: cosa pensano gli studenti di quattro isole europee e del Pacifico

Lo studio d’impatto del progetto Erasmus+ BlueOcean su 209 studenti di Tahiti, Lipari, Sitia e Gozo

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Il report statistico “Risultati dello Strumento di misurazione dell’impatto per la promozione delle carriere blu e la tutela dell’oceano” (48 pagine) è disponibile in italiano, inglese, francese e greco. Contiene tutti i dati, i grafici, le indicazioni per ciascuna dimensione e un piano d’azione pronto per i dirigenti scolastici.

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Se guidate una scuola su un’isola o lungo una costa, il mare è il paesaggio quotidiano dei vostri studenti e, per molti di loro, il luogo di lavoro più probabile. Ma che cosa pensano davvero dell’oceano? E lo considerano una possibilità concreta per il proprio futuro? È la domanda da cui è partito lo studio d’impatto del progetto Erasmus+ BlueOcean: mainstreaming a Blue Education Area in Europe and the Pacific Ocean School, che ha coinvolto 209 studenti di quattro scuole insulari: il Lycée Diadème Te Tara o Mai’ao di Tahiti (Polinesia francese), l’IIS Isa Conti Eller Vainicher di Lipari (Italia), il General High School of Sitia a Creta (Grecia) e il Gozo College (Malta).

L’analisi dei dati è stata curata da Igor Vitale International. I risultati raccontano una storia semplice e sorprendente: i ragazzi delle isole amano il loro mare, lo conoscono e vogliono proteggerlo. Ciò che manca non è la motivazione, ma un ponte tra questi valori e le scelte di studio e di lavoro. Ed è un ponte che le scuole possono costruire.

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studenti coinvolti scuole insulari in Europa e nel Pacifico domande in 5 dimensioni lingue: italiano, inglese, francese, greco

 

Uno strumento comune per misurare l’Area dell’Educazione Blu

Per la prima volta le scuole partner di BlueOcean hanno misurato i risultati della sperimentazione con lo stesso strumento: lo Strumento di misurazione dell’impatto, un questionario di 50 domande sviluppato congiuntamente dai cinque partner e somministrato nelle quattro lingue delle scuole. Lo strumento esplora cinque dimensioni:

  • interesse verso le carriere blu, cioè quanto gli studenti sono attratti dalle professioni legate al mare e le considerano parte del proprio futuro;
  • atteggiamenti pro-ambientali, il valore attribuito all’oceano e alla sua tutela;
  • comportamenti pro-ambientali, le azioni quotidiane e collettive per la protezione del mare;
  • interesse verso i percorsi universitari STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) collegati all’economia blu;
  • ocean literacy, la comprensione del ruolo dell’oceano per il pianeta e per le persone.

Lo strumento si è dimostrato affidabile: tutte e cinque le scale hanno superato la soglia di qualità richiesta (alpha di Cronbach tra 0,78 e 0,92). Significa che ogni scuola può utilizzarlo, anno dopo anno, per capire se le proprie azioni stanno facendo la differenza.

Il risultato principale: il divario tra valori e futuro

Punteggio medio di ciascuna dimensione per paese (1 = per nulla d’accordo, 5 = totalmente d’accordo). La linea tratteggiata indica il valore 4, “d’accordo”.

Il grafico mostra il cuore dello studio. Gli studenti hanno atteggiamenti pro-ambientali molto forti (media 4,15 su 5; l’89% è nel livello alto) e un buon livello di ocean literacy (4,13). Il 92% afferma che proteggere l’oceano è importante per il benessere della propria isola e della propria comunità.

Quando però la domanda si sposta sul futuro personale, il quadro cambia. L’interesse verso le carriere blu scende a 3,63 e l’interesse verso i percorsi universitari STEM a 3,44, la dimensione più debole di tutte. Il 68% degli studenti ritiene che le carriere legate al mare offrano opportunità attraenti, ma solo il 40% considera le professioni dell’economia blu rilevanti per il proprio percorso, e solo il 44% intende iscriversi a un corso di laurea scientifico o tecnologico.

Il mare è visto come un campo interessante e prezioso, ma pochi lo vedono come il proprio futuro. È questo il divario che l’Area dell’Educazione Blu deve colmare.”

È quello che le Linee guida operative UE-Pacifico chiamano il “paradosso della visibilità”: gli studenti delle isole vedono l’oceano ogni giorno, ma non vedono i sistemi professionali che lo sostengono, né i passi concreti che portano dalla loro scuola a quelle professioni.

Pronti ad agire, ma con poche occasioni organizzate

I comportamenti pro-ambientali si collocano a metà strada (media 3,88). I comportamenti individuali sono diffusissimi: il 91% evita azioni che danneggiano gli ecosistemi marini e l’80% è disposto a cambiare le proprie abitudini. Molto meno frequenti sono invece le attività organizzate: partecipare a pulizie delle spiagge o campagne di sensibilizzazione (64%), ad attività di apprendimento sulla tutela del mare (63%) o esplorare percorsi legati alle carriere blu (57%).

Il messaggio per i dirigenti è chiaro: la distanza tra disponibilità e partecipazione è soprattutto un divario organizzativo. Uno studente non può partecipare a un progetto di citizen science o a un club blu se nessuno lo organizza.

Le scienze, l’emergenza silenziosa

L’interesse verso gli studi universitari STEM legati al mare è il punto più fragile, soprattutto a Lipari (3,04) e Sitia (3,14), dove gli studenti si collocano in media sul punto neutro della scala. Solo metà degli studenti (52%) ritiene che le materie scientifiche studiate a scuola abbiano a che fare con gli studi universitari sull’oceano.

Non si tratta di un dettaglio. L’Unione europea, con la strategia Unione delle competenze e il Piano strategico per l’istruzione STEM del 2025, ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2030, a partire dalla riduzione al di sotto del 15% degli studenti con competenze insufficienti in matematica e scienze. Gran parte delle professioni dell’economia blu richiede competenze scientifiche e digitali: se gli studenti delle isole non scelgono percorsi STEM, l’economia locale resterà senza personale qualificato e i giovani continueranno a partire.

Fare porta a scegliere: le relazioni tra le dimensioni

Correlazioni tra le cinque dimensioni (tutti i paesi, 209 studenti). Più il colore è scuro, più le due dimensioni crescono insieme.

Le cinque dimensioni sono tutte collegate tra loro, ma con intensità diverse, e da questo emergono tre indicazioni pratiche:

  • Orientamento alle carriere e orientamento universitario devono essere un unico percorso. Gli studenti interessati alle carriere blu sono gli stessi che considerano una laurea STEM (correlazione 0,78, la più forte dello studio).
  • Fare porta a scegliere. Chi agisce per il mare è anche chi è più interessato alle carriere blu (0,71) e agli studi scientifici (0,72). Club blu, citizen science e sfide di innovazione non sono solo educazione ambientale: sono orientamento.
  • La conoscenza va tradotta in persone e ruoli. Sapere molto sull’oceano è solo moderatamente legato al voler lavorare con l’oceano (0,45). Ogni lezione sull’oceano dovrebbe rispondere anche alla domanda: “chi fa questo lavoro?”.

Quattro isole, quattro profili

Le differenze tra le scuole sono significative su tutte le dimensioni. Gli studenti di Tahiti ottengono i risultati più alti in ogni area, grazie a una forte identità legata all’oceano e a pratiche consolidate come le Aree marine educative e il programma Moana Ambassadors. Gozo è relativamente più forte sull’interesse verso gli studi STEM, Sitia sull’ocean literacy, mentre Lipari e Sitia hanno più bisogno di sostegno per aprire i percorsi scientifici. Ogni scuola ha almeno una dimensione in cui un partner è più avanti: lo scambio di pratiche tra le scuole della rete è la via più rapida per migliorare.

Perché l’oceano resta ai margini delle politiche educative

Quante volte compaiono alcuni temi della sostenibilità nel rapporto Eurydice “Learning for sustainability in Europe” (2024).

Lo studio ha confrontato i risultati con il rapporto Eurydice sull’educazione alla sostenibilità in Europa (2024). In tutti e quattro i paesi la sostenibilità è presente nei curricoli, ma l’oceano è quasi assente: nelle 106 pagine del rapporto le parole legate a oceano, mare e costa compaiono appena 7 volte, contro le 69 di “natura” e le 56 di “clima”. Nessuno dei quattro paesi ha una misura nazionale dedicata all’educazione al mare. In più, i curricoli europei sono deboli proprio sulle competenze orientate al futuro: l’Italia, ad esempio, non prevede la “futures literacy” in nessun livello scolastico.

Le numerose iniziative esistenti, dalle Aree marine educative polinesiane a “Il Mare a Scuola” in Italia, da Sea Change in Grecia a Eco-Schools a Malta, dipendono in gran parte da ONG, progetti e docenti motivati. La conseguenza è chiara: la dimensione blu esisterà nelle scuole solo se la leadership scolastica deciderà di costruirla.

BlueComp: un linguaggio comune europeo

Lo studio collega i risultati a BlueComp, il quadro europeo delle competenze per l’economia blu presentato nel 2025: quattro dimensioni, quindici competenze e cinque livelli di padronanza. Le scuole secondarie lavorano ai livelli di base, su cui si costruiranno la formazione professionale e universitaria. I dati BlueOcean mostrano che queste fondamenta sono solide sul fronte della ocean literacy e dei valori di sostenibilità, ma ancora fragili sulla motivazione a intraprendere i percorsi scientifici e professionali dell’economia blu.

Cinque azioni per i dirigenti scolastici

Il manuale traduce ogni risultato in indicazioni concrete tratte dalle Linee guida operative UE-Pacifico. In sintesi:

  1. Rendere le carriere blu personalmente rilevanti: garantire l’accesso a un consulente di orientamento o a uno psicologo, avviare un portfolio di orientamento per ogni studente, organizzare almeno un evento all’anno con professionisti del mare.
  2. Aprire i percorsi universitari STEM: firmare almeno un accordo con un’università o un istituto di ricerca marina e chiedere a ogni docente di scienze di collegare un’unità didattica a un lavoro blu e al relativo corso di laurea.
  3. Trasformare la disponibilità in azione organizzata: creare un club blu, programmare un progetto di citizen science ogni anno e riconoscere la partecipazione degli studenti.
  4. Collegare la ocean literacy alle professioni: inserire obiettivi di ocean literacy nel piano annuale della scuola e prevedere in ogni attività sul mare il momento “chi fa questo lavoro?”.
  5. Istituzionalizzare e monitorare: inserire l’educazione blu nella missione della scuola, nominare un coordinatore e usare ogni anno lo Strumento di misurazione dell’impatto.

“Gli studenti di Tahiti, Lipari, Sitia e Gozo amano il loro mare. Costruire il ponte tra questo amore e il loro futuro non può dipendere da un singolo docente entusiasta: è una scelta della leadership scolastica.”

— Igor Vitale

 

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Nel report completo trovi tutti i risultati per paese e per domanda, la spiegazione di ogni indicatore, i box “Che cosa può fare il dirigente scolastico” e il piano d’azione collegato alle Linee guida operative UE-Pacifico.

Scarica la Metodologia per lo Studio d'Impatto

 

Scarica le Linee Guida per la Scuola BlueOcean

 

Il progetto BlueOcean (2024-1-MT01-KA220-SCH-000254518) è cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA). Né l’Unione europea né l’EACEA possono esserne ritenute responsabili.

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