Psicometria: è possibile misurare la mente umana?

luglio 4th, 2012 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia del Lavoro

La psicometria è quella branca della psicologia che si pone l’obiettivo di misurare la mente umana. Ma è davvero possibile misurare la mente umana?

L’obiettivo non è certo facile, tant’è che la psicometria oggi risente di grandi punti di forza, ma anche di grandi punti deboli.

Iniziamo con i punti deboli

1. Usa i numeri

Il numero presuppone che le caratteristiche misurate (ad es. ansia, empatia, legame con l’azienda), siano unidimensionali e bidirezionali. Ovvero ci può essere più o meno ansia, più o meno empatia, più o meno legame con l’azienda… Ma non c’è l’ansia di Luigi, di Franco, di Francesca, come ansie qualitativamente diverse. C’è solamente la possibilità di situarsi in un continuum (più o meno ansia).

Essendo che le variabili psicologiche sono intangibili, il continuum è spesso presupposto e scarsamente verificabile.

2. La difficoltà a usare l’unità di misura (Marradi, 2007)

Qual è l’unità di misura dell’empatia? Differentemente dalle misure fisiche (altezza, peso etc…), le misure psicologiche sono intangibili. Di qui la difficoltà di dimostrare che ci sia un’unità di misura stabile per ogni variabile psicologica. Il metro, il kg invece li vediamo fisicamente.

Vediamo ora i punti di forza 🙂

1. Usa i numeri (lo so mi sono ripetuto)

In una scienza (la psicologia) spesso attaccata perché definita come “vendita di aria fritta”, la psicometria usa i numeri per testimoniare  ciò che accade nella mente. In qualche modo porta i dati a sostegno delle proprie teorie (e non solo la buona parola dell’autore di turno).

2. Si pone l’obiettivo della validità predittiva

Le variabili psicologiche sono intangibili, provocatoriamente direi che non esistono. Dunque come le utilizziamo? Qual è il loro valore pratico? Il valore pratico è dato dalla possibilità dei test di predire risultati. 

La capacità predittiva di un test è misurata tramite la correlazione tra i risultati al test e un criterio esterno, ovvero un esito esterno che riteniamo essere collegato al test (ad esempio fatturato per un test sulle abilità di vendita, n. di tentativi di suicidi per un test sulla depressione, numero di reclami per un test sulle abilità di comunicazione telefonica).

Se il numero prodotto dal test, per quanto intangibile è correlato ad un risultato tangibile (fatturato, comportamenti osservabili, numero di reclami in un’azienda, numero di infortuni sul lavoro, turnover). Allora il risultato al test, la misurazione (intangibile), diventa utile, tangibile e in qualche misura verificabile.

Voi cosa ne pensate? E’ possibile misurare la mente umana?

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