6 pericoli del trauma infantile emotivo

giugno 5th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia dello Sviluppo

baby-784607_640 (1)

La parola “trauma” dal greco τραύμα che significa “perforamento”, “trafittura” e rimanda al concetto di “ferita”. Il maltrattamento può concretizzarsi in una condotta attiva (percosse, lesioni, atti sessuali) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono).

Il trauma infantile comprende sia la violenza fisica o sessuale che la trascuratezza fisica o emotiva e rappresenta probabilmente una delle sfide più importanti per la salute pubblica globale. Il concetto di trascuratezza emotiva è forse in grado di favorire la comprensione relativa agli effetti patogeni e alogeni del maltrattamento infantile; tuttavia, anch’esso dovrebbe essere ulteriormente approfondito, in quanto non risulta di per sé molto esplicativo da un punto di vista eziologico. La trascuratezza emotiva include una serie di fenomeni, tra cui il disinteresse o il disimpegno relazionale da parte dei genitori, i comportamenti diretti al dominio psicologico del bambino e l’avversione verso le sue iniziative di autonomia e di esplorazione dell’ambiente che, pur non manifestandosi necessariamente in forma di evidente abuso, potrebbero avere un impatto traumatico sullo sviluppo emotivo,
cognitivo e relazionale del bambino stesso (Caretti e Schimmenti,2007; Caretti e Craparo,2008; Schimmenti,2008; Schimmenti e Bifulco, 2010; Schimmenti e Caretti, 2010).

In simili contesti di sviluppo, i vissuti e le esperienze emotive del bambino vengono messi in secondo piano rispetto alle problematiche dei genitori, i quali sembrano mostrare una ridotta consapevolezza (o nel peggiore dei casi un vero e proprio disinteresse) rispetto alle potenziali conseguenze delle loro modalità di accadimento sullo sviluppo affettivo e comportamentale del figlio.

Certamente esistono forme eclatanti di maltrattamento infantile, come l’abuso fisico e sessuale o la grave incuria, le cui conseguenze sono ampiamente documentate nella letteratura psicologica e psichiatrica. Tuttavia, esistono forme di interazione negativa tra il bambino e i suoi caregiver che, seppur meno eclatanti, possono porre le basi per lo strutturarsi di un trauma evolutivo.

“In una stanza dove sia accesa soltanto una candela, basta una mano davanti alla sorgente luminosa per oscurare metà del locale. La stessa cosa accade con il bambino: se gli arrecate il benché minimo danno quando la sua vita è ancora agli inizi, ciò potrà proiettare in lui un’ombra su tutto il resto della sua vita” ( Ferenczi,1927).

Numerosi contributi nell’ambito della psicopatologia dello sviluppo (Ammaniti,2010; Tronick,2008; Beebe e Lachmann,2002) hanno infatti evidenziato come le figure di accadimento poco sensibili o scarsamente responsive mostrino una significativa difficoltà nel riconoscere le emozioni del bambino e una ridotta capacità di sintonizzazione con quest’ultimo, per cui la possibilità del bambino di utilizzare i comportamenti e le relazioni di attaccamento ai fini della modulazione interattiva degli stati emotivi intensi o spiacevoli è gravemente ridotta.

I genitori incapaci di sintonizzazione, a causa di proprie difficoltà psicologiche e di particolari eventi di vita,
non riescono cioè a svolgere la funzione di co-relatori degli stati affettivi (Beebe e Lachmann,2002) e di costruttori di significati riflessivi (Fonagy e Target, 2001), e ciò ricade sulle capacità del bambino di organizzare la propria realtà interna in forma di stati mentali e rappresentazioni coerenti, riducendo drasticamente la possibilità di sperimentare il mondo esterno in forma sicura e stabile.

La relazione con figure di accadimento trascuranti o abusanti tende infatti a generare modelli operativi interni (e relativi sistemi rappresentazionali connessi) gravemente insicuri o disorganizzati, che portano a concepire il mondo esterno come minaccioso e ostile, se non addirittura incomprensibile (Fonagy e Target,2001; Liotti,2006; Schimmenti e Bifulco,2008).

Gli studi sul maltrattamento infantile hanno ampiamente dimostrato che le esperienze traumatiche in età evolutiva sono un fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di numerosi disturbi, tra cui:

Quindi la ricerca ha dimostrato che le esperienze traumatiche infantili non soltanto sono molto comuni, ma hanno un impatto profondo su molte e diverse aree di funzionamento complessivo.

Esiste infatti un crescente accordo nel mondo scientifico circa il fatto che molte malattie croniche organiche dell’età adulta fondino le loro radici eziopatogenetiche nelle esperienze di vita infantili e dell’adolescenza (Ben-Shlomo e Kuh, 2002; Hertzman, 1999).

di Paulina Szczepanczyk

Comments

Comments

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 Responses are currently closed, but you can trackback.