Disturbo Reattivo dell’Attaccamento: Sintomi, Diagnosi, Cura, Consigli

Disturbi dell’attaccamento: Disturbo reattivo dell’attaccamento

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I disturbi dell’attaccamento si riferiscono alla modalità relazionale sociale disturbata o inadeguata, che caratterizza il bambino rispetto al suo livello di sviluppo e si esprime in svariati ambiti. Le problematiche legate alle relazioni di attaccamento, rappresentano fattori di rischio che rendono la persona vulnerabile allo sviluppo di quadri psicopatologici successivi.

Nel DSM IV in relazione alla vulnerabilità dei legami di attaccamento, si fa riferimento a possibili conseguenze psicopatologiche, che sono:

  • Disturbo reattivo dell’attaccamento (RAD): si riferisce a situazioni di grave deprivazione che non hanno consentito al bambino di attivare un legame selettivo (come nel caso dell’istituzionalizzazione), e che implica gravi problematiche nell’ambito della socializzazione;
  • La disorganizzazione dei modelli di attaccamento: concerne distorsioni dei primi legami di attaccamento che hanno impedito al bambino di sviluppare un attaccamento coerente e organizzato davanti alla sofferenza;
  • L’insicurezza dei modelli di attaccamento: indica modelli insicuri che, pur essendo coerenti e organizzati, rendono la persona più vulnerabile ai disturbi psicopatologici in caso di perturbazioni ambientali; nel soggetto c’è maggiore rigidità poiché è resistente a riorganizzazioni adattive.

Nel DSM IV il RAD viene definito come “una modalità di relazione sociale, notevolmente disturbata e inadeguata rispetto al livello di sviluppo, che si manifesta in quasi tutti i contesti, che inizia prima dei cinque anni ed è associata ad un accudimento grossolanamente patologico”. L’accudimento patologico può essere riscontrato nella crescita all’interno degli istituti, nei cambiamenti frequenti delle figure di accudimento, nei casi di abuso, trascuratezza o in seguito a genitori non responsivi.

Gli studi su questo disturbo risalgono alla metà del secolo scorso, su bambini cresciuti in istituto o vittime di maltrattamento, evidenziando comportamenti anomali come ad esempio isolamento emotivo, insensibilità, mancata discriminazione nei legami preferenziali. Si possono individuare nella clinica due quadri sintomatologici:

  1. Tipo inibito: il soggetto ha difficoltà ad intraprendere relazioni interpersonali e a rispondervi in modo adeguato a seconda del livello di sviluppo; è presente un’eccessiva inibizione, ipervigilanza e atteggiamento contraddittorio verso chi si prende cura di lui. Il tipo inibito si contraddistingue per l’assenza di comportamenti di attaccamento organizzati, un esiguo coinvolgimento sociale, difficoltà nella regolazione affettiva, ipervigilanza, paura inspiegabile e scoppi di ira;
  2. Tipo disinibito: si presenta con la propensione a stabilire una socievolezza indiscriminata e un’inadeguata selettività nella scelta della figura di riferimento. Il tipo disinibito si contraddistingue per la facilità del bambino nell’allontanarsi con estranei, per la mancata ricerca di persone familiari nei momenti di necessità e l’assenza di timidezza nei confronti dell’estraneo con cui si ceca il contatto.

Il tipo inibito si presenta maggiormente nei bambini cresciuti presso istituti, e in seguito all’affidamento o all’adozione viene a diminuire. Il tipo disinibito si evidenzia sia nei bambini adottati senza esperienza di istituzionalizzazione, che nei bambini istituzionalizzati, ma per i secondi alcune caratteristiche rimangono anche quando vengono adottati.

Il disturbo reattivo dell’attaccamento è uno dei pochi disturbi che viene collegato ad una possibile causa, ossia l’accudimento patogeno del bambino legato a lunghi periodi di ospedalizzazione, istituzionalizzazione o inesperienza genitoriale. Tale accudimento può essere sintomo di una perdurata trascuratezza dei bisogni emotivi fondamentali di affetto, stimolazione e benessere; trascuratezza dei bisogni fisici fondamentali; dei ripetuti cambiamenti di caregiver che impediscono la formazione di un legame saldo.

Vissuti infantili caratterizzati da abbandono, esperienze di perdita o minaccia di perdita, trascuratezza e violenza, causano delle modificazioni dei fattori neurochimici che possono poi mettere a rischio il funzionamento delle funzioni neurali nel corso dello sviluppo.

di Federica Visconti