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Psicologia dell’Identità

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SE’ – IDENTITA’

IL Sé è un termine che definisce un concetto complesso collegato all’identità personale.

L’immagine di sé è il modo in cui le persona classificano e definiscono se stesse, il senso di identità personale (positivo o negativo).

Ognuno di noi è unico, ognuno opera in modo unico e singolare. L’identità si acquisisce nel tempo, in un percorso che inizia dall’infanzia,nel momento di riconoscimento di sé allo specchio e quando il bambino “per la prima volta riconosce la madre e si sente a sua volta da lei riconosciuto”(Erikson).

Si tratta di quella dimensione psicologica che consente di realizzarsi, di diventare e restare se stessi in relazione agli altri in una data società e cultura. Essa si scorge attraverso la narrazione della propria vita. Sono 6 i tratti costitutivi dell’identità: continuità (consente di rimanere coerenti nel tempo), coerenza (rappresentazione + o – strutturata che abbiamo e che gli altri hanno di noi), unicità (il sentimento di essere unici), diversità (riguarda i diversi lati dell’identità), cambiamento, positività (stimarsi). Lungo la vita questi tratti subiscono crisi e maltrattamenti e il soggetto deve superarli senza contraddirsi, essi si modellano sulla base della propria cultura in modo originale attraverso le proprie strategie. Per lo sviluppo dell’identità è importante la fase PERMANENZA DELL’OGGETTO: il ba. continua a pensare che qualcosa esiste anche se non lo vede, in questa fase il ba. anche se una cosa non la vede+ sa che continua ad esistere. Importante è pure IL PROCESSO D’IDENTIFICAZIONE: questo processo sviluppa l’identità corporea e di genere perché porta ad assimilare norme e modelli interiorizzando comportamenti. Fino a 3-4 anni il sostegno alla propria identità proviene dalla figura d’attaccamento, verso i 5-6 anni l’identità poggia su quella familiare, l’apertura , nel tempo, porterà il sog. a contatto con altri diversi da se. Il processo d’identità non si costruisce solo sulla domanda chi sono io? Ma anche : chi sono io in rapporto agli altri e chi sono gli altri in rapporto a me?, gli altri con le loro conferme, rifiuti o disconferme ci portano alla costruzione di un identità sfaccettata.

 

La ricerca sul sé effettivamente può rappresentare il luogo d’incontro tra psicoanalisi e psicologia scientifica, tra psicologia, sviluppo, psicologia sociale e psicologia della personalità ed il terreno sul quale tali discipline possono convergere, nel tentativo di riaprire attorno al sé un dialogo sui nessi tra affetto e cognizione, tra conscio e inconscio, tra interiorizzazione degli oggetti, delle norme, dei modelli esterni e individuazione.

James e Gorge Mead ritengono a proposito del sé che esso sia da considerarsi come elemento unificatore dell’esperienza individuale e come riflesso del rapporto con gli altri, il  Sé come sistema auto ed etero-riflessivo.

Mead formula una teoria dell’emergenza del Sé, cioè della coscienza, dal rapporto dalle interazioni sociali. Queste interazioni che hanno sempre funzione comunicativa, sono dapprima puramente gestuali (come negli animali e negli uomini primitivi), poi linguistiche. Il linguaggio è espresso dall’uso di “simboli significativi” cioè tali da avere lo stesso significato sia per chi li usa sia per il loro destinatario, consentendo l’immedesimazione del primo nel secondo e viceversa. Proprio l’abitudine a compiere questa identificazione ha causato il sorgere del Sé che non è quindi né una sostanza metafisica, né una funzione individuale, ma un portato comportamentale dell’intercomunicazione linguistica. All’interno del Sé, Mead distingue poi tra il Me, che esprime i comportamenti del gruppo sociale, gli altri generalizzati, interiorizzati dall’individuo e aventi su di lui la funzione di controllo sociale (es. l’interiorizzazione dei ruoli) e l’Io, che rappresenta la componente di spontaneità e di originalità insita nella risposta dell’individuo all’ambiente e costituisce quindi, la condizione per la modificazione dei rapporti sociali. Ci sono due momenti nell’Io:

1) la fase che riflette l’atteggiamento dell’altro generalizzato,

2) la fase che risponde  all’atteggiamento  dell’altro generalizzato.

l’Io è una risposta al Me ovvero l’Io è la nuova risposta dell’individuo all’altro generalizzato. Ora poiché quindi il Me è in un certo senso quella fase del Sé che rappresenta il passato. L’Io, che è una risposta al Me, rappresenta l’azione nel presente ed implica la ristrutturazione del Me nel futuro. Per Mead sia L’ Io che il Me sono aspetti essenziali al Sé nella sua piena espressione.

 

 

Se da un lato il concetto di Sè è legato all’esperienza soggettiva, intima, introspettiva dell’individuo, dall’altro implica, per sua stessa definizione, una dimensione interpersonale a cui riferirsi: in altre parole il Sè esiste, assume significato e forma, solo all’interno di una relazione che ne individui i confini e gli attributi.

La nozione di sé è generalmente associata ad un’altra che ne sta ad indicare una proprietà, uno stato o un attributo, come stima, concetto, efficacia, consapevolezza, discrepanza, egocentrismo, possibile, attuale, ideale, una pluralità di rappresentazioni di sé sia consce che inconsce che caratterizzano l’individuo. Vita fetale di ciascuno di noi risulta di fondamentale importanza quando parliamo del Sé, soprattutto in relazione alle prime interazioni con la  Figura di accudimento.

Le nostre rappresentazioni dello stare con l’altro, hanno radici nelle precoci relazioni madre-bambino, memorizzate nella memoria proceduale in schemi relazionali, riattivati in ogni qualvolta si verifica un’altra interazione significativa.

Questi schemi di essere con l’altro sono anche alla base di come siamo con noi stessi (incoraggianti, accettanti, svalutanti, giudicanti, ipercritici, esigenti). I momenti in cui l’individuo sta con se stesso possono infatti essere visti come momenti di interazione tra le diverse parti del proprio sè.  Il Sé quindi evolve come risultato di interazioni con gli oggetti significativi dell’ambiente e con oggetti interni corrispondenti.

Individui che hanno avuto esperienze relazionali sufficientemente buone, confermanti, avranno maggiori possibilità di sviluppare un Sè autentico, integrato, maggiore capacità di autoregolazione, maggiore fiducia in sè stessi, maggiore competenza relazionale.

Si tratta del Sé maturo, capace di auto-organizzazione complessa che integra gli attributi e le esperienze in contrasto tra loro, rendendo possibile sperimentare un senso di continuità interna.

Dove esistono problemi di personalità o disturbi psicotici il  Sè presenta scissioni, dissociazioni di simili significati opposti tra loro.

Poiché il concetto di Sé, ha matrice relazionale esso può modificarsi solo all’interno di rapporti significativi.

Alla luce di questo la relazione terapeutica, con un professionista, empatico e congruente, che sappia  creare un clima di accettazione incondizionata può facilitare un esperienza emotiva riparatoria e permettere al soggetto di sperimentare nuovi modi di essere con l’altro, di rinarrare la propria storia di vita in funzione di un concetto di sè più stabile e integrato.

Il sé viene dunque a configurarsi come elemento di unificazione e integrazione dell’esperienza soggettiva, come lente, filtro o griglia che orienta, nella codificazione dell’esperienza, come referente interno di norme, valori, mete, come agente regolatore, come costruzione in cui si riproducono le vicende di una società o di una cultura, come identità personale in cui si riflette il dialogo che si dispiega tra organismo e ambiente. La sfera del sé orienta selettivamente i processi attentivi e mnestici in modo tale da rendere salienti determinati elementi dell’ambiente ignorandone altri; orienta i processi attribuzionali e i processi di autogestione (self management) così che nell’individuazione delle cause e nell’attribuzione delle responsabilità possono di volta in volta prevalere meccanismi funzionali del sé (self serving) di autolimitazione (self handicapping), di autopromozione (self enhancing), di autocentrazione (self focusing), di riduzione della discrepanza tra i vari livelli e le varie manifestazioni del sé, di autopresentazione (self presentation) e di controllo delle impressioni che gli altri si possono fare di noi attraverso la manipolazione delle loro possibili inferenze sulle cause della nostra condotta (impression management).

Tutti questi meccanismi sebbene possono deformare (biasing) la percezione che il soggetto ha della realtà interna ed esterna, svolgono un ruolo rilevante nei suoi rapporti interpersonali.

Principali funzioni del sé: assicurare all’individuo un senso di continuità, integrare e regolare i vari aspetti dell’esperienza interiore, riflettere e conciliare l’identità privata, riflettere ed assolvere l’identità privata con quella pubblica; oggi si considerano sopratutto i nessi tra struttura, processo e contenuto, tra componenti cognitive e affettive, tra processi e fenomeni intrapersonali e interpersonali, tra spontaneità e reattività.

La p. cognitiva individua dei meccanismi di autoconferma volti a mantenere l’integrità del sé: l’attenzione orientata (stiamo più attenti alle convinzioni che concordano con le nostre ipotesi); l’interpretazione orientata (se i risultati non concordano con la propria immagine di se si minimizzano); affiliazione (si scelgono amici che possono confermarci).

Automonitoraggio (plasmarsi nelle situazioni sociali).

IDENTITA’ IN ADOLESCENZA

Ma il concetto di identità cambia attraverso le fasi della vita Nell’infanzia e nella preadolescenza l’identità è fortemente influenzata dai processi di identificazione con i propri genitori, percepiti come onnipotenti e speciali. Grazie alla scuola avvengono dei processi di identificazione secondaria (con insegnanti e coetanei.

Il periodo max decisivo del proc. di costruzione dell’identità è l’adolescenza: è una fase di passaggio e crescita, un proc. di trasformazione dall’essere bambini al diventare adulti ed è caratterizzata dal proc. di separazione – individuazione e da proc. creativi e maturativi. In questa fase, particolarmente delicata, i rapporti con i coetanei acquisiscono grande importanza, infatti il gruppo è un luogo insostituibile di confronto ed elaborazione dell’identità. L’esigenza di essere accettati e confermati sfocia in un elevato conformismo tra i membri del gruppo; dal bisogno di affiliazione emerge successivamente quello di appartenenza, tale che il ragazzo partecipa solo alle situazioni sociali in cui viene sostenuta la sua immagine. Durante l’adolescenza vi è la necessità di prendere in considerazione una varietà di ruoli. Il compito che ciascuno dovrà svolgere sarà, pertanto, quello di integrare le varie identificazioni che si porta dall’infanzia per formare un’identità più integrata. Se non riuscirà a realizzare tale processo, il ragazzo vivrà una “diffusione di identità” (Erikson): la sua personalità sarà frammentaria, priva di nucleo, di integrazione.

Lutto da elaborare à ruolo infantile: la progressiva acquisizione di autonomia e indipendenza richiede nuove modalità di relazione, cioè una ridefinizione del proprio ruolo sociale

Lo svil. puberale segna l’inizio dell’a.: i cambiamenti corporei generano nel sogg. nuove aspettative ca. ruoli e norme di comportamento cui dovrà assolvere. Il consolidamento delle caratteristiche sessuali, della persona e la maturazione fisica richiedono di operare un distacco dalla rappresentazione mentale del corpo infantile (Lutto: corpo infantile). In particolare, lo svil. delle caratteristiche sex secondarie richiede all’a. di dover gestire gli impulsi legati a tale sfera.

Per quanto riguarda il rapporto con i propri genitori l’a. vive una situazione piuttosto contraddittoria poiché, da una parte richiede indipendenza e autonomia da essi, dall’altra ne è ancora dipendente (soprattutto economicamente). Il conseguimento dell’autonomia riguarda varie sfere: controllo emotivo (gestire propria vita emotiva, le proprie decisioni), aspetto sociale ed economico (scelte per il futuro lavorativo), dimensione intellettuale (proprie opinioni a livello religioso, politico e filosofico; valori personali).

In sintesi, l’a., da una parte, deve attuare una separazione dai propri ruoli e dalle proprie immagini infantili, dall’altra è chiamato a costruire la propria individualità e autonomia: realizza cioè il proc. di separazione – individuazione. Rispetto ad esso, è importante che la famiglia promuova lo svincolo dell’a. pur rimanendo una “base sicura” a cui appoggiarsi nei momenti difficili, Il liv. di affiliazione raggiunto all’interno della famiglia e l’interiorizzazione di mod. relazionali positivi, permetteranno all’a. di sperimentarsi all’esterno e di costruire altre relazioni significative.

Le crisi trasformative implicano una fortissima oscillazione tra aspetti contrastanti:

  1. richiesta di indipendenza bisogno di autonomia
  2. slanci di amore comportamenti aggressivi
  3. esaltazione sconforto
  4. sentimenti di grandiosità inadeguatezza
  5. euforia tristezza
  6. ricerca sfrenata di compagnia isolamento
  7. multiformi interessi apatia
  8. atteggiamenti di accusa senso di colpa
  9. sicurezza vergogna

 

Erikson

Il lavoro di E. presso le varie culture lo convinse della necessità di aggiungere una dimensione psicosociale  alla teoria di Freud sullo sviluppo psicosessuale. E. descrisse lo sviluppo dell’identità come il susseguirsi di stadi di maturazione nell’ambiente sociale, che abbracciano l’intero arco di vita. In ogni stadio l’identità si sviluppa attraverso la risoluzione di conflitti non sessuali ma sociali. Egli parla di principio epigenetico ovvero sostiene che l’identità si sviluppa secondo stadi di maturazione geneticamente predeterminati, ma la rapidità e lo sviluppo psicologico dipendono dalle opportunità sociali. Ciascuno degli stadi comporta un nuovo conflitto è genera una crisi che occorre superare con successo per essere un individuo psicologicamente sano. Ogni problema diventa particolarmente evidente in un particolare stadio del ciclo di vita, ma compare per qualche aspetto attraverso tutto lo sviluppo. Se le crisi dell’infanzia non hanno avuto soluzione soddisfacente, la persona continuerà a combattere le stesse battaglie anche in seguito. Secondo E. tema principale della vita è la ricerca dell’identità. L’identità subisce una trasformazione da uno stadio all’altro e le precedenti forme di identità influenzano le forme successive (epigenetico).

Stadio 1 ORALE.SENSORIALE: il conflitto è tra senso di fiducia vs sfiducia (dalla nascita ad un anno): compito: acquisire un buon equilibrio fra fiducia e sfiducia. Fiducia come “una fiducia essenziale in altre persone, nonché un senso fondamentale in sé stessi”. Il bambino acquisisce fiducia in sé sentendo che gli altri lo accettano. E’ una fase incorporativa (prendere=necessità di amore).

Stadio 2 MUSCOLARE ANALE: il conflitto è fra autonomia opposta a vergogna o dubbio (da 2 a 3 anni): Il bambino acquista maggiore indipendenza fisica e psicologica. Allo stesso tempo, però, compaiono nuovi punti di vulnerabilità: l’angoscia di separazione dai genitori, paura di non essere sempre capace di controllo anale e la perdita della stima di sé quando fallisce in qualcosa. I genitori creano un’atmosfera di sostegno in cui il bambino può sviluppare senso di autocontrollo senza perdere l’autostima. Fase del ritenere e dell’eliminare (controllo degli sfinteri); il bambino incontra delle regole riguardo a se stesso, può utilizzarle per rendere il suo rapporto con la società più agevole oppure esserne dominato.

Stadio3 LOCOMOTORIO-GENITALE: conflitto fra spirito di iniziativa vs senso di colpa (da fantasie immorali)(da 4 a 5 anni): tema centrale è l’identificazione con i genitori. Accetta il Complesso di Edipo, ma pone maggiore enfasi sulle componenti sociali che su quelle sessuali. La società incoraggia l’identificazione e la tipizzazione sessuale.

Stadio 4DELLA LATENZA conflitto fra  industriosità vs inferiorità (da 6 anni alla pubertà): entrata a scuola, ma l’apprendimento non si realizza solo a scuola, ma anche per strada, a casa di amici. Esperienze positive danno al bambino un senso di industriosità, un sentimento di competenza e di padroneggiamento. Fase di latenza, il bambino impara a competere e cooperare. Modalità psicosociale di base è il fare.

Stadio 5 ADOLESCENZA: identità e rifiuto vs dispersione di identità: cambiamenti psicologici producono un “nuovo” corpo che ha bisogni sessuali non familiari. Tali cambiamenti forzano i giovani a prendere in considerazione una varietà di ruoli (ciò favorito dall’ambiente sociale). Compito: integrare le varie identificazioni che si porta dall’infanzia per formare un’identità più completa. Se l’adolescente non è in grado di integrare le proprie identificazioni, i propri ruoli o i propri sé, ha a che fare con una “diffusione di identità”. La sua personalità è frammentaria, priva di nucleo. Modalità: essere

Stadio 6 PRIMA ETA’ ADULTA intimità e solidarietà vs isolamento (prima età adulta): solo se il giovane ha costruito una identità bene integrata può maturare l’identità con altre persone.

Stadio 7ETA’ DI MEZZO: generatività vs stagnazione e autoassorbimento (età adulta media): generatività ossia l’interesse a fondare e guidare la generazione successiva attraverso l’allevamento dei figli o imprese creative o produttive.

Stadio 8 MATURITA’ integrità dell’io vs disperazione(tarda età adulta): Comporta l’accettazione dei limiti della vita, il senso di far parte di una storia più ampia, una integrazione finale di tutti gli stadi precedenti. L’antitesi è la disperazione, cioè il rimpianto per quanto si è fatto o non si è fatto.

  1. ha una visione ottimistica della natura umana. Bambini e adulti non solo cercano di evitare il dolore, ma anche di sviluppare in modo attivo un senso positivo di identità. Lo sviluppo è influenzato non solo dal passato e dal presente dell’individuo, ma anche dalla società.

 

MODELLI TEORICI PSICODINAMICI

Heinz Kohut

Psicologia del Sé.

Il nucleo concettuale di questo modello è che la patologia è vista come conseguenza a risposte ambientali inadeguate alle necessità evolutive.

Kohut elabora una  teoria del sé che si pone dapprima al centro della  riflessione sui disturbi narcisistici diventando successivamente l’asse su cui si svilupperà una nuova teoria dello sviluppo psichico e della personalità.

Il sé è il nucleo originario e centrale della personalità il cui sviluppo corrisponde ad una graduale trasformazione di un narcisismo infantile onnipotente ad un narcisismo maturo e realistico e di cui le nevrosi e le psicosi rappresentano le deformazioni di tale sviluppo.

Alla nascita il Sé dipende per sopravvivere dall’ambiente e dal rapporto diadico (bisogno vitale). La convalida del proprio

Sé grandioso è essenziale per lo sviluppo normale in quanto offre al bambino un senso di valore di sé, il rapporto empatico infatti  assicura da un lato la sopravvivenza fisica del piccolo e dall’altro sorregge la sua crescita psicologica, ponendo le condizioni per un investimento narcisistico e perciò un potenziamento del Sé. La mancata risposta empatica delle figure significative fa si che il senso di Sé del bambino si frammenta, ed egli cerca disperatamente di esibirsi per ottenere la tanto agognata approvazione.

Altra componente è l’“Imago parentale idealizzata”: costruzione che risulta dall’investimento narcisistico della coppia parentale che rappresenta la fonte del proprio sostentamento. Il Sé grandioso e l’Imago parentale idealizzata sono le prime e arcaiche configurazioni del Sé che derivano dalla fusione del bambino con la madre e che riflettono la capacità di rispondere empaticamente alle necessità del piccolo.

I primi componenti del sé derivano dalla relazione con l’oggetto-sé materno. Lo sviluppo ottimale dovrebbe condurre a un consolidamento del sé nucleare.

Le patologie psicotiche e narcisistiche sono riconducibili a disturbi nei processi di formazione e di integrazione del Sé grandioso e dell’Imago parentale idealizzata.

Problemi che ne derivano sono relativi all’onnipotenza, ad alterazioni della personalità dovute ad un Sé grandioso non integrato.

Disturbi narcisistici:nascono dalla  persistenza dell’investimento libidico nell’Imago Parentale Idealizzata, si tratta di bambini con grandi privazioni, e con compensazioni e coperture. Il loro narcisismo non è che un processo di disinvestimento graduale dall’oggetto-Sé idealizzato per riparare la lacerazione subita.

L’elemento determinante quindi di una vita appagante è riuscire a negoziare la linea di sviluppo narcisistico – dal narcisismo arcaico e primitivo al narcisismo maturo e sano. Abbandonando la teoria dello sviluppo psicosessuale e ridimensionando la teoria genetico-strutturale dell’Es, Io e Super-io, che sembrano ora piegati alle vicende del Sé, è diventato sempre più tenue il legame con la matrice psicoanalitica originaria.

Otto Kernberg

  1. si occupa principalmente di casi borderline che lo portano a riflettere più sulle funzioni dell’Io che su quelle del Sé come entità autonoma.

Secondo Kernberg le relazioni oggettuali interiorizzate possono essere considerate un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano dando un contributo determinante allo sviluppo della personalità.

Nei pazienti borderline: la natura del transfert (diversamente dai nevrotici) si instaura precocemente ed in modo caotico e riflette stati dell’Io contraddittori in cui uno è attivo e l’altro è estraneo alla vita psichica. Questo avviene a causa della scissione che mantiene divisi gli stati affettivi originari e contraddittori, legati a interiorizzazioni di relazioni oggettuali patologiche. Introiezione (primitivo), identificazione, identità dell’io, che si ripresentano nel transfert, sono regolati dalla scissione.

L’identità dell’Io rappresenta il livello più maturo dei processi di internalizzazione che denota l’organizzazione complessiva delle identificazioni, potremmo dire un consolidamento delle strutture dell’Io connesso ad un senso di continuità del Sé.

Una stabile formazione dell’identità infatti dovrebbe comportare l’acquisizione di identificazioni selettive ed il superamento delle identificazioni primitive. Vengono in tal modo interiorizzate relazioni oggettuali coerenti ed in armonia con lo sviluppo della personalità, come l’amore e l’ammirazione sperimentate e vissute in modo realistico. Nel corso dello sviluppo le relazioni oggettuali internalizzate vengono spersonalizzate e riplasmate in strutture psichiche.

Secondo Kernberg la formazione dell’Io è riconducibile alle prime introiezioni difensive di immagini oggettuali interiorizzate e in seguito si consolida come funzione centralizzante di sintesi. Il Sé non ha invece una definizione univoca: esso concerne le rappresentazioni di Sé connesse alle rappresentazioni oggettuali ma può anche essere inteso come una struttura psichica che origina dall’Io.

Concezione Super-io tra 2-5 anni, è connessa con strutture dell’Io di livello superiore, oggetto ideale, Sé ideale. Concezione dell’Es si distacca significativamente dalle concezioni basate sul modello delle pulsioni e sulle tradizionali formulazioni genetico-evolutive dell’apparato psichico. Per Kernberg l’Es si sviluppa con i processi di rimozione e successivamente alla strutturazione dell’Io che ha nei processi di introiezione difensiva la primitiva matrice di organizzazione.

Daniel Stern

E gli si occupò dell’analisi approfondita delle prime esperienze soggettive del bambino in particolare affrontò lo “Sviluppo del senso del Sé del bambino”. Si pone ai confini tra psicoanalisi e psicologia dello sviluppo, nell’intenzione di promuovere un dialogo costruttivo.

Nell’analisi dello sviluppo del senso del Sé, l’esperienza infantile del Sé e dell’altro viene indagata senza ricorrere a istanze psichiche tradizionali, quali l’Io e l’Es, ma mirando alla individuazione di modalità che si instaurano prima dell’autoconsapevolezza e dello sviluppo del linguaggio. A questo proposito Stern precisa che per senso di Sé, nella fase preverbale dello sviluppo, intende la semplice coscienza, distinta dalla consapevolezza autoriflessiva, l’esperienza diretta, non di pensiero, l’esperienza soggettiva, organizzante che è inferibile dalle azioni e dai processi mentali del bambino piccolo,la controparte preverbale del Sé oggettivabile, autoriflessivo e verbalizzabile.

Secondo Stern lo sviluppo del senso di sé comprende quattro differenti sensi del sé:.

  • senso di un sé emergente 0-2 mesi. Lo caratterizza la percezione amodale: capacità generale innata di ricevere l’informazione in una modalità sensoriale e tradurla in qualche modo in un’altra modalità sensoriale. Seno.
  • senso di un sé nucleare (2-6 mesi) è caratterizzato da quattro esperienze fondamentali del sé: sé agente caratterizzato dalla volizione (b. deve avere la sensazione di essere l’autore delle proprie azioni e d non essere l’autore delle azioni degli altri, aspettarsi conseguenze); sé dotato di coesione, cioè la sensazione di unità che il b. continuamente avverte e sperimenta; sé affettivo caratterizzato dalla qualità soggettiva del sentimento; sé storico cioè la continuità o storicità dell’esperienza, grazie alla memoria. Rapporto sé-altro nel gioco, sorriso, nutrizione, attaccamento
  • senso del sé soggettivo (7-15 mesi) Particolare rilievo assume la relazione intersoggettiva che, innestandosi sulla matrice relazionale del sé nucleare, porta ad una maturazione e integrazione i processi connessi alla socializzazione dell’esperienza. L’intersoggettività preverbale, tre processi mentali: l’attenzione, l’intenzione, gli stati affettivi. A nove mesi circa il bambino è già in grado di dirigere la sua attenzione su un oggetto, seguire al stessa operazione nella madre, esprimere intenzioni molto distinte: è il periodo dell’interintenzionalità per cui la madre sa cosa vuole il b. e il b. sa che la madre lo sa, dell’interaffettività per cui i bambini avvertono lo stato d’animo di un’altra persona.
  • senso del sé verbale (dai 15-18 mesi, evolve con lo sviluppo del linguaggio) il b. può narrare la propria vita. Il linguaggio implica nuovi modi di essere con: è un mezzo per raggiungere più elevati livelli di relazione, funge da oggetto transizionale, favorisce i processi di oggettivazione di Sé, è la base che permette di ricostruire e narrare la propria storia. Esso tuttavia in qualche modo aliena il bambino dall’intimità della propria esperienza vissuta, aprendo uno spazio tra l’esperienza interpersonale vissuta e quella rappresentata ed è proprio in questo spazio che possono formarsi le connessioni e associazioni che costituiscono il comportamento nevrotico.

 

IDENTITA’ DI GENERE

Bandura considera una componente importane del processo di sviluppo sociale l’apprendimento dell’identità del genere sessuale; l’identità di genere si riferisce al significato precoce riferito al corpo del proprio Io come maschio o come femmina. L’importanza dell’identità del genere venne chiaramente riconosciuta da Freud, che assegnò grande significato alla scoperta da parte del bambino delle differenze morfologiche dei genitali esterni dei maschi e delle femmine, dimenticando però che l’identità di genere è qualcosa che esiste già per l’ambiente sociale, molto prima di esistere per il bambino singolo (le madri hanno un trattamento diverso per i maschi e per le femmine, indipendentemente dal riconoscimento in seguito della propria identità di genere da parte dell’individuo).

Una spiegazione alternativa dell’identità di genere viene dallo studio di Kohlberg, il quale afferma che il concetto del ruolo sessuale nel bambino si sviluppa attraverso stadi specifici, paragonabili a quelli di altre aree dello sviluppo cognitivo (Piaget): il bambino arriva a identificare la categoria del genere nello stesso modo in cui arriva ad identificare altre categorie concettuali mediante un processo di sviluppo intellettuale che dipende dalla maturazione e dall’interazione con l’ambiente.

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