Educazione esperienziale in carcere: il manuale Perspektive per preparare i detenuti al lavoro e alla libertà

Una pallina da tennis che passa di mano in mano, il più velocemente possibile, finché tutti l’hanno toccata. Un gruppo di persone che deve attraversare un «fiume di lava» disegnato con il gesso, usando solo qualche piccolo tappeto. Una penna passata di mano in mano, mentre il facilitatore dice «giusto» o «sbagliato» seguendo una regola che nessuno conosce.

Sembrano giochi. In realtà sono strumenti educativi precisi, pensati per un contesto in cui le competenze sociali fanno spesso la differenza tra una recidiva e un reinserimento riuscito: il carcere.

È questa l’idea alla base di «Perspektive – Il manuale dell’educazione esperienziale in carcere», la pubblicazione realizzata dal consorzio del progetto Erasmus+ Perspektive, di cui Igor Vitale International è partner. Un manuale operativo, gratuito e pensato per essere usato subito da educatori, funzionari giuridico-pedagogici, operatori del terzo settore, docenti dei CPIA e istruttori sportivi che lavorano negli istituti penitenziari.

In questo articolo vediamo che cosa contiene e perché vale la pena adottarlo.

Scarica il Manuale di Perspektive gratuito

Perché parlare di competenze sociali in carcere

Il lavoro è uno dei fattori più protettivi contro la recidiva: garantisce reddito, una routine quotidiana, riconoscimento sociale e relazioni stabili. Gli istituti penitenziari investono molto in istruzione, formazione professionale e lavoro. Eppure, fuori dalle mura, le imprese esitano. I titolari temono tensioni sul posto di lavoro, il disagio dei dipendenti, le reazioni di clienti e fornitori.

Il manuale affronta questo nodo con realismo: i timori delle imprese sono comprensibili, ma non si possono confermare né smentire in modo generalizzato. Contano le circostanze individuali, la preparazione ricevuta durante la detenzione e la disponibilità delle aziende a cogliere nuove potenzialità.

Nelle visite agli istituti dei paesi partner, il consorzio ha incontrato persone che sono riuscite a reinserirsi con successo. Il filo comune era sempre lo stesso: perseveranza, determinazione, empatia, fiducia e impegno. Sono competenze che non si insegnano con una lezione frontale, ma si possono sviluppare con un percorso di crescita mirato. È qui che entra in gioco l’educazione esperienziale.

Sul tema della dimensione economica e lavorativa della detenzione, vi consiglio anche l’articolo di Adriana Bellisà scritto per il progetto: Oltre la pena: la sfida economica dei detenuti siciliani.

Che cos’è l’educazione esperienziale (secondo Perspektive)

Per lavorare su basi comuni in paesi con sistemi penitenziari molto diversi, il consorzio ha elaborato una definizione condivisa, ispirata al lavoro di Heckmair e Michl (Experience and Learning, 1993). In sintesi: l’educazione esperienziale è un metodo orientato all’azione, fuori dall’ordinario, che sostiene lo sviluppo personale attraverso sfide fisiche, psicologiche e sociali vissute in gruppo, e mette le persone in condizione di assumersi la responsabilità della propria vita presente e futura.

Quattro elementi la caratterizzano:

  • sviluppo personale, con esperienze di apprendimento progettate apposta;
  • esperienza individuale, centrata su consapevolezza emotiva e percezione di sé;
  • attività orientate a un obiettivo o aperte, ma sempre con una finalità pedagogica;
  • progettazione didattica accurata, che va oltre i compiti quotidiani e stimola la curiosità.

Il manuale richiama anche gli studi tedeschi sullo sport negli istituti penali minorili (Tolksdorf et al., Sport im Jugendstrafvollzug, 2009): sport, gioco e movimento, se inseriti in programmi sistematici, rafforzano lavoro di squadra, regolazione emotiva, gestione dei conflitti, fiducia in sé e responsabilità.

Il modello delle zone: dalla detenzione al reinserimento

Uno dei contributi più interessanti del manuale, soprattutto per chi ha una formazione psicologica, è l’adattamento al contesto carcerario della zona di sviluppo prossimale di Vygotskij e del classico modello della zona di comfort.

Il modello lavora su due «ambienti di vita»:

  • durante la detenzione, si distinguono zona di comfort, zona di crescita e zona di panico. Nella zona di comfort non si cresce; nella zona di panico nemmeno, perché l’esperienza diventa distruttiva. L’obiettivo è portare i partecipanti nella zona di crescita, con sfide calibrate e il sostegno dei pari;
  • dopo la detenzione, il percorso va dalla zona di preparazione alla zona di transizione fino alla zona di reinserimento, dove si gioca la disponibilità alla risocializzazione.

Da qui derivano otto indicazioni operative: piani di apprendimento personalizzati, scaffolding e peer mentoring, apprendimento collaborativo, materiali interattivi, valutazione e feedback regolari, competenze utili per la vita reale, un ambiente sicuro in cui si possa sbagliare, sviluppo delle capacità comunicative.

Osservare le competenze: le sei dimensioni e la scheda di valutazione

Il manuale non si limita a proporre giochi. Fornisce uno strumento per osservare e valutare in modo strutturato le competenze sociali dei partecipanti, utile anche per i colloqui di feedback e per la preparazione al mercato del lavoro.

Le dimensioni osservate sono sei:

  1. senso di responsabilità e affidabilità;
  2. perseveranza e pazienza;
  3. motivazione e disponibilità a impegnarsi;
  4. gestione dei conflitti e problem solving;
  5. capacità di lavorare in squadra e disponibilità a collaborare;
  6. capacità comunicative e interazione rispettosa.

Ogni dimensione si valuta su una scala a 5 punti, con indicatori comportamentali ancorati ai punteggi 1, 3 e 5. Il manuale indica anche un rapporto minimo di un osservatore ogni cinque partecipanti e dedica una sezione agli errori di osservazione: effetto primacy e recency, effetto alone, teorie implicite della personalità, somiglianza percepita, tendenza centrale, effetto contrasto, errore di proiezione, errore fondamentale di attribuzione. Per chi conosce la psicologia sociale sono concetti familiari; vederli tradotti in indicazioni pratiche per il personale penitenziario è uno dei punti di forza della pubblicazione.

La riflessione: dove l’esperienza diventa apprendimento

Un principio attraversa tutto il manuale: non si impara solo facendo, ma soprattutto pensando a ciò che si è fatto. Per questo un capitolo intero è dedicato alla riflessione, distinta in:

  • riflessione sugli esercizi, centrata su ciò che è appena accaduto;
  • riflessione quotidiana, che guarda alla giornata e allo sviluppo personale;
  • riflessione personale, di gruppo e guidata da un facilitatore.

Sono proposti esempi concreti: il gioco degli angoli, la «lettera a me stesso», l’esercizio «Testa, cuore, mani, piedi», la riflessione a catena con due cerchi di sedie. Completano il capitolo le indicazioni per dare un feedback in prima persona, rispettoso e utile.

Le attività: 23 esercizi pronti da usare

La parte operativa raccoglie 23 schede, ciascuna con competenze allenate, materiale, luogo (al chiuso o all’aperto), numero minimo e massimo di partecipanti, obiettivo, regole e descrizione. Sono organizzate in tre gruppi.

Attività rompighiaccio

Esercizi brevi per creare un clima di fiducia e superare le prime inibizioni: Salta dentro, salta fuori, Human Bingo, Parole condivise, storie condivise, La penna, Fastball e Afferra il birillo.

Attività principali

Il cuore del manuale: sfide cooperative più strutturate su comunicazione, lavoro di squadra, problem solving, empatia e visione del futuro. Tra queste Il labirinto, Il ponte di Leonardo, Culturallye, La barca, Ragionamento morale (dilemma), Il messaggio della squadra, Una giornata normale a 30 anni, Focus sulle persone, Barometro delle tesi, Let’s Connect, Gara di aeroplanini di carta, Code Breaker, Ora libera, Fiume di lava, Recupero delle barre di combustibile e SkyRUN, quest’ultimo sviluppato nel progetto Erasmus+ Sport4Prisons.

Alcune attività toccano temi delicati, come l’esclusione sociale o i dilemmi etici legati al lavoro, e il manuale segnala con chiarezza quando serve gradualità e un debriefing accurato.

Attività di riflessione

Tre strumenti per chiudere ogni sessione: il Gioco di riflessione (con l’esempio del «bersaglio»), il Processo di riflessione in 5 fasi e Prendere o lasciare, in cui i partecipanti scrivono che cosa vogliono portare con sé e che cosa vogliono lasciarsi alle spalle.

Tutti gli esercizi sono stati sperimentati e documentati fotograficamente nel carcere di Heinsberg, in Germania.

Perché adottarlo nel vostro istituto o nella vostra organizzazione

  • È pratico. Ogni scheda si legge in pochi minuti e richiede materiali poveri: gesso, nastro adesivo, carta, una palla, qualche birillo.
  • È sostenibile per il sistema penitenziario. Le attività sono pensate per essere organizzate con poche risorse e spazi già disponibili, come la palestra o il cortile.
  • Collega attività e valutazione. Le schede di osservazione trasformano un’attività sportiva o di gruppo in un momento di rilevazione delle competenze, spendibile nei piani di trattamento e nei colloqui di orientamento al lavoro.
  • Ha basi scientifiche dichiarate. Vygotskij, Heckmair e Michl, la letteratura sullo sport in ambito penitenziario, la psicologia degli errori di valutazione.
  • È trasversale. Funziona in carcere, ma anche negli istituti penali per minorenni, nelle comunità, nei CPIA, nei servizi per le misure alternative e, più in generale, nella formazione degli adulti in condizione di fragilità.
  • È gratuito e aperto. Il manuale è distribuito con licenza Creative Commons BY-SA: si può usare, condividere e adattare citando la fonte. Altri esercizi sono scaricabili dal sito del progetto.

Come ottenere il manuale

Il manuale in italiano è disponibile gratuitamente: scarica il PDF. Ulteriori materiali ed esercizi si trovano sul sito ufficiale del progetto: www.perspektive-project.eu.

Se lavorate in un istituto penitenziario, in un CPIA o in un’organizzazione che si occupa di reinserimento e volete sperimentare questi esercizi, o organizzare una formazione per il vostro personale, scriveteci: saremo felici di aiutarvi a portare l’educazione esperienziale nel vostro contesto.


Articolo realizzato nell’ambito del progetto Erasmus+ Perspektive – Perspektiven schaffen. Motivation stärken. Zugänge erleichtern (2023-1-DE02-KA220-ADU-000154378), coordinato dal Westdeutscher Handwerkskammertag (Düsseldorf), con Igor Vitale International tra i partner.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono ai soli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Unione europea o del NA BIBB. Né l’Unione europea né l’autorità erogatrice possono esserne ritenute responsabili.

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