8 Passi per fare il Profilo di Psicologia Criminale [Criminal Profiling]

agosto 21st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

defense-attorney-840062_1280Psicologia e criminalità

 

 

Lo studio della Psicologia Criminale è condotto in una triplice direttiva:

  • Conoscere, tramite lo studio delle teorie psicologiche della personalità, i meccanismi che possono spiegare la variabilità individuale delle risposte comportamentali e identificare gli aspetti della personalità che più espongono al rischio criminale;
  • Trattare la prospettiva biologica per identificare fattori diversi del patrimonio biologico e genetico (ereditarietà, fattori neurofisiologici, comportamento istintuale ed appreso);
  • Considerare le componenti di vulnerabilità connesse a fattori psicopatologici, nel quadro delle correlazioni tra disturbi mentali e condotta criminosa.

L’aspetto più caratteristico delle correlazioni tra individuo e ambiente è rappresentato dal rapporto inversamente proporzionale fra le componenti di vulnerabilità individuale e i fattori ambientali: quanto più criminogenetici sono questi ultimi, tanto meno rilevanti sono le componenti legate all’individuo e viceversa. In momenti storici nei quali le generali determinanti sociali (fattori macrosociali) sono particolarmente criminogene, o dove per un singolo le circostanze situazionali, di ceto o familiari (fattori microsociali) siano sfavorevoli, si può osservare la condotta criminosa anche con una quota modesta di componenti di vulnerabilità personale, le quali, in differenti condizioni, sarebbero invece del tutto inidonee a condurre l’individuo alle scelte delinquenziali.

 

Personalità, temperamento, carattere del Criminale

Quando si costruisce il Profilo del Criminale (attività di Criminal Profiling, leggi qui un nostro corso gratuito sull’argomento), ci sono alcune aree di studio fondamentali, eccole elencate qui di seguito

Comportamento → complesso di atteggiamenti che ognuno assume in funzione dei suoi obiettivi e degli stimoli che gli provengono dall’ambiente: tali comportamenti sono espressione della psiche, quindi studio psicologia = studio del comportamento. Attività psichica è costituita da tre fondamentali funzioni: quelle della sfera cognitiva, quelle della sfera affettiva, quelle della sfera volitiva.

Sfera cognitiva → percezione, memoria, apprendimento, da cui discendono conoscenza (insieme funzioni che consentono di essere informato sulla realtà, di accumulare esperienze e acquisire nozioni), pensiero (organizzazione dei processi mentali di carattere simbolico che si concretizza nelle idee) ed intelligenza (insieme capacità acquisite che si usano, oltre a livello logico-razionale o speculativo, anche per agire nella vita relazionale: può essere l’attitudine ad affrontare e risolvere situazioni concrete -intelligenza pratica-, problemi generali ed astratti -intelligenza teorica-, è la capacità di passare da un problema alla sua soluzione).

Sfera affettiva → coloritura piacevole\spiacevole, positiva\negativa che eventi e pensieri ci suscitano; è responsabile degli stati d’animo che si sperimentano soggettivamente e possono essere spontanei o conseguenti a stimoli esterni. Si distingue l’umore (variare dell’emotività nelle diverse sfumature da tristezza a gioia), i sentimenti (espressioni più elaborate della vita affettiva che sorgono nel rapporto con persone e situazioni per la risposta interiore che ognuno vive nei loro confronti) ed emozioni (reazioni che si manifestano con intensità rilevante e si estrinsecano anche con fenomeni fisiologici).

Sfera volitiva → riguarda le azioni ed omissioni compiute per particolari fini; alla base del volere sussistono sia motivi consapevoli che inconsci, è territorio di pulsionalità ed istinti, sulla volontà si incentra tutta la tematica del libero arbitrio, responsabilità o determinismo.

Personalità → nell’uso comune ha significato di “abilità o accortezza sociale”, valutandola in funzione della capacità di un individuo nel reagire positivamente nei contatti con persone e situazioni diverse (un soggetto dotato di personalità sa far valere le sue ragioni e profittarne per perseguire i suoi obiettivi, oppure presenta problemi o disturbi di personalità quando il modello di esperienza interiore e di comportamento devia rispetto alle aspettative del suo ambiente ed il suo funzionamento sociale risulta inadeguato a mantenere rapporti interpersonali). Una seconda accezione considera inerenti alla personalità di un individuo le impressioni più intense che suscita negli altri: la reazione del prossimo al modo di interagire di un individuo definisce la sua personalità (prepotente, affascinante ecc), è una definizione psicosociale. Per questa prospettiva c’è una coincidenza tra concetto di personalità e di ruolo: quest’ultimo è tratto dalla psicologia sociale, è il modello organizzato di condotta relativo ad una certa posizione dell’individuo in un insieme inter-relazionale (Hartley 1952). La personalità può anche essere intesa come l’insieme delle qualità e caratteristiche di un soggetto, quale somma di aspetti biologici e psichici suscettibili di osservazione e descrizione obiettiva, facendo astrazione dai riflessi interpersonali. In altre definizioni la personalità include gli aspetti unici, irripetibili o più rappresentativi di una persona, ricalcando il concetto di individuo della prospettiva biologica ma riferendola solo alle componenti psichiche.

Dato che l’uomo è un essere sociale, la dimensione da considerare per comprendere la sua personalità e comportamento va oltre il livello intrapsichico, persino la definizione di Allport 1937 “la personalità è l’organizzazione dinamica all’interno dell’individuo di quei sistemi psicofisici che determinano il suo adattamento unico all’ambiente” non è soddisfacente perchè mantiene una separazione fra realtà psicologica e sociale, nel senso che non sottolinea il significato sistemico e il rapporto di causalità circolare del reciproco influenzamento tra di esse.  Individuo deve adeguare la propria personalità all’ambiente sociale, il quale rimanda all’individuo quell’immagine che esso si è fatto di lui, al punto che il soggetto è indotto a modificare la propria autopercezione e comportamento, in un continuo processo di reciprocità e retroazione fra individuo e suo ambiente. La condotta criminale è un particolare tipo di comportamento nella società legato alle caratteristiche della persona ed ai reciproci influenzamenti tra persona ed ambiente, quindi dal pdv criminologico la personalità interessa nei suoi aspetti psicosociali: si può dunque definire come un insieme di pattern relativamente stabili di pensare, sentire, comportarsi e mettersi in relazione con gli altri, in questo contesto assumono rilievo anche i valori morali e gli ideali. In criminologia l’incontro è tra la personalità di un soggetto e gli altri nel senso dell’adesione o meno alle norme, e lo studio è mediato dal rapporto del soggetto on queste, al punto che si è parlato di “personalità o identità normativa”. Le interrelazioni tra personalità e ambiente sociale sono in continua evoluzione dinamica e la personalità è da vedersi come risultante di continui scambi ed influenzamenti, non può considerarsi come data una volta per tutte, immodificabile: anche se sono insite nel concetto di personalità una certa costanza e continuità nel tempo del modo di essere, residuano possibilità di cambiamento, altrimenti non avrebbero senso i concetti di risocializzazione e di trattamento rieducativo.

Temperamento → si collega alla base innata, alla struttura biologica delle disposizioni e tendenze peculiari di ognuno nell’operare nel mondo e nel reagire all’ambiente: mite, violento ecc. Non bisogna dimenticare che educazione e stimoli ambientali hanno importanza nello sviluppare o inibire i tratti del temperamento, ma i genetisti stanno scoprendo l’esistenza di certi geni che sembrano essere in relazione con il comportamento, inoltre studi recenti indicano come presente fin dai primissimi mesi di vita un temperamento chiaramente volto alla violenza in una % importante di neonati (confermata dal continuo degli studi fino alla giovinezza); in tale prospettiva il temperamento è da ritenersi come poco modificabile perchè legato al patrimonio genetico. Il concetto di temperamento contiene connotazioni di potenzialità.

Carattere → Esperienze di vita, particolarità dei rapporti interpersonali e familiari, posizione sociale, frustrazioni e gratificazioni, le infinite circostanze esistenziali incidono sul temperamento, facendo assumere al soggetto modalità di pensare, atteggiarsi e agire più o meno diverse da quelle innate (carattere). Le potenzialità del temperamento si traducono in attualità, ovvero carattere, per effetto delle esperienze che la vita pone a ciascuno. Il carattere rappresenta la risultante dell’interazione fra temperamento e ambiente: non è una componente statica, ma la sua modificabilità è relativa, possibile in alcune espressioni ma non nel suo nucleo profondo (del temperamento), quindi nel concetto di carattere è insita una componente di abitualità e prevedibilità come aspetto dotato di forte persistenza. Il carattere è meno modificabile con l’avanzare dell’età.

Teorie della personalità → forniscono vari modelli della personalità umana in un contesto teorico razionale e unitario.

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