Come Riconoscere la Depressione nei Bambini

settembre 5th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia dello Sviluppo

depressione bambinoIl campo dei disturbi depressivi che riguardano i bambini non è stato molto indagato, in quanto fino a pochi decenni fa si riteneva che i disturbi depressivi interessassero solo la popolazione adulta. Le prime ricerche applicavano ai bambini gli stessi criteri adottati per gli adulti, non considerando la psicopatologia dell’età dello sviluppo, dunque per le diverse fasce d’età. È possibile però ugualmente affermare che la depressione sia un disturbo quando perdura un umore triste, quando c’è la perdita di piacere e interesse per la vita quotidiana, l’aumento del sonno o insonnia, maggiore affaticabilità, la riduzione o l’aumento dell’appetito, ecc.

Attraverso l’osservazione attenta dei bambini nel primo anno di vita è emersa, a causa della deprivazione materna, la presenza di una grave forma depressiva, definita “depressione anaclitica”, mentre il lutto e la tristezza sono stati associati alla perdita dell’attaccamento alla madre. Nei bambini il tasso di frequenza dei disturbi dell’umore è pari allo 0,3%, invece arriva allo 0,9% nei bambini ricoverati in ospedale.

Nei bambini e negli adolescenti i disturbi dell’umore tendono frequentemente a riscontrarsi in famiglia; una maggiore incidenza del disturbo si evidenzia nei figli dei genitori depressi o con parenti depressi. Purtroppo, se il rischio della malattia è molto alto a causa della gravita del disturbo del genitore, o della frequenza del disturbo nell’albero genealogico della famiglia, e a questo si aggiungono assenze prolungate legate a ricoveri del genitore malato, le difficoltà del genitore sano, la riduzione delle relazioni sociali del nucleo familiare, il rischio aumenta. Altri significativi fattori di rischio sono l’abbandono, il trauma, l’abuso, componenti temperamentali legati alla reattività agli stressor, difficoltà di attaccamento, danni cerebrali e elevata sensibilità ai conflitti familiari e all’espressione delle emozioni.

Tutti i fattori di rischio vanno ad interferire, come nel disturbo d’ansia di separazione, sulla produzione di un alto livello di arousal, in quanto l’impatto con un trauma, una separazione o un abuso producono stati prolungati di iperarousal che causano cambiamenti dell’umore, delle abitudini alimentari, del sonno. Tra tutti questi fattori, il ripristino di una condizione di benessere dipende, anche se parzialmente, dalla disponibilità emotiva del soggetto.

Diagnosi di Depressione nei Bambini

Nella classificazione diagnostica CD: 0-3R la diagnosi di depressione è possibile quando i bambini, già nel primo anno, mostrano: umore depresso o irritabile con una diminuzione dell’interesse o di piacere verso attività tipiche del loro periodo di sviluppo, una diminuita capacità di protesta verso situazioni frustranti, un utilizzo eccentrico del pianto, ridotte interazioni e iniziative sociali. Questi sintomi sono spesso affiancati a disturbi del sonno, dell’alimentazione, della perdita di peso e per poter parlare di disturbo occorre che perdurino per almeno due settimane; è possibile la diagnosi differenziale con il disturbo reattivo dell’attaccamento (RAD) soprattutto in caso di condizioni di forti carenze di cure, e con il disturbo di adattamento, quando sintomi depressivi non gravi vengono osservati nel corso dell’adattamento ad un nuovo contesto ambientale.

I bambini affetti da depressione nel primo anno di vita, appaiono tristi, seri e privi di allegria. Questi comportamenti inducono una reazione empatica nell’adulto, in quanto i bambini non sono isolati, ma tendono a mantenere lo sguardo fisso sull’altro, mantenendo l’espressione triste. Dapprima piangono con espressione di dolore, poi il pianto si trasforma in rabbia e irritazione, dopo ancora smettono improvvisamente di piangere. Lo sguardo da impaurito e triste diventa apatico e spento, evitante e quasi inespressivo.

Nel bambino depresso, gli scambi comunicativi con la madre diminuiscono e rallenta lo sviluppo della lallazione o ci può essere una perdita di abilità linguistiche precedentemente acquisite. Svanisce il sorriso sociale e di riconoscimento, qualche volta il bambino tenta di sorridere ma non esprime nessuna emozione positiva. I movimenti del bambino depresso sono pochi e molto lenti, in un secondo momento diventa irrequieto e irritabile; è evidente un sostanziale rallentamento dello sviluppo motorio. Il lattante ha difficoltà ad alimentarsi, rifiuta il cibo o lo vomita, andando incontro a difficoltà di accrescimento corporeo. Il comportamento non è esplorativo, come ci si aspetterebbe da un bambino della stessa età; si manifesta rassegnazione che avanza con l’avanzare del disturbo. Sono frequenti disfunzioni all’apparato respiratorio e intestinale.

La depressione è correlata alla perdita dell’oggetto d’amore che si verifica quando non ha potuto introiettare l’immagine materna, dunque un lutto non risolto che si manifesta sottoforma di depressione con la conseguente perdita dell’autostima e del benessere. I bambini al di sotto dei sei anni, hanno difficoltà ad elaborare il lutto a cui segue una cronicizzazione del sintomo che sfocia nello sviluppo di disturbi psicopatologici più gravi.

I disturbi depressivi se non trattati in modo adeguato possono avere delle recidive e provocare gravi difficoltà e complicazioni come ritardo o arresto dello sviluppo, notevoli difficoltà scolastiche, suicidio, abuso di sostanze e disturbi della condotta.

Terapia per la Depressione nei bambini

Nel trattamento psicoterapeutico è indispensabile il sostegno della famiglia nel comprendere i disturbi dell’umore e nel cogliere quali sono i bisogni profondi del bambino depresso, l’essere sostenuto e incoraggiato. La psicoterapia deve includere un approccio cognitivo e uno più strutturato e diretto ad espandere le funzioni e le interazioni sociali a breve e lungo termine. Negli ultimi anni si sta facendo anche ricorso ad alcuni farmaci antidepressivi, attraverso però una scelta oculata, dal momento che, attraverso l’uso precoce di questi farmaci, si può incorrere in qualche rischio.[1]

[1] Ivi pp. 159-172.

di Federica Visconti

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