Come identificare le menzogne con il metodo ADAMS (ex FBI Agent)

dicembre 1st, 2016 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo

Lo studio di Susan Adams ha la finalità di studiare gli aspetti linguistici e strutturali delle narrative scritte, e il valore predittivo di alcuni fattori rispetto alla probabilità che si tratti di narrative vere o false.

Per evitare questo, chi mente lo fa per omissione piuttosto che per commissione. Compariranno dunque delle differenze sul profilo linguistico.

Molte ricerche si focalizzano sull’analisi linguistica di dichiarazioni orali, eppure, non è detto che gli indicatori di falso nelle dichiarazioni orali siano completamente uguali a quelle scritte.

Il limite delle dichiarazioni orali è relativo all’influenza che l’intervistatore può avere sull’intervistato tramite la sua Comunicazione Verbale e Non Verbale.

Alison, Fossi e Bramley (1998) hanno notato che le narrative fornite dalle vittime di stupro sono effettivamente un prodotto dei processi di intervista.

Prima di parlare di indicatori di falso, bisogna parlare di tecniche per formulare le domande (questioning techniques).

Lo studio di Susan Adams presenta l’analisi testuale degli scritti a finale aperto. Vi è dunque una semplice domanda a risposta aperta: “Cosa è successo?”. A seguito di quella domanda, qualunque specificazione successiva può influenzare nettamente il risultato.

Susan Adams trae informazioni da teorie diverse come CBCA ed RM

L’uso della parola inganno nello studio è usato per l’inganno intenzionale, non per errore inconsapevole. O’Hair e Cody (1994) hanno definito l’inganno come il “tentativo consapevole di creare o perpetuare impressioni false tra i comunicatori)

Tre metodi di riconoscimento della Menzogna

Esistono tre approcci generali al riconoscimento dell’inganno

  • Fisiologici
  • Non verbali
  • Verbali

DePaulo et al ha trovato nella sua review Cues to Deception che i principali indicatori di falso sono di tipo verbale. Lo Studio di Susan Adams analizza le narrative scritte.

Lo studio presente valuta 6 attributi di narrative scritte

  • Equivoco
  • Negazione
  • Lunghezza del prologo
  • Dettagli Sensoriali Unici
  • Citazione di un Discorso
  • Emozioni nella parte conclusivo
  • Numero di parole

fbi

 

Espressioni equivoche

L’equivoco rivela incertezza tramite l’evitamento di una risposta definita.

I comunicatori che precedono un discorso con “forse”, “probabilmente”, non sono particolarmente impegnati nelle loro spiegazioni. La risposta “forse” in una domanda diretta è ragionevole. Ma nella rievocazione spontanea è curioso.

L’equivoco in una narrativa aperta può portare vaghezza deliberata usando termini ambigui con tante possibili interpretazioni.

I ricercatori hanno usato vari termini per il concetto di equivocazioni. Wiener e Mehrabian (1968) parlano di qualificazione per riferirsi a frasi come “penso”, “credo e “può essere. Le frasi di qualificazione implicano incertezza e indicano una separazione tra il comunicatore e la persona oggetto della comunicazione

Weintraub (1989) ha suddiviso i qualificatori in tre componenti

  • Espressioni di incertezza (penso)
  • Indebolitori (una specie di)
  • Frasi vaghe (quello che si potrebbe definire un)

Wade (1993) ha usato il termine “barriere” per le parole di equivocazione come “credo”, una specie di, probabilmente. Ci sono tre motivi per cui una persona può includere le barriere nella comunicazione.

  1. Il narratore può aver dimenticato alcuni aspetti degli eventi
  2. Il narratore ha una difficoltà emozionale nella descrizione di un evento traumatico
  3. Il narratore può non essere stato presente all’evento descritto

Wiener e Mehrabian hanno usato il termine specificità denotativa per definire il livello di ambiguità usato per riferirsi ad un oggetto o auna persona specifica.

Se mi riferisco ad una persona come “Sarah Jones” la mia specificità denotativa è alta e c’è scarsa ambiguità. Se invece dico “una donna” o “qualcuno” la mia specificità denotativa è scarsa.

 

 

Utilizzo del linguaggio aspecifico

Molti politici e diplomatici hanno perfezionato l’uso dell’equivoco per esprimere un certo grado di accordi generale con le persone. Per questi individui, l’arte dell’equivoco può essere una pratica consapevole, in quanto in politica e diplomazia, il successo dipende dal numero di possibilità ed alternative che ci si riesce a creare (Williams & Goss, 1975).

L’equivoco può essere una tecnica efficace per evitare di offendere un altro individuo. Un sospetto innocente sarà chiarissimo, al fine di essere compreso al massimo.

Negazione

Le negazioni in una narrativa possono essere un modo per evitare di fornire una risposta diretta.

Quando si risponde ad una domanda aperta come “cosa è successo” la risposta attesa è quella di descrivere le azioni che sono successe. Uno scrittore o un parlante dovrebbe dirci cosa è usccesso, non cosa non è successo. Frasi come “no”.

Se si fa una domanda diretta “hai preso i soldi mancanti” il sospetto innocente dovrà rispondere in modo chiaro con un bel “no”. Una chiara negazione è positiva in una domanda diretta. Ma nella domanda aperta “cosa è successo” non è richiesto che la persona ci dica che NON abbia commesso ilreato.

Coulthard (1992) nota che la maggioranza delle frasi deve essere positiva e non negativa.

Rudacille (1994) ha esaminato le frasi negative nel suo studio sull’evasione verbale di sospetti criminali, testimoni e vittime. Rudacille ha notato che la presenza dell’evasione verbale nelle dichiarazioni orali e scritto è sei volte più presente nelle storie ingannevoli che in quelle veritiere.

Rudacille ha identificato 16 categorie di evasione. Tre categorie di negazioni, frasi di obiezioni, frasi non posso, frasi rifiuto non riflessivo della conoscenza

Frasi di obiezioni che includono “non posso fare qualcosa come questo” “non sono il tipo di persona che lo farebbe”, non sarei capace di fare quelle cose”.

Esempi di “frasi non posso sono: “non posso dirlo, non posso pensarlo, non posso dirtelo.

Le frasi negazione della conoscenza sono “non ricordo, non posso pensarci”.

 

L’uso dei tempi

Le narrative possono essere divise in tre parti

  • Il prologo
  • L’incidente criminale
  • La conclusione

La prima parte di una narrativa, il prologo, stabilisce il contesto di un evento fornendo dettagli su quando e dove le azioni specifiche si sono verificate.

La seconda parte della narrativa risponde a “cosa” “chi” e come.

La parte finale della narrativa, descrive la reazione fisica e mental all’evento. A conclusione di un evento traumatico il narratore può descrivere di aver chiamato un numero di emergenza per l’assistenza oppure può descrivere le sue reazioni personali come piangre, scuotersi o vomitare.

Secondo Rabon (1996) le narrative veritiere dovrebbero essere bilanciate tra di loro 33% per prologo, incidente e conclusione.

Secondo Rudacille invece la suddivisione corretta è 20 % per il prologo, 60% per l’evento e 20% per la conclusione.

Un riferimento alla lunghezza dei prologhi nelle narrative può essere trovato nel 104-63 avanti crista, quando in uno dei libri apocrifi 2 Maccabei  stato scritto. Nella storia di Giuda Maccabeo si fa riferimento alla premessa di un testo. 2 Maccabei 2:32

“A questo punto, iniziamo la nostra narrativa, senza aggiungere niente a ciò che è stato appena detto; perché sarebbe folle allungare la premessa tagliando la storia stessa”.

Rudacille afferma che il racconto della storia non dura almeno un terzo del totale è probabilmente falsa perché si parla più delle premesse.I risultati riguardanti la lunghezza del testo hanno trovato risposte in varie direzioni. DePaulo nella sua meta-analisi ha riscontrato che ci sono narrative più brevi nei menzogneri quando si fanno domande dirette.

 

 

Dettagli Sensoriali Unici

I dettagli sensoriali unici sono di tipo visivo, uditivo, cinestesico, gustativo o olfattivo. Johnson e Raye (1981) hanno dimostrato che nelle storie false gli elementi sensoriali sono solitamente meno presenti.

Emozioni nella conclusione

Johnson e collaboratori hanno dimostrato che per gli eventi sperimentati ci sono maggiori informazioni affettive, come le reazioni emozionali e meno esempi di operazioni cognitive.

I sospetti o le vittime coinvolge in eventi traumatici possono includere emozioni nelle loro narrative dell’evento. Le vittime che dicono la verità o i sospetti spesso concludono le loro narrative con descrizioni specifiche di paura, rabbia, imbarazzo o shock (Kaster, 1999; Parker & Brown, 2000).

Durante l’evento traumatico in se, le vittime sono generalmente non consapevoli delle emozioni; quando la crisi è finite, in ogni caso, le emozioni si sviluppano nella coscienza.

Undeutsch (1989) ha utilizzato il criterio Riportare Esperienze soggettive come un elemento di realtà per distinguere storie veritiere da quelle finte. Steller e Koehnken (1989) hanno incluso lo Stato Mentale Soggettivo come uno dei 19 criteri di veridicità della CBCA. Dana-Kirby (1997) ha dimostrato che l’inclusione dell’esperienza soggettiva era significativamente più presente nelle storie vere che in quelle false.

Discorsi citati

Si tratta di parole riportate letteralmente. Includere un discorso secondo Caldas-Coulthard (1994) significa che quelle particolari parole sono state significative per la persona. L’utilizzo di citazioni forniscono un livello di specificità inaspettata per una persona che da una descrizione fabbricata.

Una persona che subisce un furto può riportare la frase “Svuota la cassa! Muoviti! Muoviti”

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