Disturbi dell’Accrescimento: Sintomi, Diagnosi, Trattamento

Disturbi dell’accrescimento

Viene definito disturbo dell’accrescimento (Failure To Thrive, FTT) la condizione tale per cui il bambino nella prima infanzia (fino ai tre anni) non riesce a raggiungere gli standard di incremento ponderale e staturale per età anagrafica, sia in condizioni di scarso o inadeguato nutrimento, sia in condizione di scarsa assimilazione di nutrienti, per cause organiche o in assenza di esse, inoltre manifesta un decremento del peso rispetto alla norma.

L’accrescimento in età evolutiva è regolato da molteplici fattori: fattori genetici ormonali, nutrizionali, relazionali, socioeconomici, sia interni che esterni al soggetto; dunque, il disturbo dell’accrescimento, in quanto fenomeno complesso, implica una disregolazione di tutti questi fattori. La sindrome attualmente non è presente nei sistemi internazionali di classificazione diagnostica come il DSM IV-TR o il CD: 0-3R, in quanto presenta una descrizione molto complessa e confusa che rende difficile un inquadramento diagnostico e, spesso, questo disturbo si caratterizza come sintomo piuttosto che come patologia.

La sindrome FTT viene distinta secondo tre criteri:

  1. Il peso corporeo deve essere al di sotto del terzo o quinto percentile, per età e sesso rispetto alla norma;
  2. Acquisizione rallentata del peso corporeo dalla nascita alla situazione attuale, di due percentili al di sotto dei valori normativi di crescita;
  3. Il rapporto tra peso e altezza per età rispetto all’80 o al 90% dei casi.
  4. Sono state evidenziate tre tipologie di difficoltà di accrescimento: organica, che implica patologie organiche alla base dei sintomi; non organica, in cui non si riscontrano patologie organiche per spiegare il disturbo; disturbo di crescita misto, che comprende componenti organiche e non. Per questa terza tipologia sono state definite tre sottocategorie:
  5. un contesto ostile che favorisce i sintomi organici legati all’accrescimento;
  6. compresenza di una patologia medica e fattori di rischio del contesto;
  7. le difficoltà del bambino sono alla base dei fattori di rischio nel contesto di vita.

Si è visto da diversi studi che i bambini che hanno fattori organici che contribuiscono in larga parte al loro FTT possono riprendere un normale sviluppo in seguito al cambiamento del contesto psicosociale di provenienza.

La difficoltà di accrescimento non organica è stata comparata con i disturbi dell’alimentazione precoce nel bambino, in quanto c’è un assunzione di cibo molto ridotta, il rifiuto del cibo o vomito, anomalie del bisogno di fame o sazietà. Per il disturbo precoce dell’alimentazione i criteri di definizione sono la durata di un mese del disturbo, difficoltà del bambino a nutrirsi adeguatamente e la conseguente perdita di peso non connessa direttamente ad altri disturbi psichici o a condizioni mediche generali. La CD: 0-3R definisce sei categorie di disturbo alimentare precoce:

  1. disturbo alimentare di regolazione descrive la difficoltà a mantenere e giungere allo stato di regolazione durante il pasto;
  2. disturbo alimentare da fallimento della reciprocità con il caregiver durante il pasto, caratterizzato da poca interazione visiva e poco scambio attentivo;
  3. anoressia infantile, si evidenzia il rifiuto di un apporto adeguato di cibo, l’assenza di interesse verso il cibo e la presenza di interesse nell’esplorazione e nell’interazione;
  4. avversione sensoriale del cibo, c’è il rifiuto di assumere alimenti specifici, ma non sono riscontrate difficoltà con i cibi preferiti. Spesso è associata a carenze nutrizionali o ritardo dello sviluppo oromotorio;
  5. disturbo alimentare associato a condizioni mediche, si rileva un’iniziale accettazione del cibo, seguita dall’angoscia crescente e dal rifiuto dell’alimentazione nel corso del pasto a causa di condizioni mediche;
  6. disturbi dell’alimentazione associati a disturbi del tratto gastrointestinale, si evidenzia un persistente rifiuto del cibo successivo alla patologia medica o a ripetuti interventi e patologie del tratto esofageo e gastrointestinale.

 

Un elemento importante su cui questi disturbi vertono il quadro psicopatologico è il “modello relazionale”, all’interno del quale un ruolo di rilievo, per l’origine e il mantenimento del disturbo, è assolto dalla relazione madre-bambino: la difficoltà di accrescimento è stata attribuita ad anomalie di questa relazione e alla “sindrome di deprivazione materna”. Questi due fattori generano nel piccolo condotte alimentari abnormi che influenzano la capacità di accrescimento, anche in condizioni di un adeguato funzionamento dell’organismo e di un equilibrato apporto di nutrienti.

Dunque, un predittore della rapidità della crescita, è proprio la qualità dell’interazione tra il bambino e il datore di cure. È presente un’associazione tra stili di comportamento genitoriali e FTT: comportamenti distanzianti, poca responsività e prontezza nel rispondere alle esigenze del figlio e poca empatia con esso, posizione inadeguata al momento del pasto, minore incoraggiamento e comunicazione positiva, tendenza al rimprovero, portare prematuramente a termine il pasto, non rispettando i bisogni fisiologici del bambino, comportamenti più intrusivi e controllanti, rappresentano alcuni precursori della difficoltà di accrescimento non organica. Attraverso queste modalità di comportamento pressoché disfunzionali, attuate soprattutto durante il momento del pasto, si attivano nel bambino meccanismi che lo inducono a respingere e a rifiutare il cibo.

Da ipotesi recenti risulta un forte legame tra i disturbi dell’accrescimento e il disturbo reattivo dell’attaccamento (precedentemente trattato), in quanto c’è una continuità tra i due, in particolare tra i modelli di attaccamento non organizzati e non integrati.

Un altro aspetto rilevante sono le patologie psicologiche e psichiatriche da cui sono affette le madri di bambini con difficoltà dell’accrescimento. In molti studi è emersa una percentuale piuttosto alta di madri con disturbi d’ansia, depressione e di personalità, tentativi di suicidio, dipendenza da sostanze, che costituiscono fattori di rischio per lo sviluppo del disturbo nel bambino. Ci sono poi altri fattori non risolti come traumi, abusi e trascuratezza subiti dalle madri stesse durante la loro infanzia, o anche abusi subiti in età adulta, che limitano le capacità di problem solving delle madri, che interferiscono con la qualità dell’accudimento.

Per quanto riguarda i bambini con FTT, si riscontrano tratti temperamentali caratterizzati da comportamenti puntigliosi ed esigenti, marcatamente reattivi agli stimoli esterni, elevata distraibilità, abilità motorie inferiori ai bambini della stessa età, variabilità elevata nei tempi di gioco. Dal punto di vista affettivo-relazionale, invece, possono essere depressi, tristi, apatici e irritabili, e con affetti negativi, come paura, rabbia e angoscia.[1]

[1] Zennaro A., Lo sviluppo della psicopatologia, il Mulino, Bologna 2011

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