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Amigdala ed emozioni: a cosa serve

L’amigdala si trova nelle zone mediali del lobo temporale, l’amigdala viene eccitata tramite neuroni glutammatergici e viene inibita da recettori gabaergici. Si tratta di un complesso nucleare costituito da nucleo mediale e basale-mediale, centrale, basale, laterale e basolaterale (coinvolto, quest’ultimo, nel condizionamento classico).

Amigdala: funzioni

I nuclei precedentemente citati svolgono tutti un ruolo nel generare il comportamento emotivo della paura e dell’ansia, che risulta fondamentale per la nostra salvaguardia. Di fronte alla paura, ogni animale può mettere in atto due diverse tipologie di comportamento. Una reazione attiva (di attacco o fuga) o una reazione passiva (il freezing, ovvero la morte apparente che alcuni animali utilizzano per scampare al pericolo, un comportamento tipico di alcune fobie specifiche).

Nell’uomo, la fuga si associa ad una iperattivazione simpatica che consiste in aumento del battito cardiaco, dilatazione arteriosa, dilatazione pupillare e aumento dell’afflusso di sangue ai muscoli. Questa iperattivazione porta anche a ipoalgesia, potenziamento dei riflessi e infine alla liberazione di cortisolo e adrenalina. Il freezing, invece, si associa ad un’ipoattivazione simpatica durante la quale si ha riduzione del battito cardiaco, riduzione della pressione arteriosa e, talvolta, svenimento: tale comportamento è molto comune nella fobia del sangue e delle siringhe. Questi due diversi comportamenti, che risultano stereotipati, devono le loro differenze alle diverse circuiterie che legano l’amigdala ad altre strutture.

Amigdala ed ippocampo

L’amigdala è connessa all’ippocampo, con cui concorre a creare memorie emotive di natura associativa (ad esempio, legare uno stato emotivo ad un determinato evento passato). Tale circuiteria viene notevolmente rinforzata durante il sonno REM. L’amigdala viene modulata dalla corteccia prefrontale: la connessione tra le due aree si associa alla scelta del comportamento ottimale. Quando provano paura, le persone tendono a non percepire dolore (ipoalgesia): ciò si deve al fatto che l’iperattivazione del nucleo centrale dell’amigdala (CE) stimola il grigio periacqueduttale (PAG), il quale a sua volta libera endorfine che consentono all’individuo di non percepire dolore. Questo processo è fondamentale in situazioni che rappresentano un pericolo per la nostra sopravvivenza.

L’amigdala è connessa anche con ipotalamo e tronco cerebrale: queste connessioni elicitano le risposte periferiche scatenate dalla paura (ad esempio, tachicardia, aumento del respiro e via dicendo). L’uomo, in una situazione pericolosa che suscita paura, può mettere in atto un comportamento strumentale – fare qualcosa – oppure un comportamento di evitamento (fuggire). Entrambi vengono mediati dal nucleo basolaterale e dai nuclei della base, lo striato dorsale e ventrale). Tale mediazione si evince dal fatto che una lesione a carico di questa connessione altera entrambe le tipologie di comportamento (Davis & Whalen, 2001).

Oltre ai nuclei dell’amigdala citati precedentemente, vi è anche un altro nucleo considerato un’estensione del CE: il nucleo del letto della stria terminale (BNST). Il BNST è legato al comportamento ansioso: se uno stimolo esterno pericoloso attiva l’amigdala provocando paura, uno stimolo interno ansiogeno attiva il BNST provocando ansia, mentre una lesione a carico del BNST determina l’eliminazione del comportamento ansioso.

Anche il controllo degli impulsi è regolato dall’amigdala

L’amigdala non può essere messa in relazione solo alla paura: lesioni a livello di quest’area hanno dimostrato la sua importanza nel controllo degli impulsi. Uno dei casi più noti è quello di Charles Whitman, individuo che per tutta la vita si era distinto per il suo comportamento ineccepibile. Nell’Agosto del 1966 uccise prima la madre e la moglie, poi compì un massacro sparando dalla torre dell’Università del Texas. Accanto ai cadaveri della madre e della moglie lasciò una lettera nella quale lui stesso affermava di avere qualcosa di diverso. Non si riconosceva più, lamentava pensieri irrazionali, impulsi irrefrenabili e agitazione mentale. Attraverso l’autopsia si capì che i disordini comportamentali erano dovuti a una causa ben precisa: una grossa massa tumorale a livello dell’amigdala. Questo caso spiega come l’amigdala sia necessaria per il controllo delle nostre azioni, dei nostri pensieri e dei nostri impulsi.

Questo è un articolo di Giulia Fenili

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