Carceri d’Europa a confronto: la rivista Perspektive su lavoro, istruzione e reinserimento
Un carcere islandese senza sbarre alle finestre. Un campus penitenziario turco che può ospitare fino a 12.000 persone. Un istituto greco nel cuore della città, non ai suoi margini. Un piccolo bar dentro il carcere di Viterbo, dove sono i detenuti a servire il caffè agli ospiti. Una cella a Heinsberg, in Germania, dove ogni mattina un ragazzo di 21 anni si prepara il tè prima di andare al lavoro.
Sono alcune delle immagini che si incontrano sfogliando «Perspektive – La rivista. Uno sguardo ai sistemi penitenziari europei», la seconda pubblicazione del progetto Erasmus+ Perspektive, di cui Igor Vitale International è partner.
Se il manuale Perspektive sull’educazione esperienziale in carcere è uno strumento operativo, con esercizi pronti da usare, la rivista è il suo complemento narrativo: un reportage in sei paesi, costruito sulle visite di studio che un gruppo internazionale di oltre 30 esperti, provenienti da undici organizzazioni, ha svolto negli istituti penitenziari partner.
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Perché leggere una rivista sulle carceri europee
Chi lavora nel sistema penitenziario conosce bene le regole e i vincoli del proprio paese, ma raramente ha occasione di vedere da vicino come si lavora altrove. Eppure le domande sono le stesse ovunque: come si prepara una persona detenuta al lavoro? Che ruolo hanno istruzione, sport e volontariato? Come si gestisce la transizione tra il carcere e la libertà?
La rivista risponde con un approccio giornalistico: visite sul campo, interviste a direttori, educatori, agenti, volontari ed ex detenuti, dati sugli istituti, storie personali. Il risultato è un confronto concreto, che mostra differenze e punti in comune senza trasformarsi in una classifica.
Che cosa contiene la rivista: sei paesi, sei approcci
Islanda: volontariato e cerimonie del sudore
Il viaggio parte dal carcere di Hólmsheiði, a est di Reykjavík: una struttura chiusa e flessibile per un massimo di 56 adulti, senza sbarre alle finestre e con spazi pensati per le visite dei familiari. L’Islanda ha meno di 200 posti detentivi e gestisce i reati meno gravi con una sorta di lista d’attesa per evitare il sovraffollamento.
Il sistema ha però un limite dichiarato: ai detenuti manca una vera formazione professionale. A colmare il vuoto è soprattutto il volontariato, con l’organizzazione AFSTAÐA, fondata da ex detenuti, e con l’artista Þorlákur «Tolli» Morthens, che coinvolge i detenuti in cerimonie della capanna sudatoria dedicate al benessere psicologico. Tre testimonianze raccontano percorsi di uscita dalla dipendenza che oggi si sono trasformati in lavoro: alcuni di loro dirigono strutture di transizione a Reykjavík.
Romania: qualificazione e comunità terapeutica a Jilava
Il carcere di Bucarest-Jilava, costruito nell’Ottocento e tristemente noto come carcere politico durante il periodo comunista, oggi accoglie circa 1.200 detenuti in regime aperto e semiaperto. Oltre il 60% lavora, dentro o fuori dall’istituto, e la formazione professionale spazia dal giardinaggio alle competenze informatiche, con fiere del lavoro organizzate insieme ai datori di lavoro.
Il cuore del capitolo è la comunità terapeutica per ex consumatori di droghe, ispirata a un modello norvegese, con regole come il «fratello maggiore» che accompagna i nuovi arrivati e la «reazione differita» per gestire i conflitti. Chiude un’intervista del vicedirettore Daniel Zaharia a tre detenuti, che parlano di responsabilità, famiglia e progetti dopo la scarcerazione.
Turchia: la città dietro le mura di Smirne
Il complesso penitenziario della regione di Smirne riunisce otto istituti e fino a 12.000 detenuti. L’istruzione è centrale: centinaia di persone frequentano la scuola superiore e media, decine sono iscritte all’università e una scuola professionale interna rilascia certificazioni riconosciute. Una cinquantina di detenuti lavora per un’azienda esterna del settore elettrico, con orari simili a quelli di qualsiasi impiego.
Le voci del direttore della scuola professionale, Hasan Akdoğan, e del direttore del carcere, Nedim Tunç, mettono a fuoco un’idea semplice: il successo non si misura solo con i voti, ma con l’assunzione di responsabilità, la capacità di esprimersi e il pensiero rivolto al futuro. Il capitolo non nasconde le difficoltà, a partire dal sovraffollamento e dalla recidiva.
Grecia: Larissa, il carcere nel cuore della città
A Larissa, in Tessaglia, l’istituto penitenziario si trova in pieno centro urbano, e proprio questa posizione facilita la collaborazione con scuole, associazioni culturali e società sportive. Il principio guida, spiega il direttore Dimitris Papadopoulos, è che al detenuto non deve essere tolto nulla oltre alla libertà personale; lo strumento è la «sicurezza dinamica», fondata sulle relazioni professionali tra personale e detenuti.
L’istituto riunisce tre scuole, sostiene percorsi universitari a distanza e, con l’agenzia pubblica per l’impiego, offre formazione certificata in ristorazione, parrucchieria, informatica e inglese. Lo sport viene definito «istruzione in movimento», e la rete scolastica ha prodotto materiali didattici propri, tra cui una guida alla lingua greca pensata per i detenuti e un manuale sui diritti delle persone scarcerate.
Italia: responsabilità e prospettive a Viterbo
Il capitolo italiano parte dai numeri: circa 189 carceri, oltre 60.000 detenuti, un sovraffollamento legato anche alla durata dei processi e allo scarso ricorso alle pene alternative. Il carcere di Viterbo, tra i più grandi del paese, ospita circa 700 uomini in regime chiuso, suddivisi in circuiti a diverso livello di sicurezza.
La visita racconta un’accoglienza sorprendente, nel bar interno gestito dai detenuti, e una quotidianità fatta di laboratori di sartoria e falegnameria, progetti nell’orto botanico con l’Università della Tuscia, attività con gli animali e collaborazioni con le imprese. Un ruolo importante ha il CPIA «Giuseppe Foti» di Viterbo, partner del progetto. Il messaggio che resta è uno: il reinserimento riesce solo se la società è coinvolta.
Germania: istruzione, lavoro e sport a Heinsberg
L’ultimo reportage segue una giornata di Ilias, 21 anni, in uno dei circa 380 posti dell’istituto per giovani tra i 14 e i 24 anni di Heinsberg. Il centro scolastico, i laboratori di formazione in 17 settori professionali, il reparto di economia domestica e lo sport pomeridiano compongono una routine pensata per preparare al dopo.
Particolarmente interessante, per chi si occupa di psicologia ed educazione, è la figura dell’agente sportivo: Leif Herfs, che accompagna i giovani detenuti da oltre vent’anni, descrive il suo ruolo come quello di un mentore, chiamato anche a ridimensionare i sogni irrealistici e a mostrare alternative concrete. È nello stesso carcere di Heinsberg che sono stati sperimentati gli esercizi del manuale Perspektive.
Oltre i reportage: il progetto e le opportunità di mobilità
La rivista dedica due sezioni al contesto:
- il progetto Perspektive, che riunisce partner di Germania, Austria, Romania, Turchia, Islanda, Italia e Grecia per favorire lo scambio di approcci tra professionisti del sistema penale e mondo delle imprese, con al centro il reinserimento lavorativo e la riduzione dei pregiudizi verso gli ex detenuti;
- la mobilità Erasmus+, con un invito rivolto ai professionisti del settore penitenziario a sperimentare il job shadowing all’estero: soggiorni di osservazione fino a 60 giorni presso un’organizzazione ospitante, finanziati dal programma, per vedere da vicino come si lavora in un altro sistema.
A chi è utile la rivista
- Direttori, funzionari giuridico-pedagogici e agenti che vogliono confrontare la propria esperienza con modelli di altri paesi.
- Educatori, psicologi e assistenti sociali interessati a pratiche come la comunità terapeutica, la sicurezza dinamica o il mentoring sportivo.
- CPIA, enti di formazione e cooperative sociali che progettano percorsi di istruzione e lavoro in carcere.
- Imprese che valutano l’inserimento lavorativo di persone detenute o ex detenute e vogliono capire che cosa accade dietro le mura.
- Studenti e docenti universitari di psicologia, criminologia, pedagogia e servizio sociale, che trovano materiale aggiornato e testimonianze dirette.
- Chi progetta in ambito Erasmus+ e cerca idee e partner per iniziative di mobilità e cooperazione nel settore penitenziario.
Rivista e manuale: due strumenti complementari
Letti insieme, i due prodotti del progetto coprono il percorso completo. La rivista mostra che cosa funziona nei diversi sistemi penitenziari europei e perché competenze come responsabilità, perseveranza e capacità di relazione fanno la differenza. Il manuale spiega come allenarle, con esercizi di educazione esperienziale, schede di osservazione e metodi di riflessione.
Per un approfondimento sul contesto italiano, vi segnalo anche l’articolo di Adriana Bellisà scritto per il progetto: Oltre la pena: la sfida economica dei detenuti siciliani.
Come leggere la rivista
La rivista in italiano è gratuita e distribuita con licenza Creative Commons BY-SA: scarica il PDF. Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito ufficiale www.perspektive-project.eu.
Se lavorate in un istituto penitenziario, in un CPIA o in un’organizzazione che si occupa di reinserimento e siete interessati a un’esperienza di job shadowing all’estero o a una collaborazione su questi temi, scriveteci.
Articolo realizzato nell’ambito del progetto Erasmus+ Perspektive – Perspektiven schaffen. Motivation stärken. Zugänge erleichtern (2023-1-DE02-KA220-ADU-000154378), coordinato dal Westdeutscher Handwerkskammertag (Düsseldorf), con Igor Vitale International tra i partner.
Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono ai soli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Unione europea o del NA BIBB. Né l’Unione europea né l’autorità erogatrice possono esserne ritenute responsabili.
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