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Pregiudizi sull’omosessualità: psicologia e omofobia

omosessualitàPREGIUDIZIO E OMOSESSUALITA’: OMOFOBI SI DIVENTA

“ Ho paura che i rapporti omosessuali siano una minaccia per la società in quanto contribuiscono alla diminuzione delle nascite”, “cambierei opinione e sentimenti verso un amico se venissi a scoprire che è omosessuale”, “i gay e le lesbiche non dovrebbero rivelare ai loro genitori la propria omosessualità, per non farli soffrire troppo”. Sono solo alcune delle affermazioni riportate nella scala italiana per la valutazione dell’omofobia.

Con il termine omofobia o omonegatività si intende l’avversione, il giudizio, la svalutazione e l’ostilità per gli uomini e le donne omosessuali. L’intolleranza si esprime attraverso i pregiudizi, gli stereotipi, lo stigma sociale, la discriminazione e la violenza e ha come risultato quello di mantenere in stato di oppressione i gruppi minoritari o più deboli. Esiste una radice comune alla base delle varie forme di intolleranza, ed è la tendenza umana a formare gerarchie basate sull’appartenenza a gruppi ed il desiderio di dominare sugli altri.

Nel caso specifico, la persona omofoba vede l’omosessuale come un soggetto “non normale”, da ciò si deduce che la normalità, secondo gli omofobi, è esclusivamente identificata nell’orientamento eterosessuale. Tale visione è influenzata da credenze e valori che si impongono nei nostri pensieri come dogmi ancor prima di sapere il significato di omosessualità, per cui, una cultura omofoba non può che partorire soggetti convinti che essere gay sia assolutamente sbagliato.

Si può parlare di pressione morale quando l’omofobia interiorizzata innesca un processo per cui anche gli omosessuali stessi vorrebbero rinnegare se stessi perché si sentono in errore, si vedono drammaticamente sbagliati in un mondo che non fa loro spazio. In questa ottica, anche parlare di preti che hanno compiuto abusi e sono omosessuali, è diventato un pericolo sociale di tipo omofobico, in quanto il grande pubblico spesso mal interpreta la notizia tramutandola in una distorta equazione “gay = pedofili” quando, invece, il 95% dei pedofili sono eterosessuali.

Nella maggior parte degli stati africani e asiatici l’omosessualità è ancora considerata un crimine punibile con il carcere, anche a vita (Uganda, Bangladesh, India, Pakistan), o addirittura con la pena di morte (Sudan, Mauritania, Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran), comminata, per i paesi islamici, attraverso lapidazione. Ma anche in ben diciotto stati USA vige ancora una legge sulla sodomia che proibisce le pratiche sessuali orali e anali per coppie non sposate, con pene detentive anche molto elevate. È evidente che il nostro comportamento al riguardo dipende anche dal luogo antropologico in cui nasciamo e viviamo, dalla politica e dalla religione e quindi da tutte le sovrastrutture che costituiscono la nostra società. . La legge stessa, anche solo omettendo i diritti agli omosessuali, non fa altro che accrescere l’omofobia, secondo lo psichiatra Lingiardi. Ignorare giuridicamente una realtà come quella dell’omosessualità amplia le posizioni ad essa avverse in quanto non colma le lacune populistiche e non risolve le invettive più aggressive che ad essa si rivolgono. Tutto ciò produce il meccanismo omofobo: pregiudizio che si autoalimenta. Il pensare che la famiglia sia un concetto immodificabile non riesce, nonostante c’è chi sostenga il contrario, a conciliarsi col pensare di non essere omofobi. L’affermare “io non ho niente contro i gay ma non posso accettare che due omosessuali costituiscano una famiglia” è un ossimoro dato dal fatto che la seconda preposizione è la base del pregiudizio omofobo.

Il pensare che sia la coppia omosessuale a minacciare la stabilità della famiglia tradizionale è uno stereotipo errato riguardante una realtà che esiste e come tale non può essere negata e rinnegata, né tantomeno considerata una minaccia per i valori tradizionali. Se questi vacillano la causa non sarà certamente l’amore tra gli uomini.

di Maria Gloria Luciani

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