Perché una Bassa Autostima Può Metterti in Pericolo

luglio 17th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia Culturale | Uncategorized

bassa autostima

L’autostima consiste nell’opinione che abbiamo di noi stessi, nel giudizio di valore che diamo circa la nostra identità.

Il termine stima nasce in contesti sociali di valutazione, nei quali occorre adoperare delle unità di misura per differenziare oggetti e persone, conferendo loro uno specifico valore. Si stima il peso di una merce o il suo valore; allo stesso modo si stima un essere umano, se ne stabilisce il valore.

La valutazione, la stima, può dunque essere indirizzata da noi a noi stessi, e può essere più o meno alta, più o meno positiva. Come è intuibile, l’autostima non presenta giudizi costanti in nessun essere umano e subisce variazioni nella stessa misura in cui variano gli “umori” – le emozioni e i sentimenti – soggettivi.

La sua variabilità dipende da fattori emotivi interni alla soggettività, i quali tuttavia sono sempre influenzati da fattori esterni.

Le circostanze sociali che attivano la nostra autostima (circostanze presenti nella realtà effettiva o immaginaria) possono essere in apparenza normali e non di meno celare fattori più o meno visibili di stress, a causa dei quali l’angoscia di non essere all’altezza di una “prestazione” (affettiva, morale o intellettuale) da fornire a quel contesto diviene massima. Siamo di fronte a qualcuno o a una particolare situazione ed ecco che siamo stimolati a valutarci, a stimarci . Ghezzani B (1999) . Nei vari anni in campo psicologico sono stati portati avanti numerosi studi sull’autostima, un esempio tra questi è la ricerca di William James (1890-1983) il quale definisce l’autostima come rapporto tra sé percepito e sé ideale; il primo è la considerazione che un individuo elabora su di sé in base alle caratteristiche che dal suo punto di vista sono presenti o assenti all’interno della sua vita, il sé ideale è invece l’idea di come vorrebbe essere e del modello di vita che sta prendendo in considerazione. Secondo lo studioso la persona percepisce bassa autostima nel momento in cui il suo sé percepito non riesce a raggiungere il livello del suo sé ideale e quanto più grande è la discrepanza tra i due, tanto più nasce in un soggetto insoddisfazione (nel caso in cui il sé percepito sia di gran lunga minore) e alto senso di potere e successo (quando il sé percepito supera di molto il sé ideale). Si può arrivare a dire che secondo James il senso di autostima derivi dal rapporto tra successo e aspettative, infatti senza dubbio la maggior parte dei fattori che va a condizionare la creazione del personale livello di autostima discende dai risultati/esiti delle prove che siamo chiamati ad affrontare quotidianamente nella vita. Miceli M. (2000).

Una bassa autostima aumenta la probabilità di contrarre l’HIV

Da uno studio svolto in Portogallo da diversi autori (Ferreira M. , Bento M. , Chaves C. , Duarte J.) nel 2013 si è potuto osservare come l’autostima non sia solo una caratteristica psicologica che si può intaccare o perdere in seguito alla contrazione del virus, ma anche come essa possa portare alla maggiore possibilità di contrarre l‘HIV. In effetti si è notato che tra gli adolescenti di età compresa tra 14 e 21 anni, avere una alta autostima e un alta percezione di se, porti ad innalzare del 33% le possibilità di comportamenti rischiosi come:

  • avere rapporti sessuali non protetti;
  • provare droghe da iniezione solo per curiosità;
  • e non considerare la possibilità di poter essere infettato da amici e colleghi.

Un altro studio condotto invece in USA nel 1997 da Martin J. E kochx J. evidenzia come le caratteristiche che indicano una buona autostima siano poco presenti o del tutto assenti in uomini sieropositivi. Infatti solo il 23% raggiunge un livello medio basso di autostima ed auto percezione. La percentuale restante dichiara una autostima quasi del tutto assente. Dobbiamo comunque mettere in luce l’anno della ricerca, (1997), dove la situazione sociale dei sieropositivi in America non era delle migliori e spesso venivano discriminati, licenziati e ghettizzati dal resto della società. Credo che uno studio simile condotto nell’anno corrente darebbe risultati differenti e magari migliori.

di Giulia Zucchini (Relatore Tesi di Laurea Marcello Gallucci)

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