Come identificare un pedofilo: caratteristiche e comportamento

ottobre 28th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

Articolo di Francesca Nigro

Il pedofilo spesso viene associato alla figura dei Folk Devil, che fa riferimento a individui o specifiche categorie che pongono in essere comportamenti che generano pericolo e colpiscono direttamente la sicurezza dell’ordine pubblico.

Tali soggetti sono circoscritti in determinati gruppi marginali e outsider che vengono categorizzati al di fuori delle classiche devianze sociali, apportandone una valenza estremamente negativa.

Ma non tutti i pedofili rientrano nella categoria di criminale sessuale e fra questi ultimi non a tutti viene diagnosticata questa disfunzione. Infatti vi possono essere individui che affrontano questa loro problematica in maniera latente, senza manifestare apertamente il fenomeno e magari senza orientarsi ad un programma curativo per paura di confessare le proprie tendenze immorali generando cosi in maniera parallela disturbi associati come la depressione.

Inoltre questo disturbo può generarsi come conseguenza di un ritardo mentale, della demenza, della modificazione della personalità dovute a una condizione medica generale, da un’intossicazione da sostanze psicoattive, quali droghe ed alcool, da episodi maniacali o da schizofrenia e si può distinguere dalla Parafilia perché la manifestazione dell’abuso può non essere una realizzazione delle pulsioni interne, ma solo comportamenti associati a questi disturbi mentali in quanto gli atti sessuali inusuali tendono ad essere isolati e solitamente insorgono in un’età più avanzata.

Ciò avviene perché si può incorrere ad una diminuzione delle capacità sociali o del controllo degli impulsi e successivamente una diminuzione del giudizio, provocando un approccio sessuale fuori dalla norma.

Alcuni soggetti portatori di tale disturbo possono limitarsi alla semplice osservazione del minore che viene svestito, altri alla masturbazione attuata in sua presenza, stimolando cosi l’eccitazione per essere osservati dalla fonte delle loro fantasie, e individui che mirano alla possibilità di accarezzarlo e toccarlo con delicatezza.

In altri casi l’abuso sessuale viene aggravato dalla presenza della violenza, sottoponendo il fanciullo a rapporti orali, attivi e passivi, quindi fellatio e cunnilingus, penetrazioni vaginali, nel caso che ci si trovi dinanzi una bambina, o anale in entrambi i sessi del minore. Inoltre possono fare utilizzo anche di dita o corpi estranei di varie entità.

Tali attività possono essere razionalizzate e/o giustificate da questi individui, sostenendo che questi comportamenti possono essere ritenuti educativi per il minore, che esso stesso ne trae piacere, o che si sia posto in modo provocante tale da rendere legittima la reazione di eccitazione generata nel pedofilo. Se ci si trova nel caso in cui il pedofilo degenera le sue pulsioni fino a trasformarle in abusi sessuali, possiamo distinguerli essenzialmente in due categorie a seconda della tipologia di rapporto che esso sviluppa con l’infante :

  • abusi sessuali intrafamiliare, in cui i soggetti limitano le loro attività ai propri figli, figliastri o parenti e tali abusi possono essere suddivisi ulteriormente in “manifesti”, nel caso in cui l’abusante vive nell’abitazione del minore ed è membro del nucleo familiare o è un consanguineo che non vive nella medesima dimora, “mascherati”, se ci si trova dinanzi a pratiche igieniche inusuali od obbligo dei genitori di far osservare al bambino, sotto loro richiesta, i loro rapporti sessuali, e “pseudo-abusi”, quando ci troviamo a delle dichiarazione non veritiere del bambino, alla convinzione errata di un genitore o accusa consapevole di un coniuge verso l’altro;
  • abusi sessuali extrafamiliari, le cui vittime vengono scelte al di fuori della cerchia familiare, in alcuni casi sono adottati da paesi sottosviluppati, in altri vengono rapiti ad estranei, e questi abusi vengono suddivisi da Malizia nel 2003 in “istituzionali”, dove gli abusanti fanno parte di organizzazioni e organismi responsabili della educazione, gestione del tempo o della cura dei minori, “di strada”, nel caso in cui i soggetti sono degli estranei che adescano i minori tramite la corruzione, “ai fini di lucro”, sviluppato da singoli individui o gruppi criminali specializzati con la vendita o produzione di materiale pedo-pornografico, “da parte di gruppi organizzati”, le cui vittime sono molteplici e costrette, mediante forme coercitive, anche a partecipare a rituali sacrificali, che possono degenerare anche nella loro morte.

Porre in essere tutte queste distinzioni ci serve per poter utilizzare tali conoscenze come strumenti di prevenzione anche per il rischio di recidiva che può generarsi nel Sexual Offender.

Da questo punto di vista è interessante una ricerca internazionale sugli autori di atti pedoparafiliaci svolta da Hanson nel 2003, servendosi di 10 database, evidenziando che i molestatori le cui vittime sono maschi, tendono con maggiore probabilità a recidivare rispetto a chi abusa di bambine.

Il tasso di recidiva sessuale per chi ha molestato un bambino è pari al 20% se sono intercorsi 5 anni dalla scarcerazione, e 35-45% nel caso del lasso temporale di 15 anni dal rilascio, mentre in entrambi i periodi di scarcerazione per il caso di vittime femminili i dati
percentuali vanno rispettivamente dal 10% al 15-20%.

L’autore stesso rileva che nonostante i tassi di recidiva raccolti aumentino con il tempo, la possibilità che un reo commetta nuovamente il reato diminuisce in modo proporzionale al periodo passato nella comunità senza commettere delitti. Infatti dopo 15-20 anni dalla scarcerazione il tasso è pari al 3%.

 

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