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psicoterapia cognitivo comportamentale insonnia

Efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale per combattere l’insonnia.

Questo articolo di Natascia Chiechio spiega l’efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale (insonnia).

Curare l’insonnia con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Vi sono molti processi cognitivi che giocano un ruolo importante nello sviluppo e nel mantenimento dell’insonnia e sono stati studiati e approfonditi dalla psicoterapia cognitivo comportamentale.

Harvey e coll. (Harvey et al. 2005) propongono una sorta di excursus storico che va dagli anni ’60 fino alle ricerche più recenti, prendendo in esame le aree indagate nei diversi periodi.

I primi studi, negli anni ’60 e ’70, si indirizzarono principalmente a mettere in evidenza il ruolo che avevano nei pazienti la preoccupazione e il pensiero insistente di non essere in grado di dormire, e a verificare quanto fossero determinanti le aspettative nell’esperire i sintomi dell’insonnia. Anche la percezione del proprio sonno è stata oggetto di studio a partire dagli anni ’70, permettendo di evidenziare come i pazienti spesso sovrastimino il tempo di latenza necessario per dormire, e sottostimino il tempo totale passato dormendo.

Questo in alcuni casi si può tradurre in un disturbo diverso, la percezione alterata dello stato di sonno, ovvero quelle situazioni in cui si percepisce una difficoltà relativamente al sonno o a una sonnolenza eccessiva senza che questo sia supportato da prove oggettive di un disturbo del sonno.

Questo problema, sommato al fatto che i pazienti con insonnia spesso confondono il sonno con la veglia, e quindi non si rendono conto di quanto dormono, suggerisce che la percezione distorta del sonno può essere uno dei processi cognitivi fondamentali nel disturbo di insonnia.

Efficacia delle tecniche di terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia

Studi anche recenti hanno confermato l’importanza della percezione soggettiva di come sia trascorsa la notte, nel mantenimento del disturbo.
Negli anni ’80, lo studio di Lichstein e Rosenthal (Lichstein & Rosenthal 1980) sui pensieri intrusivi ha indirizzato molti degli studi successivi ad indagare proprio questa relazione e la correlazione tra l’attivazione cognitiva e la misurazione del sonno, e a vedere l’insonnia come il risultato dell’incapacità di interrompere pensieri ed immagini emotivamente molto carichi nel momento di andare a dormire.

Dal momento che gli studi basati su resoconti personali sono poco affidabili, sono stati anche fatti studi sperimentali su questo tema, che hanno confermato:

  • l’importanza delle preoccupazioni
  • l’incapacità di distrarsi nelle persone che non riescono a dormire (Haynes et al. 1981; Gross & Borkovec 1982).

Negli anni ’90 si sono avuti due importanti contributi in questo settore: Bootzin, Kihlstrom e Schacter (Bootzin et al. 1990) pubblicarono “Sleep and Cognition”, un libro che mise in primo piano l’importanza dei pensieri nei disturbi del sonno, mentre Morin (1993) condusse delle ricerche che evidenziarono l’importanza delle credenze errate nel mantenimento dell’insonnia.

Come gestire le credenze disfunzionali sull’insonnnia

Gli importanti sviluppi conseguenti a questi contributi furono: che la TCC-I iniziò ad includere una parte mirata a contrastare le credenze erronee sul disturbo; che in molti modelli che spiegano l’insonnia viene adesso dato un ruolo importante a queste credenze nello sviluppo e mantenimento del problema; che la Disfunctional Beliefs about Sleep Scale (DBAS) è diventata lo strumento più usato per identificare le credenze disfunzionali relative al sonno(Morin 1993).

Gli anni ’90 hanno anche visto i primi tentativi di riconoscere quale fosse il contenuto dei pensieri intrusivi che impediscono di dormire, identificati in:

  • attività mentale e ripetitiva
  • pensieri relativi al sonno
  • preoccupazioni relative alla famiglia e al futuro
  • progetti positivi e ansia ad essi associata
  • preoccupazioni somatiche
  • preoccupazioni relative al lavoro e ad avvenimenti recenti.

Questi argomenti sono comunque tuttora studiati, con metodologie più precise, che hanno permesso di vedere come i contenuti si possono far rientrare nelle seguenti categorie:

La ricerca scientifica sulla psicoterapia cognitivo comportamentale per combattere l’insonnia

Le due aree più studiate in questo momento sono da una parte la complessità di diverse forme di pensiero, e dall’altra la gestione dei pensieri indesiderati.

Per quanto riguarda il primo punto, si è visto che pensare in immagini porta alla risoluzione delle preoccupazioni, mentre avere pensieri in forma verbale porta al mantenimento delle preoccupazioni. Il trattamento cognitivo comportamentale dell’insonnia (Nelson & Harvey 2002).

Sembra inoltre che le persone che soffrono di insonnia credano che preoccuparsi prima di addormentarsi porti a dei risultati positivi (Harvey 2003), e che i pazienti con insonnia tendano a catastrofizzare le conseguenze del loro disturbo (Harvey & Greenall 2003).

La ricerca è ora principalmente indirizzata alla distinzione tra:

La gestione dei pensieri indesiderati nelle persone che soffrono d’insonnia

Parlando invece della gestione dei pensieri indesiderati, dal momento che la maggior parte delle persone insonni percepisce che la causa del problema è il fatto che non riescono a governare la loro mente.

E’ probabile che tentino in qualche modo di fermare, modificare o sopprimere questi pensieri indesiderati.

Ma che evidentemente questi tentativi siano controproducenti, e favoriscano piuttosto il mantenimento dell’attivazione cognitiva.

Attualmente sembra che la tecnica più efficace da mettere in pratica per risolvere questo problema sia quella della distrazione (Harvey & Payne 2002).

Recentemente si è sviluppato un filone di ricerca che mira ad esplorare il ruolo dei processi attentivi, utilizzando come strumenti di indagine da una parte delle prove da svolgere al computer.

Dall’altra una grande varietà di metodi come il diario o le interviste, per massimizzare la validità ecologica dei risultati. Non vi sono ancora risultati determinanti, ma sembra che gli individui con insonnia tendano a prestare attenzione selettiva a minacce sia interne che esterne al proprio sonno (Semler & Harvey 2004a e b).

Gli studi svolti in tutti questi anni hanno permesso di approfondire le conoscenze sull’insonnia e di verificare quanto gli aspetti cognitivi siano fondamentali nel mantenimento del disturbo.

Questo articolo sull’efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale nell’insonnia è di Natascia Chiechio.

 

 

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