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Che cos’è la coscienza?

 

L’ uomo è mediamente cosciente di 200 bit di informazione su 200 miliardi che il suo cervello elabora in un secondo, ovvero mezzo miliardesimo di ciò che avviene nel suo cervello (Walzer).

L’uomo è capace di consapevolezza quando esercita un’attenzione mirata, una approfondita auto-osservazione, a condizione di non essere troppo distratto o gravato da stress, stanchezza, allarme, etc

Il falco sa volare, ma ciò non implica che sia sempre in volo! Anzi fa voli piuttosto brevi. Volare, per il falco, richiede attenzione. Il funzionamento di base (default mode) della mente umana è automatico e subconscio, macchinale.

La persona può con sforzo e impegno, esercitare e coltivare quella sua capacità di rendersi consapevole, così da rafforzarla e ampliarla. Oppure può pigramente e gradevolmente, lasciarla atrofizzarsi.

Secondo Julian Jaynes, molte cose si possono fare senza bisogno della coscienza. Suonare il pianoforte implica realizzare un insieme di prestazioni coordinate tra loro: leggere due diversi righi dello spartito, muovere due mani e dieci dita sulla tastiera, una mano per ciascun rigo, due piedi sulla pedialiera, gli occhi in maniera intermittente rivolti a seguire il direttore … tutto eseguito in modo automatico, senza cosciente deliberazione dei singoli atti e del loro coordinamento, come guidare un automobile nel traffico e parlare con il passeggero

E non potrebbe essere diversamente. La coscienza non può seguire tutta questa attività esecutiva, anche se ha avuto un ruolo decisivo nell’imparare a fare queste cose. Per imparare a suonare o a scrivere, a padroneggiare una lingua straniera, di solito è necessario prestare attenzione cosciente all’esecuzione di esercizi specifici. La ripetizione dei vari atti esecutivi costruisce circuiti neuronali tramite sinapsi di diverse aree cerebrali, corrispondenti a diversi schemi comportamentali ed esecutivi.

Un dato ormai acquisito dalla psicologia scientifica è che la coscienza non è necessaria nemmeno per imparare

Lasciate procedere l’apprendimento senza sforzarvi di essere consapevoli di esso, ed esso avverrà in modo più scorrevole ed efficiente (Razran, 1971)

Il nostro inconscio si nutre di messaggi impliciti propri delle nostre relazioni. Scegliendo le relazioni scegliamo anche il tipo di influenza che subiamo

 

 

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