Posizione schizoparanoide, posizione depressiva e affetti nella teoria di Melanie Klein

melanie klein

di Roberto Desiderio

Posizioni e affetti: Melanie Klein

L’esperienza precoce della relazione tra il bambino e la madre può essere considerata la base su cui poggeranno le future relazioni e le possibilità di vivere le emozioni e i sentimenti. Melanie Klein, in questo ambito, offre un contributo rivoluzionario del modo di intendere il bambino e la sua relazione con la madre. Secondo la sua teoria, il bambino non è più visto come un essere sereno e felice che vive in una specie di dorata e continua beatitudine ma, al contrario, un essere in preda a fortissime emozioni anche molto angoscianti. Fin dalla nascita, infatti, sono presenti emozioni e sentimenti “buoni”, come l’amore e la gratitudine, e sentimenti distruttivi, come l’invidia, l’odio, la rabbia, l’insoddisfazione e la paura, che dipendono dalla relazione che il bambino ha con la madre. Questa relazione “primaria” non è soltanto uno spazio di puro accudimento fisico, ma un’intensa relazione in cui si sviluppano, da entrambe le parti, emozioni molto intense. Intorno al bisogno di essere nutrito, nel bambino si sviluppano emozioni piacevoli ma anche spiacevoli; la Klein scrive:

<L’insieme dei desideri istintuali e delle fantasie inconsce fanno si che al seno vengano attribuite delle qualità che vanno ben oltre il nutrimento che esso in realtà fornisce. (…) tutto ciò viene avvertito dal neonato in modo molto più primitivo di quanto il linguaggio possa esprimere.>[1]

Per quanto riguarda la madre, anche lei vive emozioni molto forti nei confronti del figlio. Può, per esempio, vivere frustrazioni molto intense davanti al pianto del bambino e rimandargli a sua volta vissuti di fastidio, rabbia e paura. Proprio a questo livello, infatti, si sviluppano le future modalità di vivere, di sentire, di elaborare ed esprimere le emozioni. Se la madre è sufficientemente capace di accettare i sentimenti del figlio, senza sentirlo come ingrato o cattivo, consentirà al bambino di sperimentare per la prima volta che esiste qualcuno in grado di accettare le sue emozioni. Una madre con queste capacità, secondo la Klein, riuscirà a costruire una base sicura in grado di permettere al bambino di crescere bene e stabilire relazioni piacevoli e intense con il mondo esterno.

Lo sviluppo emozionale del bambino, in questo contesto, attraversa due fasi o, per meglio dire “posizioni”, quella “schizoparanoide” e quella “depressiva”. Il termine “posizione”, indica uno stato di organizzazione dell’Io in rapporto alle sue relazioni con gli oggetti, alla natura dell’angoscia e alle difese attivate per il suo controllo. Le modalità con cui il bambino supera le due posizioni determina il suo futuro rapporto con il mondo esterno.

Nei primi quattro mesi di vita, il bambino si trova nella posizione schizoparanoide, dove avvengono le prime relazioni con gli oggetti parziali. Il conflitto di base che si instaura è quello dovuto all’opposizione tra pulsione di vita e pulsione di morte dove, secondo la Klein, l’Io immaturo del neonato è già sufficientemente in grado di proteggersi dall’angoscia provocata dalla pulsione di morte; mentre una parte di questa viene proiettata sull’oggetto esterno privilegiato, rappresentato dal “seno cattivo”, l’altra parte viene mantenuta all’interno e trasformata in aggressività. Allo stesso modo della pulsione di morte, una parte della pulsione di vita è proiettata sull’oggetto esterno che, in questo caso, rappresenta il “seno buono”, mentre l’altra parte viene mantenuta all’interno e adoperata nel rapporto libidico con tale oggetto. In questo modo, per proteggersi dall’angoscia, nell’Io del bambino si determina una scissione; da un lato un “Io buono” che cercherà di difendersi dall’angoscia provocatagli dal seno cattivo, dall’altra un “Io cattivo” il cui obiettivo è quello di scaricare la pulsione aggressiva verso il seno buono. Il fatto che il bambino percepisce due seni distinti, uno buono e l’altro cattivo, è da attribuire al fatto che non è soltanto il suo Io a scindersi, ma anche la rappresentazione che ha del seno della madre.

Il passaggio dalla posizione schizoparanoide alla posizione depressiva nella seconda metà del primo anno di vita è caratterizzato dalla capacità del bambino di cogliere l’unità dell’oggetto e di riconoscere che la madre è “un oggetto altro da sé” e in relazione con gli altri. I due seni, buono e cattivo, che prima considerava scissi, ora vengono percepiti dal bambino come lo stesso seno che può essere sia buono che cattivo, così come l’amore e l’odio provati vengono riconosciuti entrambi come parte di sé. Da questa consapevolezza viene ad associarsi una nuova angoscia, che non è più quella di essere distrutto dagli oggetti, ma quella di essere egli stesso causa di distruzione dell’oggetto. Il bambino è assalito dall’esperienza della perdita e della colpa per aver distrutto, con i propri impulsi aggressivi, la madre e da questa sofferenza deriva il grande significato del processo di riparazione: come il suo impulso distruttivo ha annientato l’oggetto d’amore, così l’amore per l’oggetto potrà ricostruirlo. Le fantasie e le azioni riparative rappresentano, quindi, momenti fondamentali per una maggiore integrazione dell’Io.[2]



[1] Klein M. (1957), Invidia e gratitudine (p. 16)

[2] Successivi a Melanie Klein, sono molti i contributi teorici di autori che hanno tentato di migliorare la sua teoria. Per un approfondimento al riguardo, si legga Bion W.R. (1952), Group dynamics: a re-view e Bion W.R. (1967), Notes on memory and desire.