La personalità: cultura o biologia?

Articolo di Susy D’Onofrio

Cultura e biologia: compagne o antagoniste? Sembra una domanda di altri tempi, una domanda la cui risposta sembra così scontata che chiederselo risulterebbe una perdita di tempo. Se ci dovessimo trovare a chiedere alle persone se secondo loro essi sono frutto del loro patrimonio genetico o di ciò che hanno appreso nel loro ambiente, di sicuro non stenterebbero a rispondere che entrambe, natura e ambiente, hanno un’importante componente nella formazione di un individuo.

Se però coppie di genitori si trovano a confrontare i propri figli notando che un bambino ha cominciato a parlare più tardi di un altro, o che due fratelli si dimostrano caratterialmente diversi, magari uno più irrequieto e l’altro più timido e introverso, improvvisamente ciò che sembrava così scontato diventa un mistero imperscrutabile. Genitori con sensi di colpa se un figlio tarda a parlare rispetto a un gruppo di coetanei, genitori che davanti alle differenze comportamentali di due fratelli si giustificano dicendo “è carattere”. Gli studi, negli anni, hanno adottato l’indirizzo biologico piuttosto che quello culturale e viceversa. Anche oggi si trovano correnti, più o meno esplicite, che adottano chi più la strada dell’ambiente chi più quella della natura. Diamo un’occhiata ai maggiori filoni che si sono susseguiti negli ultimi decenni.

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