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autocritica psicologia coronavirus

Forse anche noi psicologi dovremmo fare un po’ di autocritica

Fare psicologia è oggi una sfida molto grande.

Per molti motivi. L’Italia è il paese che ha la più alta presenza di psicologi. Sommandoli si ottiene un numero maggiore della somma degli psicologi in tutta Europa.

Non è un caso se l’Italia è anche un paese che ha una grande percentuale di psicologi disoccupati.

Il Coronavirus ci da un’opportunità molto grande. Perché si parla parecchio degli effetti psicologici dovuti alle restrizioni, ma paradossalmente chi chiede che sia adottato un uso più traversale della psicologia sono prima di tutto gli psicologi.

Famiglie, ospedali, singoli cittadini pare non stiano richiedendo a gran voce il sostegno psicologico.

Certo, ci sono cose più importanti a cui pensare potrebbe dire qualcuno.

Ma allora se non ora, quando è il turno della psicologia?

Penso che possiamo essere tutti d’accordo nell’affermare che una parte della popolazione sta vivendo condizioni gravi, lutti, restrizioni particolari, instabilità sul lavoro. Abbiamo visto anche dei suicidi. Cos’altro bisogna aspettare?

Offrirò in questo articolo una visione critica al contributo dello psicologo, sperando di stimolare una discussione fruttuosa.

Oggi sappiamo che la consulenza psicologica va di pari passo con le società. La consulenza psicologica è cambiata nel tempo e con le mille distinzioni possibili osserviamo che man mano che andiamo avanti col tempo, si ricercano terapie sempre più brevi.

Partiamo con il classico approccio della psicologia dinamica, che solitamente prevede un contatto costante con lo psicologo, che può durare anni.

Osserviamo poi l’approccio cognitivo comportamentale che solitamente si orienta entro le 20 sedute.

Nasce successivamente l’approccio breve strategico, che si orienta solitamente sulle 10 sedute

E di recente si parla di Single Session Therapy. La terapia a singola seduta.

Mi sembra chiaro che le persone chiedono approcci sempre più snelli alla consulenza psicologica.

Ma ora la sfida è epocale. Saltano tutti gli schemi ai tempi del Coronavirus

Ognuno di noi ha molto più tempo a disposizione. Molto spesso può accedere a consulenza gratuita. Sono molti i colleghi che offrono questo servizio in via dell’emergenza. Ma pare che non ci sia una grande risposta (spero che qualcuno possa contraddirmi).

Qualsiasi scusa per non accedere al servizio salta. Non puoi dire di non avere tempo o di non avere soldi.

Allora dobbiamo portarci avanti – probabilmente con un minimo di autocritica – per capire dove sia il problema. Ecco alcune ipotesi, sono curioso di sapere il tuo punto di vista

  • la consulenza psicologica a distanza funziona poco
  • il Coronavirus ha determinato effetti psicologici modesti nella popolazione – non tali da contattare uno psicologo
  • i sistemi di promozione degli psicologi non sono sufficientemente sviluppati
  • lo psicologo dovrebbe essere promosso di più nei contesti ospedalieri
  • gli psicologi sono effettivamente troppi
  • la consulenza psicologica ha difficoltà nel sistemare problemi che sono innanzitutto contestuali (es., dovuti alla restrizioni)
  • …lascio l’elenco aperto

E adesso sono curioso del tuo punto di vista

Io mi auguro che sia vera la 2. Le restrizioni hanno al momento effetti di danno minimi per le persone. E mi auguro che il momento di difficoltà e le questioni psicologiche siano superate rapidamente ed autonomamente.

Poi, noi ci siamo sempre e siamo pronti a valorizzare lo psicologo in più contesti…

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