Come gestire una crisi di panico

Scopri come gestire una crisi di panico in questa breve guida. L’articolo ti spiega cosa fare e cosa non fare durante una crisi di panico per aiutare le persone in questo stato di coscienza.

Le crisi di panico sono un evento che l’operatore si trova a dover gestire molto frequentemente anche in situazioni in cui non si vive un’emergenza. Il panico è la crisi più comune, con un’incidenza da due a tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Tali crisi sono molto intense e potremmo definirle un “sovraccarico psichico”; infatti i soggetti non sanno cosa sia esattamente come se avvenisse un blackout. Per definizione la crisi di panico è difficilmente descrivibile se non come una costellazione di sentimenti negativi, che causa il blocco istantaneo di tutte le funzioni psico-fisiche ed è fortemente invalidante e flessiva.

Come identificare la crisi di panico con iperventilazione e/o arresto psicomotorio

 

Tra le crisi di panico la più profonda è la crisi di panico con associazione dell’iperventilazione e/o con arresto psicomotorio.

Spesso viene confusa con la crisi d’ansia acuta iperventilata[4]. La differenza principale è che l’attacco di panico produce il blocco psicofisico: la persona giace a terra e i fattori suggestivi sono differenti e di diversa provenienza

Le caratteristiche della crisi di panico

La durata media è di 8-15 minuti con una manifestazione quasi diretta dell’apice e un declino spesso più lungo fino ad un senso di ovattamento, della durata di alcune ore.

Aspetti fisiologici. I fattori lampanti sono: iperventilazione e l’arresto psicomotorio. Il primo si caratterizza in respirazione accelerata e profonda, spesso sostenuta con la muscolatura pettorale e soffiando con le labbra a bacio. A causa dell’aumento di ossigeno nel sangue, produce: giramenti di testa, vertigini, nausea, perdita dell’equilibrio, fino allo svenimento. L’arresto psicomotorio non è presente nella crisi d’ansia iperventilata, la persona si presenta irrigidita come una roccia e  presenta tremori, spasmi muscolari, dichiara di non riuscire a muoversi, o di sentire inerzia a fare i movimenti.

Aspetti psicologici. Gli aspetti psicologici sono gli stessi della crisi di panico “semplice” ma con una maggiore intensità.

  • il sentimento di paura dovuto al percepirsi come rallentato, inerzia (fatica a fare movimenti), sensazione di sentirsi bollire o esplodere, sentimenti di costrizione o di essere bloccato, bisogno di muoversi senza successo
  • l’autosuggestione ovvero la persona si spaventa delle proprie reazioni fisiologiche, sente una fame d’aria, il che causa un affanno sia fisico sia psicologico, che a sua volta porta ad ulteriore autosuggestione.

Aspetti comportamentali. Durante la crisi le persone non riescono a controllare i loro movimenti (movimenti non complessi), spesso assumono posizioni raccolte (fetale, chiude le braccia, abbraccia le gambe) restano spesso bloccate in un movimento, non riescono a smettere di dondolare o stringere, non riescono a cambiare posizione neppure se aiutate. La bocca spesso è bloccata chiusa o aperta (se aperta non si riesce a chiudere neppure con la forza). Se il soggetto  morde è difficile liberarsi facendogli aprire la bocca, le mani spesso sono chiuse a pugno e comunque non sono mai visibili i palmi.

In alcuni casi meno comuni la persona è catatonica come una statua senza iperventilazione.

 Cosa non fare durante una crisi di panico

É difficile peggiorare la crisi di panico maggiore. Ciò nonostante, non bisogna credere che la persona durante la crisi non ci senta o di poter interrompere la crisi con urla, gettando acqua, scuotendo il soggetto o con frasi offensive, minacce e forti spaventi. Se l’operatore commette degli errori ciò porterà ad un allungamento della crisi. Tuttavia, la crisi potrebbe associarsi a uno stato di agitazione psicomotoria, crisi pantoclastica, fuga folle come nello stato di terrore fobico.

Non mettere la propria mano davanti alla bocca del soggetto, non confondere la crisi di panico con arresto psicomotorio o con la crisi psicotica catatonica.

Cosa fare durante una crisi di panico

Gli interventi generalmente attuati per la crisi di panico generica sono spesso infruttuosi per cercare di calmare una persona durante una crisi di questa intensità.

  • Una strategia efficace è presentarsi agli astanti, prima di cercare di allontanarli, ricevere informazioni ambientali e dare il tempo all’operatore di prepararsi ad un intervento stressante. Tutti gli interventi sono monodirezionali e consiglio di integrarli con gli interventi relativi alla crisi di panico generica.
  • Presentarsi alla persona in panico, qualificarsi, spiegare la situazione  e ogni aspetto (tali azioni vanno ripetute più volte), dare un nome alla situazione dicendo “hai una crisi di panico con un blocco motorio”, soprattutto durante la fase calante;
  • Attuare tecniche rassicuratorie con maggior tenacia e intervenire quando la persona supera l’apice della crisi. Può essere utile dialogare come se la persona fosse regredita allo stato nirvanico, ma meno grave di una depersonalizzazione;
  • Adottare strategie anticipatorie, come il descrivere sentimenti e sensazioni.
  • Usare tecniche distrattorie, per allontanare il proprio focus dalla crisi portandolo all’esterno

Come tornare tranquilli dopo la crisi

  • Le tecniche di rilassamento come la visualizzazione “sei in cucina in parte al camino…” e il indurre training autogeno “sei totalmente rilassato ed il tuo braccio è stanco…”
  • Tecniche di controllo del respiro usare sacchetti di carta o il soggetto deve fare una conca per le mani (vedi appendice)

Nella fase terminale della crisi di panico:

  • Precisare che è un fenomeno comune in certe situazioni critiche, ricordare è innocua e dire che probabilmente non capiterà più nell’arco della giornata.

Approfondimenti sulla crisi

[1] Il costrutto psicologico di cui si parla in questo articolo non coincide con il termine utilizzato nel linguaggio comune. Questo abuso terminologico consiste nel chiamare ogni crisi è con “attacco di panico” o semplicemente “panico”. Un altro esempio di abuso terminologico è il termine “ diffusione del panico” mentre invece sarebbe più corretto nominarla con “ diffusione del terrore”.

[2] Azione di monologo indica un colloquio monodirezionale spesso domande e risposte o solo risposte possiamo inglobare tale azione sia nelle azioni anticipatorie che nei strategie rassicuratorie e informative. Il monologo richiede delle strategie empatiche anche in soggetti non coscienti percepiscono tale azione.

[3] Stato pseudo-nirvanico è un meccanismo regressivo più a ritroso dello stadio infantile. In tale meccanismo la mente non distingue più il sé dal tutto sé.

[4] Le principali differenze principali, con la crisi d’ansia auto ventilata sono le seguenti: anche se la persona presenta una sintomatologia dell’attacco di panico vi sono delle varianti che aumentano l’auto suggestione la persona presenta la sintomatologia, dell’attacco di panico generico con delle varianti che aumentano l’autosuggestione e la che indicano in una maggiore gravità e quindi molto spesso più breve.