come gestire un attacco di panico

Come gestire un attacco di panico

Questo articolo contiene una guida su come gestire un attacco di panico.

L’attacco di panico è una delle crisi più comuni e si suddivide in crisi di panico maggiore, crisi di panico con sensazione di perdita di coscienza, e lo svenimento conseguente al panico. Le crisi di panico sono un evento che l’operatore si trova a dover gestire molto frequentemente anche in situazioni in cui non si vive un’emergenza. Il panico è la crisi più comune, con un’incidenza da due a tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Tali crisi sono molto intense e potremmo definirle un “sovraccarico psichico”; infatti i soggetti non sanno cosa sia esattamente come se avvenisse un blackout. Per definizione la crisi di panico è difficilmente descrivibile se non come una costellazione di sentimenti negativi, che causa il blocco istantaneo di tutte le funzioni psico-fisiche ed è fortemente invalidante e flessiva.

 

 Cosa sono gli attacchi di panico.

Il panico è una crisi con vari livelli di invalidazione e differente dalle crisi di terrore e d’ansia, in quanto queste crisi non comportano una flessione fisica e una chiusura anche se tutte e tre provocano apparentemente sensazioni simili e condivise.

Alcuni attacchi di panico possono essere molto simili agli attacchi epilettici con caduta a terra, convulsioni molto forti, tremori, occhi bianchi o chiusi.

 

Come riconoscere gli attacchi di panico

La durata media di una crisi di panico generica è di 10-20 minuti con un’accelerazione verso l’apice e un lento declino fino ad un senso di spossatezza, della durata di alcune ore. Può essere scatenata da fattori interni o esterni e spesso colpisce all’improvviso senza alcuna causa apparente.

 

Gli indicatori degli attacchi di panico

  • Aspetti fisiologici. Sono possibili conati di vomito, con frequente perdita di controllo di vescica e sfinteri. Il soggetto battere ripetutamente gli occhi o li tiene completamente aperti e sbarrati o  presenta occhi bianchi girati all’indietro, bocca aperta e tirata, spesso con perdita di saliva, tremori, dolore o fastidio al petto, sudorazione molto marcata, sensazione di soffocamento, respiro corto o sensazione di asfissia, palpitazioni, sensazione di vampate o brividi, parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio) palpitazioni o tachicardia (battiti irregolari, pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola). Sensazioni di sbandamento, instabilità (capogiri e vertigini).
  • Aspetti psicologici. Il principio cardine è l’aspetto autosuggestivo: dalle sensazioni corporee si sviluppa, un incontrollabile e progressivo timore per la propria salute. Le reazioni di allarme vengono descritte come una esperienza grave, drammatica e difficilmente descrivibile rispetto all’ansia, al terrore, e alla crisi isterica.

Come si sente una persona durante l’attacco di panico

Il soggetto si percepisce come non autosufficiente, prova la sensazioni di impazzire, di mancamento o perdita di controllo, sono presenti componenti sentimentali negative, sensazione di schiacciamento, sensazione di fame d’aria, incomprensione, impotenza, timore.

La risoluzione dell’evento si accompagna con il timore che si ripeta sviluppando condotte di evitamento, di automonitoraggio e di dipendenza nei confronti dell’operatore. Si provano sensazione di bisogno e di protezione con continui tentativi percepiti come infruttuosi. Ad esempio, può insorgere il timore di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico, di perdere il controllo o di impazzire”.

 Quali comportamenti ha una persona durante l’attacco di panico

I comportamenti della persona con attacchi di panico sono i seguenti: la persona si appoggia o si accascia, sente il bisogno di distribuire il peso per terra, si corica o si siede o sente il bisogno di essere sostenuto, fatica a deambulare con irrigidimento dei muscoli.

Le posizioni durante la crisi di panico sono: posizione fetale con possibili dondolii, mani con i palmi sul viso o il soggetto abbracciati alle gambe. La persona in panico preferisce luoghi isolati, favorendo fattori di isolamento sociale, e bui a causa della foto sensibilà. Spesso  sono presenti urla, bisbiglii e mantra ripetitori. Ad es. “adesso arriva, adesso arriva” oppure “ora mi passa ora mi passa” o “non mi toccare non mi toccare”.

 

Cosa non fare durante un attacco di panico

Come tutte le crisi, l’attacco di panico ha una componente  autosuggestiva fondamentale per l’auto-mantenimento della crisi. È più intensa delle altre crisi e spesso più breve. Peggiorare la crisi è molto facile, tramite il fornire stimoli ambigui o stimoli negativi: (scossoni, insulti, offese) o il soccorrere con troppa irruenza, (innaffiare il soggetto, somministrare aria arricchita di ossigeno, indurre il soggetto a fare respiri profondi). Inoltre, è probabile che le persone attorno possano spaventarsi e commentare o a sua volta possano aggravare  la crisi o a loro volta essere shockati. Inoltre, se negli astanti fossero presenti soggetti predisposti agli attacchi di panico si potrebbe diffondere la crisi.

 

Cosa fare durante un attacco di panico

INTERVENTO SULLA CRISI DELL’ATTACCO DI PANICO

Se vuoi imparare come gestire un attacco di panico, segui queste indicazioni pratiche. Durante l’attacco di panico il soggetto è flesso su se stesso sia fisicamente che psicologicamente, quindi l’operatore intraprende inizialmente un’azione di monologo[2]  cercando di intuire in che fase della crisi si trova la persona.

La fase iniziale di supporto agli attacchi di panico

  • Presentarsi e approcciarsi come si fa con un bambino: infatti la psiche regredisce ad uno stato pseudo-nirvanico.[3]
  • Cercare di allontanare gli astanti tranne le figure di riferimento che in quel momento potrebbero aiutare ed aiutarci nella fase transitiva e dalle quali potremmo trarre informazioni utili per porci al soggetto.
  • Comportamenti rassicuratori, rassicurazioni verbali (ad esempio, “vedrai che non succede nulla di particolare”), toccare il soggetto fisicamente in zone neutre come spalla, braccio, o più confidenziali come mano e nuca. Rassicurare la persona che durante la crisi non verrà abbandonata né spostata.
  • Suggerimenti auto suggestivi e descrittivi possono aiutare ad uscire più velocemente dalla crisi, “vedo che stai meglio e che sta passando e che cominci a normalizzare il respiro e la colorazione del viso ”

Quali parole utilizzare con una persona in panico

  • Adottare strategie anticipatorie, cioè comunicare al soggetto delle risposte alle domande inconsce o domande molto comuni. Ad esempio, sicuramente il soggetto si chiederà “Che cosa mi sta succedendo?” è bene rispondere dando un nome alla situazione, “ti sta venendo un semplice attacco di panico”. “Mi sento male, è grave?” “il panico è innocuo, non ha effetti collaterali”. “Tra quanto finirà?” “Durerà circa 20 minuti poi avrai una fase calante”. “Sto per diventare matto?”, “sto per morire?” “mi sento bruciare!” “le tue reazioni fisiologiche ti danno la sensazione di calore intenso e di affanno”. L’Operatore deve descrivere ciò che la persona sta facendo e sente, anticipando le sue sensazioni, rendendole stabili, prevedibili e percepite come comuni. Tali azioni diminuiscono autosuggestione. É utile ripetere le frasi più volte e talvolta il soggetto  permette di stabilire un metodo di comunicazione tramite piccoli movimenti (movimento dito o bocca o occhi ) che indicano ascolto del e lo rendono più partecipe.
  • Usare tecniche distrattorie: domandare di svolgere compiti particolarmente semplici, come stringere le mani dell’operatore o l’aprire e chiudere una mano o il tenere dritto un braccio o muovere i piedi e le dita dei piedi, cercare di trattenere il respiro. Far notare che la persona riesce effettivamente a respirare a sufficienza o a muovere le braccia, far vedere che l’ambiente è confortevole e sicuro.
  • Adottare tecniche paradossali: “ti ordino di svenire”, “ti ordino di avere una crisi di panico molto forte”, “buttati per terra e fai una crisi di panico”. Evitare assolutamente di mettere fretta al soggetto o di cercare di indurre fisicamente (con schiaffi, spavento o altro) la crisi, in quanto esse non sono esempi di tecnica paradossale.

Le tecniche di rilassamento per gli attacchi di panico

  • Le tecniche di rilassamento: vengono usate per accelerare la fase di rientro della crisi e vengono percepite dal soggetto anche durante l’apice della crisi. In particolare la tecnica della visualizzazione è particolarmente efficace e rassicurante “ora senti caldo perché sei su un spiaggia senti il sole sulla pelle l’afa ma è una sensazione piacevole” o con riferimenti futuri “finta la tua crisi ti sentirai meglio ti alzerai, andrai in quel negozio di gelati e ti prenderai un bel cono alla vaniglia e andrai casa lì troverai”. Scopri in questo link come rilassarti completamente con un corso gratuito dedicato
  • Tecniche di controllo del respiro: Cercare di far parlare il soggetto porgendo domande semplici e poi sempre più complesse. Il parlare normalizza la respirazione. (vedi appendice tecniche di controllo della respirazione).
  • Evitare frasi poste al negativo: “non devi respirare”, non devi avere paura”. Usare verbi che presuppongono la fine della crisi come “quando sarà finito”, “dopo che sarà passata”, “successivamente” “poi”. Cercare di ripetere il meno possibile parole negative: paura, panico, crisi, dolore, angoscia, infarto, morte.
  • Precisare che si tratta di un fenomeno comune, assolutamente normale in certe situazioni.
  • Attuare strategie empatiche: dire che una volta si ha avuto un attacco di panico (inventato) e descriverlo soprattutto la fase di rientro soprattutto nella fase successiva.

Approfondimenti su come gestire un attacco di panico

[1] Il costrutto psicologico di cui si parla in questo manuale non coincide con il termine utilizzato nel linguaggio comune. Questo abuso terminologico consiste nel chiamare ogni crisi è con “attacco di panico” o semplicemente “panico”. Un altro esempio di abuso terminologico è il termine “ diffusione del panico” mentre invece sarebbe più corretto nominarla con “ diffusione del terrore”.

[2] Azione di monologo indica un colloquio monodirezionale spesso domande e risposte o solo risposte possiamo inglobare tale azione sia nelle azioni anticipatorie che nei strategie rassicuratorie e informative. Il monologo richiede delle strategie empatiche anche in soggetti non coscienti percepiscono tale azione.

[3] Stato pseudo-nirvanico è un meccanismo regressivo più a ritroso dello stadio infantile. In tale meccanismo la mente non distingue più il sé dal tutto sé.