Le drammatiche conseguenze dell’abuso sessuale minorile

marzo 8th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

IL DISAGIO EMOTIVO CAUSATO DAGLI ABUSI

Articolo di Alessia Chirico

Il disagio emotivo conseguente all’esperienza traumatica dell’abuso è espresso dal bambino-vittima attraverso vari sintomi che, molto spesso, sopperiscono alla mancanza di una denuncia o alla difficoltà di raccontare l’accaduto.

I disturbi che ne derivano possono essere classificati in questo modo:

  • a) somatici;
  • b) psicosomatici;
  • c) psichiatrici;
  • d) turbe del comportamento;
  • e) sviluppo di perversioni.

Le psicopatologie che si riscontrano più frequentemente nei bambini abusati comprendono: disturbi del ritmo del sonno, delle funzioni alimentari e sfinteriche, disturbi del comportamento e perversioni, fino addirittura a determinare uno scompenso psicotico o dei disturbi di personalità di tipo borderline. Tuttavia, lo sviluppo di una psicopatologia non è dovuto all’abuso in sé, quanto piuttosto ai meccanismi di difesa messi in atto dal bambino per evitare il disagio. I bambini abusati vivono il contesto dell’abuso come fosse la normalità, a cui non reagiscono con sentimenti di rabbia, ma con un profondo senso di colpa primario (Neumann, 1963) perché anormale e cattivo, e per questo motivo non è degno di essere amato. Nonostante questi forti sentimenti, il bambino non può permettersi di esprimerli, e per questa ragione mette in atto dei rigidi meccanismi di difesa affinché gli assicurino protezione dalla gamma di sentimenti che prova e, soprattutto, affinché non intacchino l’immagine dei genitori.

abuso sessuale conseguenze

I meccanismi di difesa che il bambino abusato mette in atto, dunque, sono (Montecchi, 2012):

  • La rimozione, che permette di escludere dalla coscienza sentimenti, desideri o pulsioni il cui soddisfacimento risulta pericoloso o in conflitto con altre esigenze; questo è possibile si a livello conscio, che a livello inconscio, e presuppone la presenza di un mondo rappresentazionale e simbolico;
  • Il diniego, attraverso cui viene negata la realtà negativa che ha provocato il disagio, e la sua efficacia è inversamente proporzionale al grado di maturità e forza dell’Io.
  • Il distanziamento affettivo, che separa la carica affettiva dall’evento negativo, permettendo così di ricordare l’evento, senza che esso coinvolga emotivamente ed affettivamente il bambino;
  • La scissione, in cui l’oggetto viene separato attivamente in sentimenti contraddittori verso l’oggetto buono, verso cui dirige l’impulso libidinoso, e l’oggetto cattivo, verso cui rivolge l’impulso di aggressività.
  • L’identificazione con l’aggressore, che, per liberare il bambino dall’angoscia suscitata dal comportamento dell’aggressore, ne assimila il comportamento per conformarvisi; in questo modo, viene attivata la componente aggressiva che è presente in tutti gli esseri umani.
  • L’identificazione con la vittima, che si realizza quando i sensi di colpa e l’autorità dell’adulto prevalgono, così il bambino dà ascolto al Super-io tirannico, riesce ad evitare il conflitto e la riprovazione che potrebbe risultare dal confronto con l’altro, e, infine, si illude di detenere il potere morale rispetto all’adulto, che agisce violentemente[1].

Gli ultimi due indicatori spiegano i motivi per cui un bambino abusato diventi anch’esso un aggressore senza riguardo per i proprio figli, caratteristica che prende dal partner poco protettivo del genitore abusante, che di solito si identifica con un ruolo di vittima. Queste identificazioni si perpetrano nelle relazioni future, e saranno quasi sicuramente perverse e dannose per l’individuo, al fine di compiere il ciclo della trasmissione transgenerazionale.

I disturbi sopracitati fanno emergere in forma esplicita una situazione di abuso sessuale, cioè forniscono una rilevazione attraverso gli appositi indicatori. Invece, quando è il minore stesso a confidare la situazione di disagio in cui vive, si parla di rivelazione; in particolare, si possono distinguere due casi di rivelazione: diretta, nella quale egli racconta fatti che, se veri, costituiscono ipotesi di abuso sessuale; mascherata, in cui non c’è un racconto chiaro degli eventi, oppure vengono descritti situazioni di maltrattamento o comportamenti ambigui dell’adulto. Inoltre, in certe situazioni, il minore può ostentare comportamenti “da vittima” che fanno sorgere dei sospetti. Dato che la testimonianza del minore è fondamentale nei casi di abuso sessuale, gli esperti dovranno ponderare ogni dichiarazione con la massima attenzione, perché riscontri concreti di elementi che possono costituire una prova portano al procedimento penale. A questo proposito, si riscontra un alto numero di casi di falsi abusi dovuti ad una discriminazione diagnostica poco attenta tra le situazioni di reale abuso sessuale e quei contesti in cui tali accuse sono il sintomo più grave di una PAS (Sindrome da Alienazione Parentale) o, talvolta, l’espressione di un ritardo mentale borderline.

[1] Montecchi, F. Dal bambino minaccioso al bambino minacciato, FrancoAngeli Editore, 2012, pp 46-48

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