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Come lo stile di attaccamento influenza il cervello

L’individuo cresce e si trasforma in maniera naturale, spinto dalla motivazione primaria all’attaccameneto. Alcuni concetti circa la “plasticità cerebrale” trovano diversi punti di contatto con ciò che la teoria dell’attaccamento mette in evidenza: la possibilità di una riorganizzazione funzionale della mente lungo tutto l’arco dell’esistenza, la presenza di processi di riorganizzazione che coinvolgono non solo singoli elementi ma i rapporti tra gli stessi, l’associazione tra potenzialità di apprendimento e plasticità ossia la possibilità di legare il primo a forme di riorganizzazione funzionale legate ad esperienze non solo ripetute, ma mantenute nel tempo.[1]

Il bambino è considerato come un sottosistema di un sistema regolatorio psicobiologico più ampio, in cui le figure che lo accudiscono costituiscono gli altri sottosistemi [2]. È necessario che vi sia armonia (omeostasi) sufficiente all’interno di questo sistema allargato, affinché il bambino possa raggiungere un buon sviluppo fisico, motorio e psichico.

Diverse ricerche hanno evidenziato come le capacità del genitore di interpretare i segnali provenienti dal bambino e di fornirvi un’adeguata risposta, abbiano un effetto mediatore sullo sviluppo. Capacità inadeguate, e risposte incongrue o deficitarie, hanno per contro effetti patogeni.

Ricerche mostrano come la patologia della madre e le ridotte capacità di rêverie portino a una disregolazione della relazione con il bambino, non rendendo possibile il raggiungimento di un omeostasi psicobiologia nel piccolo[3].

Dal canto loro anche le neuroscienze di base mostrano come i primi momenti di vita e le prime relazioni siano importanti. La stimolazione tattile e semplici azioni come “carezzare il proprio cucciolo” provocano infatti un aumento dei fattori di crescita neuronali e un precoce sviluppo del sistema nervoso in diverse specie di mammiferi. Inoltre è oramai noto come l’esperienza stessa e l’apprendimento incidono sulla metilazione del DNA regolando l’espressione genica e la sintesi proteica[4].

Un versante di ricerca molto rappresentato in letteratura è quello della psiconeuroendocrinologia, ovvero l’indagine delle variazioni dei sistemi ormonali a seguito del mutare di stati psicologici. Questo filone di ricerche è ispirato a studi precedenti su animali, che hanno evidenziato come l’attuazione di “comportamenti materni”, l’accudimento e la protezione della prole, dipendano dall’assetto ormonale, in particolare dal livello di ossitocina[5].

Strathearn e colleghi [6] indagano la relazione tra attività neurale e stili di attaccamento misurati attraverso l’AAI (Adult Attachment Interview).

Le madri con attaccamento di tipo B, sicuro, sembrano esperire maggiori sensazioni piacevoli alla vista del proprio bambino anche se triste, permettendo dunque al genitore di prendersi cura della prole anche in quelle situazioni che possono risultare potenzialmente stressanti e difficili per la madre (per esempio un pianto lungo e incontrollabile). Le madri con uno stile di attaccamento insicuro davanti a un immagine del proprio bambino in lacrime non attivano le aree del piacere, ma attivano in misura maggiore le aree del dispiacere (insula) rendendo probabilmente più difficile e complesso il prendersi cura del proprio bambino.

I risultati dello studio hanno evidenziato un aumento generale dei livelli di ossitocina durante i primi 6 mesi post-partum, senza differenze tra padri e madri. Inoltre i livelli di OT tra coniugi correlavano positivamente ad entrambe le rilevazioni. Per quanto concerne gli stili di “parenting”, i livelli di ossitocina nelle madri erano legati all’esibizione di comportamenti affettuosi quali le vocalizzazioni in stile “motherese”, le espressioni positive di affetto e il contatto affettuoso; mentre nei padri erano legati a comportamenti maggiormente stimolanti come il contatto propriocettivo, la stimolazione tattile e un gioco orientato verso l’oggetto.

attaccamento cervello

A conclusione delle ricerche si evince come i livelli di OT, misurabili attraverso prelievi di plasma e/o saliva, siano un possibile mediatore biologico degli “stili” di comportamento genitoriali nei confronti del proprio figlio/a; sia dal punto di vista qualitativo (tipo di contatto affettuoso/stimolante) che quantitativo (numero di interazioni di contatto) misurabili attraverso sistemi di codifica standardizzati. Più alti livelli di ossitocina sono presenti in quei genitori che mostrano un maggior numero di comportamenti parentali: più precisamente nelle madri che esibiscono un comportamento affettuoso e nei padri che esibiscono un comportamento stimolante.

Se l’ossitocina è l’ormone risultato correlato al buon accudimento, altri studi implicanti il dosaggio ormonali mostrano come il cortisolo sia il mediatore nelle cure materne deficitarie o inappropriate[7]. Questo ormone, nei mammiferi, è legato alla reattività fisiologica in situazioni di stress e di minaccia. Nel neonato e nel bambino si è riscontrato come una deprivazione di cure materne, o cure materne inadeguate, condizionano l’asse HPA con un aumento di increzione del cortisolo: dunque il bimbo si trova in condizioni di stress, che ostacolano lo sviluppo di capacità autoregolatorie fisiologiche e psicologiche adeguate. Possiamo pertanto affermare che una relazione di accudimento deficitaria o inadeguata pone il bimbo in situazioni di allarme, obbligandolo a strategie difensive che condizioneranno il suo futuro sviluppo.

Questi studi mostrano dunque come l’accudimento inadeguato ponga il bimbo in perenne stato di allarme, con tutte le eventuali conseguenze sull’organismo, in primis sulla strutturazione in divenire delle sue reti neurali, che condizioneranno la sua struttura mentale.

La relazione con un genitore affetto da disturbo mentale è fonte di stress per il bambino che non ricevendo feedback corretti dal genitore esperisce una costante frustrazione che non gli consente di sviluppare capacità etero ed autoregolatorie adeguate e nei casi più gravi, può portarlo allo sviluppo di una psicopatologia.

Il bimbo che ha ricevuto cure più appropriate ha sviluppato una mente in grado di valutare maggiormente la non pericolosità della separazione, mentre gli altri tipi di bimbi sono diventati più sensibili ad ogni situazione di distacco e meno capaci di valutare l’attesa. In altri termini l’allarme perenne in cui sono vissuti, che ha strutturato il loro tipo di attaccamento, li ha resi meno idonei a valutare quando la situazione è tollerabile e non bisogna allarmarsi. Si rileva come il genitore inadeguato, che ha generato un attaccamento disorganizzato, è perenne fonte di stress per il bambino. A livello biologico si può affermare che l’attivazione prolungata del sistema HPA può avere effetti duraturi sull’omeostasi dell’individuo in crescita ed essere un fattore di rischio per lo sviluppo di disordini del comportamento e patologie, anche somatiche[8].

Le ricerche condotte sul cortisolo e l’ossitocina mostrano come la relazione tra due persone, in  questo caso il bambino e la madre (o padre), abbia effetti non semplicemente sulla psiche, ma sulla stessa struttura neurale e sul loro sistema endocrino. Le prime relazioni agiscono sul sistema psicobiologico ancora in divenire del bambino, regolandone la formazione e di conseguenza il funzionamento futuro. Situazioni estremamente frustranti e prolungate esperite dal bambino, possono indirizzare il suo sistema HPA verso lo sviluppo di una “ipersensibilità” agli stimoli stressanti e ambientali in generale. La relazione che intercorre tra genitore e bambino diventa quindi cruciale per lo sviluppo psicofisico del piccolo, ma la qualità della relazione dipende a sua volta dall’apparato mentale e neurologico del genitore stesso. La capacità di esperire emozioni positive nei confronti dei bambini e in particolare del proprio figlio (anche in situazioni disagevoli come il pianto) rende il genitore capace di accogliere il disagio e rende possibile la messa in atto di comportamenti sensibili e adeguati. Questa qualità nel rispondere alle necessità del bambino si trasmette da generazione a generazione, con conseguenze anche patogene, nel caso in cui l’accudimento sia carente o assuma forme di maltrattamento sia fisico che psichico.

Diventa quindi importante poter intervenire per “rompere” la trasmissione di comportamenti maladattivi e disfunzionali, che altrimenti si trasmetterebbero da genitore a figlio e poter ristabilire una corretta regolazione emotiva.

Le neuroscienze mostrano come l’attività mesolimbica, e quindi la parte più “emotiva” del nostro cervello, sia il fulcro dell’agire materno e paterno. La regolazione emotiva, importante nella relazione con il bambino, dipende dalle corrispondenti aree cerebrali deputate all’elaborazione degli stati emotivi e al diffuso circuito del reward.

Gli studi hanno evidenziato come genitori sensibili nel mostrare comportamenti di accadimento esibiscano alti livelli di ossitocina.[9]

[1] Barone L, La teoria dell’attaccamento: argomenti a favore di un dialogo interdisciplinare, Giornale italiano di psicologia, Università di Pavia, 2011

[2] Tronick E., Regolazione emotiva, Milano: Raffaello Cortina, 2008

[3] Tronick E., Weinberg M, Depressed mothers and infants: Failure to form dyadic states of consciousness, In L. Murray, P.J.Cooper (Eds), Postpartum Depression and Child Development, New York: Guilford Press, 1997

 

[4] Lester B., Tronick E., Nestler E., Abel T., Kosofsky B., Kuzawa C.W., et al., Behavioural Epigenetics,Ann. N. Y. Acad. Sci., 2011

[5] Gimpl G., Fahrenholz F. , The Oxytocin receptor system: structure, function, regulation, Physiol Rev, 1991

 

[6] Strathearn L., Fonagy P., Amico J., Montague R., Adult Attachmentpredicts maternal brain and oxytocin response to infant cues,Neuropsychopharmacology,2009

[7] Bernard K., Dozier M.,  Examining infants’ cortisol responses to laboratory tasks among children varying in attachment disorganization: Stress reactivity or return to baseline?, Developmental Psychology, 2010

[8] Adam E.K., Doane L.D., Zinbarg R.E., Mineka S., Graske M.G., Griffith J.W., Prospective prediction of major depressive disorder from cortisol awakening responses in adolescence, Psychoneuroendocrinology, 2010

[9] Terranova M., Cena L., Imbasciati A, Dalle prime relazioni dell’infante allo sviluppo psicobiologico, Psychofenia, 2013

di Alessandra Serio

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