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Il Metodo PQRST per la Riabilitazione della Memoria

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Altro trattamento riabilitativo che fa affidamento a strategie cognitive interne, dunque ad ausili interni è il metodo PQRST. Il termine PQRST è un acronimo e sta per: Preview, Question, Read, State e Test (Robinson, 1970; Wilson, 1987; Wilson, 2009). Tale metodo si costituisce su di queste cinque fasi o passaggi, che sono fondamentali e grazie ai quali si fonda l’analisi e l’organizzazione logica delle informazioni contenute in un brano. L’analisi scandita su di queste tappe permette una miglior codifica dell’informazione e la sua memorizzazione. Il presupposto su cui si fonda tale metodo è la presenza, se pur con compromissione, di buone strategie sia di schematizzazione sia di categorizzazione, poiché le operazioni da svolgere sono da compiere in un ordine ben preciso ed è richiesta una partecipazione attiva da parte del riabilitato. Vediamo nel dettaglio ogni singola fase:

  1. Preview (anteprima): in questa fase ciò che si richiede al soggetto è di fare un controllo generale ma pur sempre attento del brano che deve essere successivamente rievocato;
  2. Question (domanda): dopo essersi fatti un’idea generale del brano, si richiede al paziente, nel caso egli sia autonomo e capace, di formulare delle domande, domande chiavi che contengano gli elementi principali del testo analizzato. Nel caso in cui il paziente non sia in grado di compiere tale procedura, il terapista può sostituirlo o aiutarlo;
  3. Read (leggere): ciò che si richiede è di svolgere una lettura attenta e accurata, per rispondere successivamente alle domande precedentemente formulate;
  4. State (stato): in questa fase sono illustrate le domande, formulate prima, e si chiede di rispondere in base a ciò che si è letto prima. Formulare una mappa mentale con punti chiave. Qualora ci fossero problemi nel rispondere alle domande, si può rileggere il brano finché il soggetto non è in grado di rispondere;
  5. Test (esame): in questa fase finale, si cerca di controllare e verificare la conoscenza globale del testo e valutare se le informazioni codificate sono state apprese correttamente. Un momento di esame e di ricontrollo della mappa mentale elaborata precedentemente, con la possibilità di aggiungere nuove parole chiave.

I primi studi che troviamo in letteratura scientifica compiuti per testare l’efficacia di tale metodo, risalgono da Robinson (1970), il quale fu il primo a descrivere la procedura su cui si sviluppa il trattamento e autori come Glasgow (Glasgow, 1977). Quest’ultimo ha voluto comparare l’efficienza di procedure come la ripetizione meccanica e massiva con il metodo cognitivo PQRST. Lo studio fu condotto su di una ragazza di 22 anni, la quale riportava un danno cerebrale temporale acquisito a seguito di un incidente. Ciò che emerse da una prima valutazione e dalle lamentele stesse della giovane, era che presentava delle grosse difficoltà nel rievocare e riportare alla mente il contenuto di ciò di cui si discuteva a lezione o in compiti di lettura. Per costatare queste difficoltà, fu svolta una valutazione pre-esposizione al trattamento, dove si cerò di studiare il richiamo immediato “immediate recall” di materiale presentatole. Ciò che si verificò era che, ad un richiamo immediato la ragazza recuperava buona parte del materiale, ma alla fine della valutazione la prestazione scendeva drasticamente, perdendo buona parte dell’informazione precedentemente acquisite.

Per questo motivo, per verificare o meno l’efficacia del trattamento PQRST, esso venne confrontato con tecniche di semplice ripetizione meccanica, venne nuovamente sottoposta a queste due condizioni di trattamento. Modificando la procedura classica del PQRST, e combinando le prime due fasi (P, Q) insieme e fornendo direttamente le quattro domande per l’analisi del testo, quello che si verificò era una prestazione migliore con il metodo PQRST rispetto alla tecnica di semplice ripetizione. Infine Glasgow volendo verificare anche la generalizzazione di questo metodo al di fuori dello spazio clinico, si chiese alla ragazza per un breve periodo di leggere con costanza a casa degli articoli di giornale ed effettuare esercizi di recupero o richiamo. Solo successivamente, dopo 10 giorni, le si chiese di applicare il metodo PQRST a questi articoli di giornale e di confrontare il richiamo con quest’ultimo metodo e quello precedente. La ragazza disse di ricordare molto di più i contenuti degli articoli con il PQRST rispetto a quando compieva solo una semplice ripetizione. Dunque questa testimonianza non solo conferma nuovamente l’efficacia maggiormente significativa del metodo PQRST su altre tecniche ma anche la sua generalizzazione in ambienti extra clinici, visto il suo utilizzo anche nella vita di tutti i giorni. Unico dubbio che sorse fu quello di chiedersi se la prestazione con il metodo PQRST fu migliore rispetto alla procedura semplice di ripetizione per via del fatto che la procedura del metodo PQRST richiede indubbiamente più tempo, permettendo un’elaborazione più profonda del materiale. Successivamente a questi studi, un grande contributo e un forte interesse riguardo il metodo PQRST ci giunge dalla ricercatrice Wilson (Wilson, 1987).

In un primo suo studio, volto a studiare l’efficacia del trattamento PQRST sottopose al trattamento, un paziente che a seguito di una lesione sub-aracnoidea con conseguente asportazione del lobo frontale destro, presentava la tendenza incessante a ripetere sempre le stesse domande: “Perché ho un problema di memoria?” e “Mi rimarrà per sempre questo disturbo?”. Il paziente, inizialmente, fu inserito in un gruppo di riabilitazione per la memoria (fase baseline) della durata di 30 sessioni per 6 settimane, in cui si poté notare questa sua ripetizione incessante riguardo la sua problematica. Solo successivamente, e individualmente il paziente venne sottoposto alla pratica PQRST. In un primo momento venne richiesto al paziente di scrivere un breve riassunto su quello che gli era successo, in particolar modo doveva descrivere: che cosa gli era accaduto, cosa si aspettava in futuro rispetto alla condizione attuale, e quali erano le problematiche che riscontrava a seguito dell’evento morboso. Come da procedura, gli si chiese anche di autoprodursi delle domande rispetto al racconto con annesse le risposte. Il giorno successivo secondo il metodo PQRST gli venne prima fatto leggere il racconto, poi tolto e gli vennero sottoposte le domande da lui selezionate. Per rendere sempre di più autonomo il soggetto, il giorno seguente ri-sottoponendosi al trattamento PQRST non gli venne mostrato il brano, sperando ormai in un apprendimento ben consolidato del testo e in una buona capacità di rispondere alle domande. Laddove presentò dei problemi nel rispondere alle domande gli si permise di consultare il brano, ma solo su quelle. I risultati finali furono che per il 90% delle domande le risposte vennero apprese nella maniera giusta. Per contro gli ottimi risultati raggiunti in sessione sperimentale non si replicarono al di fuori dell’ambito clinico, poiché il paziente ritornò a ripetere sempre le stesse domande come in fase baseline. Questo suggerisce ancora una volta la scarsa generalizzazione del metodo nella vita di tutti i gironi, e come le strategie e le procedure cognitive apprese sotto trattamento sono difficili da replicare nella vita quotidiana (Wilson, 1987; Lawson e Rice, 1989). Dunque il trattamento PQRST in sé e per sé sembra avere una buona efficacia, per contro la scarsa generalizzazione in questo caso può essere ricondotta al paziente, in quanto frontale. Come ben sappiamo e come già esposto nei capitoli precedenti, questi soggetti hanno difficoltà nell’usare strategie e informazioni apprese in maniera strategica. Dunque la non generalizzazione nel caso del paziente studiato dalla Wilson, potrebbe essere ricondotta a questo fattore. In un secondo studio sempre svolto dalla Wilson (Wilson, 1987), seguendo come linee guida lo studio compiuto precedentemente da Glasgow, Wilson volle confrontare il metodo PQRST con procedure di ripetizione meccanica. Il paziente questa volta era un amnesico grave colpito da una severa forma di encefalite. Il materiale di studio erano semplici articoli di giornale, i quali dovevano essere studiati tramite entrambe le procedure in questione. Il metodo PQRST si avvaleva delle famose cinque fasi sopra descritte, mentre la procedura di ripetizione meccanica era costituita da una lettura e una ripetizione a seguito meccanica di ben 4 volte. Per verificare la comprensione e l’adeguata codifica degli articoli in entrambe le procedure si effettuavano domande immediate e domande differite dopo 30 minuti. Confrontando i due metodi, non si registrarono differenze significative per quanto riguarda le prestazioni nell’immediate recall (richiamo immediato), mentre differenze si registrarono nel delayed recall (richiamo differito), con prestazioni migliori di richiamo differito nel metodo PQRST. Dunque il paziente era capace di rispondere in maniera migliore a domande differite solo con il PQRST e non servendosi di una ripetizione meccanica. Infine un ultimo studio, volendo indagare l’efficacia del trattamento PQRST anche in pazienti con deficit di memoria più lievi, venne indirizzato verso pazienti che avevano riportato traumi cranici. Si fece sottoporre il gruppo sperimentale a tre condizioni differenti per entrambe le procedure in cui si indagava la codifica tramite: rievocazione libera, rievocazione immediata e differita. Inoltre per ovviare che la visione delle domande durante il trattamento PQRST aiutasse nella risposta, le domande vennero fatte vedere anche nel metodo di ripetizione massiva. I dati confermarono ulteriormente l’efficacia del trattamento PQRST rispetto il metodo di ripetizione. Inoltre la capacità di rispondere in maniera migliore alle domande si estese anche nella condizione rievocazione libera differita (Wilson, 1987), dato che non si registrò per l’altro metodo. Questi risultati oltre a confermare la validità del trattamento PQRST rispetto ad altri, ne sottolinea la sua alta versatilità in pazienti con deficit di memoria lieve e moderata. Per contro, seppur tale metodo presenta una ricca versatilità con pazienti con disordini lievi e con qualsiasi tipologia di materiale (vedi: articoli di giornale, memorie personali remote e libri) non trova risultati entusiasmanti con pazienti gravi o con sindrome diseducativa frontale, come riporta il primo esperimento della Wilson. Dunque per la buona riuscita e compilance del trattamento PQRST è indispensabile un’ottima e mantenuta integrità e capacità di categorizzare e schematizzare procedure esterne per apprenderle e farle divenire interne e auto iniziate. Ancora oggi non abbiamo dati certi e assoluti sull’efficacia del trattamento PQRST, in quanto gli stessi studi sovra esposti dimostrano come diverse variabili entrano in gioco durante il trattamento riabilitativo, variabili soggettive che possono incidere sull’efficienza del metodo con risultati diversi a seconda della severità della lesione e del disturbo (Wilson, 1987; Ryan e Ruff, 1988). Indubbiamente la buona riuscita di questo trattamento come per le mnemotecniche visive è nel ricorre all’uso di livelli di elaborazione più profondi, rispetto a quelli richiesti da una procedura ripetitiva e superficiale. Una codifica profonda è al tempo stessa specifica, vedi principio di specificità della codifica (Tulving, 1983). Secondo tale principio il modo in cui viene codificata un informazione la rende unica rispetto ad altre e il suo recupero sarà specifico a seconda di come è stata inizialmente codificata permettendone un ricordo sicuro. Inoltre la presenza di domande formulate precedentemente dal paziente possono essere utilizzate come suggerimenti cue per il recupero dunque sono elementi di aiuto non presenti in tecniche di semplice ripetizione. Tale procedura può essere impiegata anche al di fuori di un contesto riabilitativo, ad esempio come forma di aiuto e di supporto per la preparazione ad un esame per uno studente, confermando l’importanza della procedura, la quale ricorrendo a domande sia inizialmente che dopo aver letto un brano permette di apprendere più profondamente i concetti principali.

di Chiara Spinaci

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