I pericoli di avere un figlio preferito e perché esiste

novembre 17th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

figlio-preferito

Nel “gioco delle preferenze” ogni genitore riconosce se stesso nelle caratteristiche fisiche di uno dei figli, ad esempio nel colore degli occhi, piuttosto che nel tipo di capelli, oppure si compiace di scoprire nel figlio una caratteristica del partner che lo aveva sedotto; al contrario alcuni difetti fisici come le orecchie a sventola o un nasone possono attenuare la sensazione di fierezza dei genitori, in quanto li feriscono nel loro narcisismo, con tutte le conseguenze che ne deriva per la relazione da un punto di vista affettivo (Rufo, 2002).

Molto spesso le affinità genitori-figli si basano, non tanto su somiglianze fisiche, quanto piuttosto su determinati tratti caratteriali, sulla base dell’idea che qualora si è simili, è inevitabile pensarla allo stesso modo (Rufo, 2002). Tuttavia, anche altri elementi della storia familiare possono giocare un ruolo rilevante: ad esempio «il nome, evocando buoni o cattivi ricordi, può determinare la presenza di buoni o cattivi sentimenti verso chi lo porta» (Rufo, 2002 p. 75), oppure si pensi ai ricordi felici legati alla nascita di un figlio in particolare.

In ogni caso bisogna essere cauti nel considerare certe disuguaglianze unicamente come frutto del trattamento differenziale dei genitori nei confronti dei figli: certe alleanze «poggiano a volte su basi reali, ma altrettanto spesso sono il frutto di
interpretazioni arbitrarie, nate dall’analisi di particolari minimi e poco rilevanti: i golosi credono di ricevere sempre la fetta di torta al cioccolato più piccola, le civettuole invidiano la sorella che ha ricevuto un vestito più grazioso del loro» (Rufo, 2002 p. 68).

I bambini sono estremamente sensibili alle componenti emotive nel processo educativo: essi percepiscono più acutamente le ferite, le offese e i rifiuti, personalmente vissuti come mancanza d’amore, mentre vedono realizzato nel fratello il desiderio di essere amato dai genitori, perché ne registrano in modo selettivo e ne valutano parzialmente i segnali (Petri, 1994) Inoltre, essi hanno un senso più o meno chiaro del proprio insuccesso, delle proprie debolezze e della propria cattiveria, ma il senso di colpa ad essi connesso e il suo carattere punitivo, vengono proiettati sui genitori che per forza di cose non possono amarli come ifratelli, dato che sono così cattivi (Petri, 1994).

«Dal voler occupare un ruolo all’interno della famiglia, dalla richiesta di attenzioni da parte dei genitori, oppure a causa di un amico o per il possesso di un giocattolo» (Capodieci, 2003 p. 137) può sorgere la rivalità fra fratelli: essa può esprimersi nell’infanzia con un comportamento aggressivo rivolto sia all’altro che alle cose circostanti, ma possono essere presenti sentimenti interiori come la gelosia, l’invidia, un senso di inferiorità e di frustrazione.

L’aggressività se adeguatamente espressa, serve a dimostrare dei sentimenti, ha un effetto stabilizzatore, perché il bambino sa cosa potrà aspettarsi dal fratello, consente di esprimere la rabbia in modo alternativo nei confronti di un bersaglio “più sicuro” ed infine, permette di sviluppare concetti come quelli di superiorità e inferiorità (Capodieci, 2003).

di Valentina Donnari

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