Le 10 Caratteristiche Psicologiche più Frequenti nel Suicidio

marzo 7th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Psicologia Clinica

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Nella prospettiva psicoanalitica, in particolare nel lavoro di Sigmund Freud “Lutto e Melanconia” si afferma che i meccanismi psicodinamici che si attivano nel probabile suicida sono quelli di ambivalenza nei confronti degli oggetti d’amore di tipo narcisistico, di identificazione con l’oggetto amato-odiato nel tentativo di riparare la sua perdita vissuta come intollerabile ed infine di aggressione distruttiva dell’oggetto introiettato.

Il suicidio esprime aggressione contro una persona amata con la quale l’individuo si è identificato e costituisce così un omicidio mancato.

Per Freud, il suicidio sarebbe il risultato della pulsione tra eros e thanatos, con predominio finale per quest’ultimo. Per Carl Gustav Jung, il suicidio distruggeva l’armonia tra il cosciente e l’incosciente derivante da impulsi aggressivi repressi.

Per Karl Menninger era il risultato di una rabbia omicida nei confronti di se stessi, come un omicidio invertito. È anche considerato come un meccanismo di autocastigo, che deriva dalla colpa.

Aaron T. Beck riconosce il legame tra disperazione e suicidio. La depressione veniva mantenuta da una relazione interattiva tra una visione negativa di sé, della vita e del futuro, ossia dalla “triade cognitiva”. I pazienti potevano essere depressi e mantenere la speranza che le cose potessero migliorare, ma quando non avevano più speranza diventavano particolarmente vulnerabili al suicidio.

Il gruppo di Beck ha elaborato scale di misura per le intenzioni suicidarie e per le ideazioni suicidarie, perciò ha pubblicato linee guida efficaci per identificarle e per intervenire con successo.

Beck e il suo gruppo hanno scoperto che la disperazione era connessa maggiormente al suicidio consumato piuttosto che l’esperienza soggettiva della depressione.

I meccanismi psicologici che implicano il comportamento suicida somigliano a forme di comportamento autodistruttive come l’alcolismo, comportamenti antisociali violenti, di cui il suicidio è l’atto finale. Le esperienze traumatiche
infantili sono più comuni tra le persone con una tendenza al comportamento
autodistruttivo, in quanto hanno maggiore difficoltà a impostare rapporti stabili e
sicuri. Il tentato suicidio si verifica maggiormente tra vittime di maltrattamenti e
abusi.

Edwin S. Shneidman è considerato il padre della suicidologia moderna. Egli considerava il suicidio come una crisi psicologica, come un atto cosciente di annientamento, che si interpreta come un malessere multidimensionale in un individuo che considera questo atto come soluzione migliore. Lo studioso unisce gli studi di sociologi, che hanno dimostrato che il tasso di suicidi variano in accordo con fattori come la guerra; di psicoanalisti, che sostengono che la rabbia nei confronti di una persona cara che è rivolta verso se stessi, di psichiatri, che lo vedono come un disequilibrio biochimico, perché la risposta è presente in ognuno di queste e oltre.

Nel suo lavoro, Shneidman elabora dieci caratteristiche comuni nel suicidio (Ten Commonalities of Suicide):

  • il proposito comune del suicidio è di trovare una soluzione;
  • lo scopo comune del suicidio è la cessazione della coscienza;
  • lo stimolo comune nel suicidio è una sofferenza psicologica intollerabile;
  • il fattore di stress comune nel suicidio è la frustrazione delle esigenze psicologiche;
  • l’emozione comune nel suicidio è la disperazione-impotenza (Hopelessness-Helplessness);
  • l’atteggiamento interno del suicidio è l’ambivalenza;
  • lo stato cognitivo comune nel suicidio è la costrizione;
  • l’azione è la fuga;
  • l’agito interpersonale comune nel suicidio è la comunicazione dell’intento; la correlazione comune nel suicidio è con modelli di “coping” attivi in tutta la vita.

di Ilaria Congiu

Psicologia del Suicidio

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