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I veri danni del Coronavirus sono psicologici

Permettimi di dare un titolo provocatorio a questo articolo, hai sicuramente già sentito parlare del Coronavirus e sai che procura diversi danni fisici e non solo psicologici. I ricercatori stanno ancora studiando il suo funzionamento per ottimizzarne le cure.

Sappiamo con certezza che questo virus può fare male, ma non così tanto come si ritiene nell’opinione pubblica.

Il modo in cui si fa comunicazione in questo senso è in alcuni casi comunicazione terroristica.

Sono Igor Vitale, psicologo, ed oggi vorrei parlarti dei danni psicologici del Coronavirus, starà a te valutare a fine dell’articolo cosa fa più male: il virus in sé o i suoi effetti psicologici.

I danni psicologici del Coronavirus

Alcuni media hanno fatto una comunicazione terroristica in merito, non voglio dirti chi e come, non è così importante adesso.

Non sono un giudice, ma uno psicologo.

E’ importante che tu capisca i fondamenti della psicologia del rischio.

Perché il modo in cui percepisci il concetto di rischio è determinante per la tua vita.

E voglio insegnarti cosa ci insegna la psicologia sul Coronavirus. Addirittura le sue forme più “terroristiche” hanno qualcosa di insegnarci.

Penso che anche le peggiori esperienze possano insegnarci qualcosa se le leggiamo con la giusta chiave psicologica.

La percezione del rischio è slegata dal rischio reale

La percezione del rischio è un fatto assolutamente soggettivo.

Conosco persone che hanno paura delle nuvole, dei piccioni o addirittura dei bottoni.

Qual è la probabilità che queste cose possano fare davvero male? Molto relativa

Molte persone hanno paura di volare, ma l’automobile è statisticamente più letale.

Quante persone conosci che hanno paura dell’auto?

Il fatto che tu percepisca un rischio come probabile o improbabile dipende da una cosa.

Quanto spesso ci pensi. Si chiama euristica della disponibilità.

Più è facile recuperare un dato in memoria, più penserai che è un evento probabile.

I mass media, parlando sempre del Coronavirus, portano le persone a sovrastimarne i rischi

Un noto studio di qualche decennio fa, per esempio, dimostra che le persone tendono a sovrastimare la probabilità di morire a seguito dell’attacco di uno squalo.

Ovviamente tutto ciò è assolutamente improbabile. Si tratta di una probabilità praticamente nulla.

Nessuno di noi ha interazioni costanti con squali 🙂

Eppure le persone in quegli anni lo stimavano nei questionari come probabile.

Sapete perché?

Era nell’immaginario di tutti, per via dei film sullo squalo. Si trattava di un film.

psicologia del rischio

La nostra mente non distingue tanto bene i fatti immaginari dalla realtà.

E di fronte alla domanda “quanto ritieni probabile che accada X?” fa una cosa molto semplice.

Va in memoria a breve termine, verifica se il dato è accessibile.

Se è accessibile lo ritiene probabile.

E tutte le immagini che mostrano in tv persone stese dal Coronavirus, non fanno che aumentare il terrore. Perché la nostra memoria funziona soprattutto con stimoli visivi.

Qual è la verità sul Coronavirus

I mezzi di comunicazione fanno bene a rendere consapevole ed attenta la popolazione su questo nuovo rischio, ma penso che possano misurare termini e modalità.

Ci sono stati governi nel passato che non hanno comunicato i veri rischi di alcuni incidenti (penso prima di tutto ad esempio al Disastro di Chernobyl, uno dei più pesanti disastri della storia umana).

Penso che una comunicazione più attenta possa aiutare le persone a gestire il concetto di rischio.

Perché i danni psicologici del Coronavirus sono molti:

  • sviluppo di fobie del contatto
  • facilitazione dello stereotipo e del pregiudizio contro i cinesi
  • sviluppo del terrore
  • aumento dell’ansia e del panico in chi ha un Disturbo d’Ansia generalizzato
  • psicosi del Coronavirus (termine in realtà improprio per dire che l’esame di realtà è falsato)

I danni fisici esistono, certamente. Ne hai sentito parlare.

Ma la verità è un’altra.

La verità è che il concetto di rischio è un concetto trasversale della vita umana.

Le infezioni esistono, ma siamo fortunatamente in uno degli stati in cui la sanità funziona meglio al mondo. Lo so, avrai degli elementi critici con cui ti sarai confrontato più volte, ma siamo molto sopra le medie mondiali.

Le persone si espongono a rischi ogni giorno.

Ogni tua decisione comporta un rischio.

Focalizzarti sul coronavirus e pensare che sia la nuova peste non ti aiuta ad assumere una consapevolezza reale.

Se apri un qualsiasi manuale di medicina del lavoro, scoprirai tante sostanze di uso comune che possono provocare danni.

Quando studi l’igiene alimentare – sebbene il nostro stato sia tra i migliori al mondo in questo settore – scoprirai che non è possibile avere rischio 0%.

Se leggi un qualsiasi foglio informativo di un qualsiasi farmaco, ne leggerai numerosi effetti collaterali. In alcuni casi sono davvero minimi, in altri no. Ma in nessun caso il rischio è 0%.

Il rischio è un fatto trasversale nella vita.

Se quindi proprio vogliamo fare informazione sulla psicologia del rischio, facciamola. Ma educhiamo le persone ad un uso consapevole di prodotti, servizi. Aiutiamo le persone ad avere una vita consapevole, a prendersi cura di sé, nell’attività fisica, nell’alimentazione e nell’uso dei prodotti.

Perché ad aumentare la sopravvivenza sono prima di tutto i comportamenti. Ed il panico di massa non ha mai aiutato nessuno a prendere decisioni consapevoli.

 

 

 

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