come riconoscere le emozioni con la comunicazione non verbale

Come riconoscere le emozioni con la comunicazione non verbale

Se ti chiedi come riconoscere le emozioni sei nell’articolo giusto. Questo testo di Silvia Sgarro contiene le istruzioni per riconoscere le emozioni mediante la comunicazione non verbale. Le espressioni facciali sono spesso incontrollate e rivelano le emozioni nascoste del nostro interlocutore. Esistono metodi professionali per comprendere gli altri mediante i microsegnali del corpo che ti segnalo qui di seguito

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L’uso della comunicazione non verbale per riconoscere le emozioni

Segno affidabile per riconoscere la tristezza sono gli angoli interni delle sopracciglia che puntano verso l’alto, dando una forma triangolare alle palpebre superiori, le quali saranno leggermente abbassate, e producendo un corrugamento al centro della fronte. Le labbra sono tirate in orizzontale, quello inferiore è spinto verso l’alto e gli angoli della bocca tendono a piegarsi verso il basso.

Le guance sono tirate verso l’alto a produrre i solchi che dai lati delle narici proseguono fin oltre gli angoli della bocca: è il cosiddetto solco nasolabiale.

Il punto mentoniero è corrugato e spinto verso l’alto dal muscolo del mento che, quando agisce da solo, produce il broncio. I segnali della tristezza sono messaggeri di una richiesta d’aiuto.

Metodi per identificare la rabbia con la comunicazione non verbale

Chiaro elemento della manifestazione della rabbia è il rimpiccolimento delle labbra. Queste possono essere aperte, prendendo una forma squadrata o serrate, ma in entrambe le situazioni il bordo rosato si restringe e le labbra si assottigliano, con la mascella protesa all’infuori. Le sopracciglia sono abbassate e convergenti, le palpebre inferiori lievemente tese e quelle superiori si innalzano realizzando la cosiddetta occhiataccia. I segnali
della rabbia sono indicativi di più messaggi.

Spesso precede o segue l’emozione della rabbia, la paura. In un’espressione di terrore, le labbra sono tese orizzontalmente e ritratte verso gli occhi, il
mento è tirato all’indietro, le palpebre superiori sono sollevate e quelle inferiori tese, le sopracciglia sono anch’esse sollevate e convergenti.

Come riconoscere le emozioni di paura con la comunicazione non verbale

Simile all’espressione di paura, è quella relativa alla sorpresa ma, a differenza della prima, in questa la mascella cade, le sopracciglia sono sollevate ma non
convergenti e le palpebre inferiori non sono tese.

I segni del panico rendono noto che un pericolo è in agguato e sono messaggeri del bisogno di aiuto o rassicurazione.

L’emozione che più spesso si confonde con la rabbia è il disgusto e gli indizi che lo caratterizzano sono il naso arricciato e il labbro superiore sollevato,
le guance tirate verso l’alto che spingono in su le palpebre inferiori, che saranno rilassate e non tese. L’espressione asimmetrica del labbro superiore
sollevato, con l’angolo delle labbra serrato, è indice anche di disprezzo.

Il lato oscuro della felicità: perchè il sorriso è correlato alla menzogna

La più sottovalutata delle espressioni del viso è il sorriso, che interessa il muscolo zigomatico maggiore. Ci sono diversi sorrisi, ognuno con un
aspetto particolare ma l’unico che mente è il sorriso falso. Questo è più asimmetrico del sorriso autentico, non è accompagnato dall’azione dei
muscoli intorno agli occhi, il tempo di stacco è inappropriato, copre solo le azioni della parte inferiore del viso e della palpebra inferiore.

Dunque, per capire se il sorriso dell’altra persona è sincero bisognerà osservare la parte di volto appena al di sotto delle sopracciglia: se vi è un abbassamento della porzione di pelle tra il sopracciglio e la palpebra, il sorriso è di piacere.

La maschera usata più spesso per nascondere la reale emozione è proprio il sorriso.

L’espressione del volto, così come i cambiamenti di sguardo, i cenni del capo e i movimenti della mano, rientra nei segnali cinesici, ovvero segnali
non verbali correlati al discorso afferenti al linguaggio del corpo. La qualità e la quantità degli sguardi di una persona dipende dalla situazione in cui si
trova e dall’argomento di cui parla: nel caso di un inganno, la quantità degli sguardi sarà ridotta.

I movimenti delle mani indicano il livello di eccitazione di colui che parla e i cambiamenti di postura possono considerarsi gesti suppletivi consistenti in movimenti del corpo più ampi e più lenti indicanti l’intensità dell’emozione provata.

Le principali posture sono tre: eretta, a sedere o rannicchiata o in ginocchio e distesa. Queste si muovono in due dimensioni: immediatezza, le cui componenti hanno l’effetto di ridurre la distanza e rilassamento.

Come scoprire il comportamento di chi mente (comportamento spaziale)

Altro segnale di interazione che può essere utile osservare nella ricerca di un inganno è il comportamento spaziale. Questo comprende la vicinanza,
l’orientazione del corpo, il comportamento territoriale e il movimento dell’ambiente fisico.

Per quanto riguarda la vicinanza, vi sono quattro zone nel comportamento spaziale definite distanze interpersonali e sono: intima, personale, sociale e pubblica. L’orientazione è l’angolazione secondo cui gli individui si posizionano nello spazio rispetto agli altri e all’ambiente circostante.

Il comportamento territoriale è connesso al proprio spazio, alla sua delimitazione, invasione e difesa. Il movimento dell’ambiente fisico include le modificazioni che si apportano all’ambiente fisico spostando gli oggetti.

Non esistono segnali di menzogna sempre validi

Nessun indizio di menzogna è a prova di errore. Nell’individuare una menzogna, si è sottoposti a un duplice pericolo: non credere alla verità e
credere alla bugia. Non c’è modo di evitare il falso positivo e il falso negativo, si può solo decidere quale rischio correre.

Questi errori sono dovuti al cosiddetto effetto-Brokaw, che riguarda le differenze individuali nel comportamento emotivo e al cosiddetto errore di Otello, che riguarda le concomitanti emotive della menzogna.

Il primo può essere evitato confrontando il comportamento normale del soggetto e quello manifestato quando viene ascoltato: senza una conoscenza preliminare della baseline emotiva e comunicativa non è opportuno esprimere giudizi assoluti.

Il secondo è dovuto ai preconcetti sul soggetto audito, i quali creano la convinzione che le emozioni abbiano un’unica fonte.

Per evitare di commettere quest’ultimo errore, sarebbe opportuno prendere coscienza dell’idea precostituita, considerare la possibilità che un segno d’emozione non sia indizio di menzogna, ma dei sentimenti della persona sincera di fronte a sospetti ingiusti e non sospettare l’inganno solo per il fatto che spiega eventi altrimenti inspiegabili.

Diversi dagli indizi di menzogna, ma comunque soggetti ai due errori, sono poi gli indizi cognitivi, come le contraddizioni e l’esitazione. Tutti questi
segnali, in definitiva, non sono la prova di una menzogna, ma sono <<punti caldi>>in quanto indicano momenti in cui occorre procurarsi più informazioni per valutare la sincerità della persona.