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Come misurare l’intelligenza

imagesE’ possibile misurare l’intelligenza? Come si distingue un buon test di intelligenza da un test di intelligenza scarsa attendibilità?

Misurare l’intelligenza è un concetto studiato ormai dagli albori della psicologia, eppure oggi non c’è sempre comune accordo su cosa si intenda per intelligenza e su quali siano i modi migliori per misurare l’intelligenza.

Su internet sono numerosi i test di intelligenza o presunti tali, strumenti che ci attribuiscono un numero dopo poche domande, condotte in condizioni ovviamente non standardizzate e non sperimentali. Ognuna di questi strumenti ha spesso risultati scarsamente attendibili. La misurazione dell’intelligenza è infatti un’attività che può essere svolta esclusivamente da Psicologia Iscritti all’Albo (Dlgs 56/89), gli strumenti di autodiagnosi possono essere talvolta decisamente fuorvianti. Se quindi il tuo interesse è quello di misurare l’intelligenza sarà conveniente per te rivolgerti ad un professionista abilitato. Se invece vuoi conoscere quali siano i limiti e i vantaggi della misurazione psicologica clicca qui.

Se vuoi conoscere la storia e il significato di misurazione dell’intelligenza procedi pure con la lettura

Cenni sui test di intelligenza:

Indici Globali-Studi Psicometrici

Il primo impulso verso lo sviluppo di “test mentali” provenne da Francis Galton; egli sosteneva che le differenze individuali fossero prevalentemente dovute all’eredità genetica e sviluppò test mentali quantitativi molto semplici con prove che potevano essere eseguite in laboratorio (tempi di reazioni, capacità o soglie sensoriali). Galton, cugino di Darwin, riteneva quindi che una persona potesse essere intelligente o poco intelligente per natura. Le prestazioni ottenute in questi test però non sembravano essere correlate con i tratti essenziali dell’intelligenza. La vecchia concezione di intelligenza è stata successivamente superata, oggi sappiamo che l’intelligenza è dovuta moltissimo all’interazione con l’ambiente e poco per fattori genetici.

Nel 1905 le autorità scolastiche di Parigi chiesero a Alfred Binet e Theodore Simon di trovare il modo di individuare gli studenti che, per trarre profitto dalla scuola, avrebbero avuto bisogno di frequentare classi speciali; nacque così una scala di intelligenza che si scostò decisamente dai tentativi precedenti. Il test doveva riuscire a predire le prestazioni scolastiche di un bambino. L’obiettivo della psicometria quindi era quello di predire i risultati degli studenti. Oggi, definire un bambino intelligente o poco intelligente è un’idea decisamente superata: definire un bambino come poco intelligente può minare la sua autostima e ridurre inutilmente le sue performance. Evidenziare le capacità del bambino invece lo aiuta a rafforzare la sua autostima e quindi ad ottenere performance migliori.

Binet, notando che l’intelligenza dei bambini aumenta quando crescono, definì il concetto di età mentale, che non combacia sempre con l’età cronologica. L’importanza di questo concetto deriva dal fatto che permette di fare confronti fra individui in riferimento ad una scala valida rispetto a una certa età. Ovvero, un bambino non è intelligente o non intelligente a priori, ma rispetto alla sua età cronologica.

William Stern, introducendo il Quoziente Intellettivo (Q.I.), arrivò ad una misura dell’intelligenza che potesse essere usata per confrontare direttamente le persone, indipendentemente dalla loro età cronologica. Il Q.I. medio era di 100 e vi si arrivava attraverso la formula: età mentale/età cronologica*100.

La Scala Stanford-Binet è una versione tradotta e modificata della scala di Binet, introdotta negli Stati Uniti da Lewis Terman nel 1916. Contiene molti tipi di prove che forniscono un solo Q.I. globale, che , però, non è mai una misura assoluta, ma riflette la posizione relativa di un individuo rispetto alle prestazione degli altri individui di pari età presenti nel campione di standardizzazione. La scala fu concepita per bambini.

Nel 1939 (ristandardizzazione: 1981) venne standardizzata per la prima volta da Wechsler la Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS). Il test struttura il suo materiale in 11 sottoscale diverse, di cui le prime 6 portano al QI Verbale,  le ultime 5 o 6 sottoscale al QI di Esecuzione (Performance). Il QI tot. è la media di questi due QI. Il WAIS correla con la scala di Stanford-Binet. Discrepanze molto grosse tra il QI verbale e di esecuzione possono segnalare problemi particolari.

Per lo più i test si somministrano singolarmente, ma in occasioni particolari si è verificata la necessità di somministrare test su larga scala. All’epoca della Seconda Guerra Mondiale, per esempio, per valutare l’intelligenza degli uomini chiamati alle armi, furono elaborati i test  Alpha e Beta. Il primo in forma verbale, il secondo in forma esecutiva per gli analfabeti.

Un grande dilemma riguardante i test di intelligenza è il livello di incidenza della cultura e dell’esperienza di una persona sulla riuscita al test stesso. I test di esecuzione cercano di sfuggire ad alcuni dei più ovvi difetti dei materiali verbali. Il test “Culture Free” più ampiamente usato è quello delle Matrici di Raven (1947).

Studi sperimentali

Schema su ricerche sperimentali e modelli:Behaviorismo: apprendimento;     Gestalt: soluzione dei problemi;    Piaget: modello genetico e meccanismi di sviluppo;     Vygotsky: linguaggio e fattori sociali;    Neo e post-piagetiani: ruolo dell’esperienza e dell’apprendimento, analisi di compiti e differenze individuali nelle strategie;    Human Information Proessing: elaborazione dell’informazione, codifiche e strategie mestiche, organizzazione della conoscenza;    Life- Span Psychology: studi sull’invecchiamento e meccanismi di transizione e di compensazione, di coping;     ricerche sui plusdotati;    psicologia della personalità: fattori, temperamento e motivazione.

Il behaviorismo, tra il 1920 ed il 1950, ha cercato di porre su basi scientifiche lo studio del comportamento intelligente, ponendo soprattutto l’attenzione sui processi di apprendimento, sulle associazioni S-R, sul ruolo dei rinforzi (posit. e negat.), sulla generalizzaz… Il modello associazionista, tuttavia, se applicato a condotte complesse (P.Solving, linguaggio), mostra i suoi limiti. Nasce in questo clima un lavoro innovativo (Bruner, Goodnow e Austin, 1956) che mette l’accento sulle strategie e sulle decisioni del soggetto, operazioni mentali che non possono essere ricondotte all’esperienza passata. Bruner stesso estenderà poi il campo della psicologia sperimentale alle dimensioni culturali dello sviluppo. Negli stessi anni nascono i primi studi di psicolinguistica e Chomsky  elabora il suo modello di grammatica generativa (concezione formalista ed innatista del linguaggio), che mette in crisi il modello comportamentista del linguaggio che spiegava la sua comprensione e produzione con il solo meccanismo di apprendimento associativo.  Nel 1958 nascono i primi lavori sull’intelligenza artificiale di Newell e Simon che introducono il concetto di elaborazione dell’informazione. Nomi come Chomsky, Tolman, Miller, Galanter e Pribram preperano l’inizio della Psicologia Cognitivista che studia le operazioni mentali attraverso la simulazione computazionale dei processi osservati empiricamente.

La tradizione europea, partendo da metodi di analisi dei processi mentali di derivazione filosofica, adotta successivamente tecniche di osservazione sperimentale applicate alla percezione, alla soluzione dei problemi (Scuola della Gestalt) e alla memoria a al pensiero creativo (Bertlett).

Integrazione fra indirizzo psicometrico e ricerche sperimentali cognitive

I grandi progressi della ricerca sperimentale in campi come la percezione, l’attenzione, l’integrazione senso-motoria, la memoria, il linguaggio, la soluzione dei problemi, hanno più o meno direttamente influenzato la costruzione dei test di intelligenza e determinato nuovi indirizzi psicometrici. L’interesse per le relazioni tra abilità cognitive di base e misura dell’intelligenza è dovuta a: numerose ricerche sul ritardo mentale; ricerche sull’influenza delle diverse culture sulle prestazioni ai test di intelligenza; sperimentazione sulle strategie individuali di soluzione dei problemi; studi sulle componenti dei vari compiti (Kyllonen ipotizza che l’intelligenza sia un processo di elaborazione dell’informazione che si basa su 4 componenti: memorie di lavoro; velocità di esecuzione dei diversi sistemi di elaborazione; conoscenze dichiarative e conoscenze procedurali–da queste ricerche lo sviluppo di nuovi test: CAM: Cognitive Abilities Measurement del 1994).

La teoria costruttivista di Piaget (anni ’50-’60) e della sua scuola ha dato una grande spinta propulsiva allo studio dell’intelligenza. Per Piaget l’intelligenza è un caso particolare dell’adattamento biologico che si basa quindi sulle funzioni biologiche più generali: organizzazione e adattamento; quest’ultimo risulta da un equilibrio tra organismo e ambiente basato sui processi di assimilazione e accomodamento. La molla alla base dell’apprendimento, però, e qui la teoria di Piaget si discosta dal preformiamo e dall’ambientalismo lamarckiano (nascita dell’intellig. come continua interazione fra processi interni ereditari e fattori esogeni),  non è un rinforzo ex. ma un’equilibrazione continua che modifica e riorganizza gli schemi innati e che porta alla fine alla creatività tipica dell’essere umano. I post-piagetiani (Inhelder- anni ’80-, Bruner) approfondirono i processi individuali nelle procedure di soluzione dei problemi.

A partire dagli anni ’60, con la diffusione del cognitivismo (Neisser, 1967), lo studio dell’intelligenza si focalizza sulle inferenze legate ai processi mentali che accadono all’interno della “scatola nera” comportamentista. L’interesse si sposta dalle strutture generali dell’intelligenza alle sue componenti nei diversi compiti minuziosamente analizzate e differenziate e i metodi più utilizzati sono l’analisi dei tempi di reazione ed il confronto con indici neurofisiologici (in questo periodo si pongono le basi all’approccio interdisciplinare che considera i dati delle neuroscienze, della psicologia cognitiva e dell’informatica come complementari . In questo momento storico e culturale si collocano gli studi di Sternberg (anni ’80) che recupera molte prove derivate dalla tradizione psicometrica ma ne attua una scomposizione accurata in termini operativi. Egli, pur partendo da un’analisi quasi meccanicistica dei componenti dell’elaborazione dell’informazione, riconosce l’importanza degli aspetti personali (stili cognitivi) e del contesto e ha il merito di avere avvicinato la psicologia dell’intelligenza alla psicologia della personalità. Infatti l’intelligenza non è solo adattamento all’ambiente ma anche selezione e modellamento attivo dell’ambiente.

L’interesse per gli aspetti qualitativi delle differenze individuali (pensiero creativo e persone plusdotate) nasce sia all’interno della scuola piagetiana (interesse per i diversi stili di soluzione dei problemi) che all’interno della scuola cognitivista dello Human Information Processing (Sternberg). Anche Gardner (anni ’80) si è occupato di un progetto sul potenziale umano, arrivando a sostenere che risultati eccezionali vengono ottenuti quando il potenziale innato viene plasmato da pratiche educative e da una cultura in accordo con le preferenze individuali.

Studi sui plusdotati sono stati condotti da vari autori fra cui Guilford (studi psicometrici) e Wertheimer, Bertlett (studi sperimentali) fino ad arrivare a recenti ricerche retrospettive (sulle biografie di uomini illustri, -Gardner (1993) ha individuato le caratteristiche dell’intelligenza creativa nella curiosità, apertura verso il nuovo, anticonformismo, amore per il rischio, capacità di controllare e risolvere la tensione sia interna che esterna, concetto di sé) e clinico-sperimentali (su ragazzi prodigio) che hanno portato alla fondazione di società internazionali. Feldman (1985,1991) ha sintetizzato nella sua teoria della co-incidenza l’importanza della combinazione di qualità individuali con un ambiente culturale ed affettivo favorevole per lo sviluppo di un’intelligenza eccezionale.

Si può notare che, mentre le prime ricerche sull’intelligenza si sono focalizzate sugli aspetti ereditari e di maturazione, le successive polemiche sui test e sulle differenze individuali hanno portato a valorizzare l’influenza delle esperienze personali, delle interazioni sociali, delle mediazioni culturali e della conoscenza di domini specifici.

Individui con un QI basso

I test di intelligenza vengono spesso utilizzati per individuare le persone mentalmente “ritardate”. Quando una persona ottiene un punteggio pari o inferiore a 70 E mostra scarse abilità sociali  professionali si potrebbe pensare ad un ritardo mentale (il QI non dovrebbe mai essere utilizzato, da solo, per fare una diagnosi del genere).Lieve ritardo:55-69; Ritardo moderato: 40-54; Ritado grave: meno di 40 (in genere richiedono assistenza per tutta la vita). Alla base della maggior parte dei casi di rit. lieve non è individuabile alcuna causa o condizione fisica. Questo tipo di ritardo è spesso chiamato “familiare-culturale”. Quando è presente una causa organica il ritardo tende ad essere + grave ed è spesso accompagnato da  altri problemi fisici. Le cause del ritardo possono essere molte: danni cerebrali, infezione prenatali, anossia, difetti genetici o cromosomici (Sindrome di Down, fenilchetonuria…).

Anche i ritardi dovuti a cause genetiche possono dare vita a risultati visibili (fenotipi) molto differenti e legati alla regolazione che pone l’ambiente sull’espressione dei geni nella realtà (l’ambiente ha una certa incidenza, non ancora calcolabile, nella fase di trasformazione del genotipo in fenotipo).

Variazione del QI con l’età

In genere il QI dei bambini, durante la crescita rimane piuttosto stabile. Se però i bambini ricevono un’educazione volta al miglioramento del QI si possono osservare notevoli cambiamenti. In studi trasversali (messa a confronto di soggetti con differenti età) si è rilevato un  deterioramento graduale dell’intelligenza a partire dai 20 anni. Questo potrebbe essere dovuto alle variabili educazione e cultura che cambiano con i diversi periodi storici. In studi a disegno longitudinale (confronto degli stessi soggetti a diverse età) sovrapposto (più agevole del longitudinale puro) si è rilevato che le prestazioni nei test di capacità generali possono aumentare fino a 60 anni, almeno nelle persone sane e attive. L’eventuale, successivo declino, non prevedibili per tutti, è dovuto soprattutto a danni al cervello.

Se hai dubbi sulla psicometria in generale, chiedimi informazioni su igor@igorvitale.org o partecipa alle ripetizioni in psicometria che offro in tutta Italia.

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