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definizione prossemica comunicazione non verbale

La Definizione di Prossemica in Comunicazione Non Verbale

 

Il concetto di “prossemica” (da “prossimità”), è stato introdotto la prima volta negli anni ’60 dall’antropologo americano Edward Hall, per indicare le relazioni di vicinanza spaziale nei rapporti interpersonali.

L’idea alla base dei suoi studi è che l’uomo, in quanto animale territoriale, definisce intorno a sé un proprio “spazio personale”, una sorta di “bolla” invisibile con la quale si protegge dal mondo esterno. Hall ha sostenuto l’esistenza di zone invisibili riservate a situazioni specifiche. A seconda del rapporto che lega le persone tra di loro, queste zone corrispondono ad altrettanti gradi  di prossimità che, se non sono rispettati, provocano disagio e fastidio.

Le distanza appropriata:

  • Distanza Intima: 0-45 cm. È riservata a pochissime persone (partner, figli) con i quali si accetta il contatto fisico.
  • Distanza personale: 45-120 cm. È la distanza che consente di compiere la classica stretta di mano. Nella cultura occidentale è la distanza ideale per la maggior parte delle interazioni personali.
  • Distanza sociale: 120-350 cm. È la distanza che viene rispettata nelle interazioni con persone con cui non si è in confidenza, nei rapporti formali, per esempio con impiegati negli uffici, con commercianti.
  • Distanza pubblica: superiore ai 350 cm. È la distanza adottata da una persona che si rivolge a un gruppo di persone in un ambiente formale. Tale distanza implica generalmente l’assenza di interazioni sociali.

 

 

 

di Valentina Anna Guzzetta

Corso Comunicazione Non Verbale

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