Hikikomori: trattamento, cura e terapia in psicologia

maggio 26th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Per spiegare l’origine del comportamento definito come hikikomori, sono state proposte ipotesi che possono essere riassunte fondamentalmente in due prese di posizione: una prevede il considerare tale condotta una patologia psichiatrica nascente, diversamente, l’altra afferma che si debba valutare la situazione effettuando un’analisi del fenomeno sotto un’ottica essenzialmente culturale. Quest’ultima posizione sembra essere quella maggiormente accreditata, essa si focalizza sui pilastri della cultura diffusa in Giappone. Un Paese costituito da una mentalità rigida e metodologica, in cui vige la figura di un padre assente a causa dei meticolosi ritmi professionali su cui la società si basa. Una comunità in cui il senso della disciplina viene impresso nel corso dell’adolescenza per proseguire in età adulta, come dimostrato attraverso una formazione scolastica incentrata sull’agonismo che determina lo sviluppo di una forma mentis carrierista.

Nel sol levante l’istruzione è fondata secondo una scala strettamente gerarchica, infatti le imprese del Paese tendono sempre di più ad assumere i giovani laureati provenienti dalle università più altolocate, tra cui spicca Tōdai, abbreviazione dell’Università imperiale di Tokyo, ritenuta la più prestigiosa del Giappone. Tutto ciò può elicitare in un individuo predisposto la tendenza al ritiro, poiché influenzato perfino dal contesto famigliare che, data l’organizzazione sociale del Paese, è improntato a fare qualunque genere di sacrificio per iscrivere i propri figli in università o college quotati e considera con enorme dolore un possibile fallimento nella realizzazione lavorativa del figlio che si ritrova in tal modo in un vortice di intensa pressione.

La pressatura da parte della società si concentra assiduamente sulle prove di esame, in Giappone gli adolescenti e gli studenti universitari hanno un carico di materiale didattico da preparare che può portargli via anche mezza giornata, i ragazzi definiscono quest’eccessiva pressione scolastica “shinken jigoku”, letteralmente traducibile in “inferno degli esami”. Tra le ragioni che portano il ragazzo all’allontanamento dalla scuola e dal sociale, vi è, secondo Ishikida35, la cosiddetta “tokokyohi”, in inglese indicata con il termine “school refusal syndrome”, una sindrome che colpisce gli studenti che desidererebbero frequentare a scuola ma percepiscono un’impossibilità per farlo, a causa di ripetuti atti di bullismo definito in lingua giapponese come “ijimè”, derivato dal verbo ijimereru, il cui significato letterale è “tormentare” a cui sono sottoposti. Il nucleo familiare del futuro hikikomori rappresenta per il ragazzo o, più raramente, la ragazza oggettivamente un ottimo rivestimento di protezione, la famiglia tipo giapponese non presenta dinamiche caratterizzate da trascorsi particolarmente spiacevoli dal punto di vista emotivo per i figli, quali divorzi o separazioni, quindi l’individuo non prova disagio a rimanere serrato nella propria abitazione. Il comportamento di ritiro è favorito da una consuetudine chiamata “Amae” descritta da uno psicoanalista giapponese, Takeo Doi36, nel suo saggio “Anatomia della dipendenza”, caratterizzata da una costante dipendenza dell’individuo nei confronti della madre che ripone nei confronti del bambino e del futuro adolescente numerose speranze ambiziose.

Il trattamento psicoterapeutico per trattare il fenomeno hikikomori prevede un approccio biunivoco, applicando un trattamento integrativo che implica l’accostamento di una psicoterapia ad un trattamento farmacologico. Le psicoterapie attuate appartengono ad un orientamento sistemico-relazionale che coinvolga l’intera cerchia famigliare ed una di genere cognitivo-comportamentale. Un trattamento che ha avuto buon successo è stato basato su una psicoterapia definita “nidotherapy”, la quale consiste in un’assidua collaborazione tra il paziente e l’analista volta alla modificazione dell’ambiente in cui si è sviluppato il disturbo, ha riscosso ottimi risultati anche per sintomi che rientrano nel campo della psicosi. Negli ultimi anni il Giappone ha visto la fondazione di organizzazioni non a scopo di lucro che trattano il disagio interiore dell’adolescente come un problema di socializzazione, rifiutando la prospettiva psichiatrica che etichetta il fenomeno hikikomori catalogandolo tra i disturbi mentali. Tra le scuole che adottano questa tipologia di pensiero di spicco vi è la New Start, il cui trattamento è chiamato “rental sisters”, ossia “sorelle in prestito”, che vede un programma di volontariato dove alcune ragazze si dirigono alla casa del soggetto isolato per stabilire un primo tentativo di contatto, una nuova forma di aiuto che ha visto il coinvolgimento anche di ragazze italiane39. Tuttavia, il Paese si dimostra decisamente scettico nei confronti degli adolescenti che frequentano tali corsi di recupero, in quanto le imprese giapponesi discriminano i ragazzi che hanno perduto anni di possibile attività lavorativa e pertanto presentano un curriculum vitae privo di contenuti allettanti per il mondo professionale. Di recente, un articolo pubblicato su “The Japan News”40 ha diffuso la notizia di una cittadina parte della prefettura di Akita, sita nel nord del Paese la quale ha istituito il “Fujisato Experience Program”, un programma il cui obiettivo è stato quello di organizzare attività professionali per un minimo di tre giorni ad un massimo di tre mesi comportando il recupero completo dell’80% dei ragazzi isolati. Risultato notevole che ha portato la stampa Nazionale a definire Fujisato come l’unica città senza hikikomori. L’approccio psichiatrico prevede l’assunzione di sostanze psicofarmacologiche antidepressive in particolare della paroxetina nel caso in cui vi sia una comorbilità con una sintomatologia appartenente al disturbo ossessivo compulsivo, ai disturbi dell’umore, un disturbo depressivo o un disturbo d’ansia generalizzato41.
In Italia, soltanto nel 2012 è stato compiuto un importante passo in avanti per il trattamento dell’isolamento giovanile, a Milano è stato fondato il Centro Hikikomori. L’organizzazione è in possesso di un sito42 L’intervento psicoterapeutico è organizzato in modo da sfruttare la tendenza al ritiro del giovane e si attua tramite l’impiego di colloqui domiciliari tenuti a distanza via Skype, la rete quindi assume un ruolo di fondamentale comunicazione tra il soggetto isolato e il terapeuta chiamato al trattamento. L’anno successivo vi è stata la fondazione per opera di Marco Crepaldi della prima community online italiana:”Hikikomori Italia”, il cui sito include una sezione apposita dedicata ad una chat per adolescenti e giovani adulti hikikomori che rappresenta un’occasione di incontro e confronto tra pari.

Articolo di Valerio Bruno

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