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Psicologia del Complottismo ai tempi del Coronavirus

Tra i fenomeni che hanno vissuto un’accelerazione notevole ai tempi di internet, sicuramente c’è il complottismo.

Perle incredibili come il terrapiattismo e il respirianesimo (si dice così?) sono tutte relativamente recenti.

Il complottismo è per alcuni sarebbe da considerare addirittura una psicopatologia. Eppure gli studi in materia sono davvero pochi.

Noi pensiamo che il complottista esprima un bisogno psicologico e a volte questo può connettersi addirittura con tratti patologici.

Ma il tema è più articolato. E’ difficile considerare il complottismo come una psicopatologia a sé.

Il complottismo al tempo del Covid-19

Un’exploit di teorie complottistiche sono emerse anche ora, ai tempi del Covid-19. E’ normale in momenti di crisi che il complotto aumenti. Le persone vogliono la verità, incessantemente, e non è detto che la soluzione sia così facile da trovare.

Il complottismo, in merito a queste risposte, soddisfa il bisogno subito.

Vedremo in questo articolo come distinguere il complottismo patologico dal pensiero critico.

Cercheremo di capire se il complottismo possa essere considerato una nuova forma di psicopatologia. E vedremo a fine articolo il risultato.

La prima importante considerazione per valutare i temi del complottismo come forma di psicopatologia è la seguente. Il modo in cui raccogliamo e validiamo le informazioni provenienti dal mondo esterno determina la nostra vita. Possiamo farlo in tre modi

Esiste:

  • il complottismo: consiste nella negazione di qualsiasi versione ufficiale dei fatti, derivata dalle cosiddette fonti ufficiali
  • l’acquiescenza acritica delle informazioni: che consiste nel dire che le informazioni dai media ufficiali sono inequivocabilmente vere
  • il pensiero critico: che analizza più fonti, le confronta, fa un’analisi la più ampia e dettagliata possibile delle informazioni, utilizza lo spirito critico, formula delle domande.

Tra le tre il pensiero critico è certamente l’opzione più auspicabile ed è importante distinguerlo dal complottismo e dalle sue espressioni più vicine ad una forma psicopatologica.

Chi ha una visione alternativa a quella ufficiale non è necessariamente un complottista

Il pensiero critico è infatti una delle caratteristiche psicologiche che più si correla al successo nel lavoro.

Chi ha grande capacità di risolvere ed analizzare problemi, confrontare dati da molte fonti, applicare la logica, di solito riesce nel lavoro.

Anche se di solito, le forme estreme di pensiero critico portano a due problemi:

  • maggiore insoddisfazione
  • maggiore infelicità

In media, chi ha molto pensiero critico ha anche criteri di soddisfazione più complessi da raggiungere. E quindi è in media meno soddisfatto.

Come identificare dunque le forme patologiche di complottismo?

E cioè, quando esattamente il complottismo è correlato a situazioni cliniche?

Potrai notare infatti che il pensiero critico possa determinare facilmente una visione diversa da quella ufficiale. Questo è normale, perché i temi che si vanno ad analizzare nel discorso pubblico sono complessi e necessitano chiaramente di una visione ampia, dell’analisi di molte variabili ed informazioni.

Complottismo e ansia

Spiegarsi la realtà è uno dei bisogni primari dell’uomo. In merito a questo lo psicologo sociale Kruglanski parla di bisogno di chiusura cognitiva.

Ora, determinati problemi sono inspiegabili fino alla fine. Chiudere il cerchio non è sempre possibile. Il pensiero critico, l’analisi dei fatti arriva fino a un certo punto. In questo senso il complottismo, con le sue risposte apparentemente semplici offre una scorciatoia per chi soffre d’ansia. La spiegazione seda l’ansia. Almeno in teoria.

Il Complottismo e paranoia

La prima idea che viene in mente, nell’ampio spettro di possibili disturbi è la paranoia. Il nemico è uno dei temi sicuramente più comodi per il complottista. Certo un nemico talvolta invisibile. Talvolta completamente aspecifico (“i poteri forti”, “loro”).

Il nemico è l’ultimo disperato modo per costruire una propria identità. Questo è possibile anche nella comunicazione ordinaria. Molti leader politici costruiscono la loro identità su un nemico comune.

Il problema lo vediamo quando il nemico è immaginario (e cioè l’alter-ego del famoso amico immaginario)

Complottismo e narcisismo

Molte delle nostre azioni sono finalizzate a costruire la nostra autostima. Non tutti ci riescono in maniera salda, sicura, senza bisogno costante di conferme da parte degli altri.

Il complottismo, quando si intende nelle sue forme più patologiche, ha a che vedere anche col narcisismo. Una realtà inventata, parallela, dove le spiegazioni vengono date dal complottista apre un’importante scenario in cui si ha sempre ragione. Il complottista si circonda di persone che hanno idee simili proprio a questa finalità.

Un’occasione ghiottissima per chi ha tratti narcisistici.

Se provi a spiegare logicamente il complottismo sarà molto difficile

I complottisti non sono semplicemente persone poco informate, ma soddisfano un loro bisogno psicologico.

I complottisti non sono equivalenti a chi semplicemente ha uno spirito critico. Il pensiero critico è una qualità se basata su dati, fatti e capacità di analisi.

Se vuoi spiegare con la logica i respiriani o i terrapiattisti difficilmente troverai una soluzione. Il respiriano che spiega la sua filosofia:

  • esprime i suoi tratti narcisistici di avere una filosofia unica (più che unica direi)
  • come può non sapere che senza mangiare si muore? Sta attuando un meccanismo di difesa di dissociazione e scissione o semplicemente sa di dire il falso ma soddisfa un suo bisogno psicologico?

Come identificare il complottismo patologico

  • Il complottista ha sempre una risposta anche a problemi complessi, chi adopera pensiero critico no. Se l’obiettivo è sedare l’ansia, la risposta deve esserci. Chi ha pensiero critico, spesso sa che si muove in un contesto complesso di variabili e che può prevedere il dubbio, l’errore.
  • Chi segue il complottismo considera solo i dati che confermano le proprie ipotesi
  • Il complottista spesso non ha una formazione specialistica in un settore, non ammette di non avere informazioni a sufficienza
  • Il complottista parla di temi che non gli competono
  • Quando non sa come argomentare si appella al concetto di “libera opinione”
  • Utilizza ampiamente il concetto di riprova sociale (esclusivamente di ulteriori complottisti)

Confrontarsi con un complottista

Discutere con un complottista non è certamente facile. Sarà difficile tirar fuori una discussione fruttuosa. Presupponendo che questo sia l’obiettivo di qualsiasi discussione, considera che il complottismo è un modo per esprimere un bisogno psicologico. Rimuovere il complotto equivale a rimuovere in qualche misura un sostegno.

Il complottismo è una psicopatologia?

Tornando dunque alla domanda principale, no, il complottismo non può essere considerato ad oggi una psicopatologia. E’ possibile però che sia espressione di un bisogno psicologico (o psicopatologico).

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