Psicologia delle Emergenze: il ruolo della resilienza in un’esperienza nella Croce Rossa Italiana

Articolo di Alessandra Serio

L’intento di questo capitolo consiste nel riportare le mie osservazioni, supportate dalla ricerca scientifica, in merito alla resilienza, maturate nell’ambito di alcune esperienze di aiuto sul territorio. In particolare, si tratta di tre contesti in cui opero come volontaria, e che mi hanno permesso di inserirmi in un processo bidirezionale, in cui, mentre contribuisco allo sviluppo della resilienza altrui, ho la possibilità di mettermi costantemente in discussione e coltivare anche la mia.

Croce Rossa Italiana

Il Servizio Psicosociale (SeP)

Si è abituati considerare la Croce Rossa Italiana come sinonimo di “soccorritori in ambulanza”, mentre, tale Istituzione è molto più di questo, e considerarla tale, sarebbe riduttivo.
Posto il focus sulla resilienza, ci sono due aspetti che vorrei mettere in evidenza: il primo è che, all’interno della Croce Rossa, è possibile usufruire, anche da parte degli stessi volontari, del SeP, ossia il servizio psicosociale che opera a supporto della popolazione e dei membri CRI.
Dal momento che gli operatori ed i tecnici del SeP, sono essi stessi volontari CRI, tale dettaglio permette loro di immedesimarsi e comprendere meglio un’immagine particolarmente difficile o traumatica, legata ad un servizio effettuato da uno dei volontari che si recano allo sportello per elaborarla, avendo svolto in prima persona le stesse tipologie di servizi.
Gli eventi critici dei servizi infatti, legati ad esperienze di esposizione a morte, lesioni, o minaccia alla propria o altrui integrità fisica, determinano un calo significativo del benessere psicologico del soccorritore; nel 20% dei casi, secondo le ricerche, il personale impiegato nelle ambulanze sviluppa un disturbo da stress post-traumatico.

Le immagini ed i ricordi intrusivi legati al servizio svolti possono divenire intrusivi ed insostenibili, e minano la stessa funzionalità psicofisica del soccorritore, nel privato e sul versante professionale; i soccorritori assistono a scenari ad alto impatto emotivo, trovandosi coinvolti in situazioni in cui vi sono feriti gravi in seguito ad un incidente stradale, corpi mutilati, deceduti, o, nel caso di incendi, l’odore di carne umana bruciata diviene uno specifico stimolo sensoriale che induce a lavarsi continuamente, per non sentire più la puzza (Pietrantoni e Prati, 2009).

Insegnare la resilienza: il corso Operatore Sociale Generico (OSG)

I volontari seguono costantemente corsi di aggiornamento per perfezionare le proprie conoscenze e competenze, nell’ambito dell’area in cui intendono impiegare il proprio tempo.
Uno dei corsi disponibili è rivolto a coloro i quali volessero ottenere la qualifica di “Operatori Sociali Generici” (OSG), titolo necessario per intraprendere determinate attività legate al sociale nell’ambito della Croce Rossa (quali, ad esempio: unità di strada, ambulatorio, dormitorio, distribuzione viveri).
Come docente di tale corso, in sinergia con altri colleghi, ciascuno esperto nel proprio settore, io ne curo l’aspetto psicologico, impostando le lezioni su concetti cardine, quali: l’impostazione della relazione d’aiuto; il riconoscimento delle emozioni in sé e negli altri; la messa in atto di adeguate strategie di coping per far fronte allo stress; come evitare il rischio burnout, ed infine, come sviluppare ed incrementare la resilienza.
Uno degli obiettivi del corso infatti è quello di trasmettere ai volontari l’idea che, mentre aiutiamo qualcuno, stiamo aiutando noi stessi ma che bisogna stare attenti ai segnali interni che ci avvertono di aver superato il limite, qualora, immedesimandoci in supereroi, dovessimo mettere da parte le nostre emozioni e la nostra tolleranza allo sforzo e allo stress. Tenere a mente la necessità di non superare determinati limiti, garantisce a ciascun volontario di salvaguardare innanzitutto se stesso, al fine di essere maggiormente in grado di esercitare al massimo le proprie abilità.
Un ulteriore aspetto degno di nota che a mio avviso promuove la resilienza tra i volontari stessi è dato dal fatto che il Comitato non è inteso solo come luogo fisico in cui si svolgono le lezioni, e si cambiano i mezzi di soccorso, ma venga vissuto dai volontari come una comunità, o una vera e propria famiglia allargata, in cui l’obiettivo comune di mettersi a disposizione degli altri, è il combustibile che alimenta non solo la grinta impiegata dai volontari, ma assicura anche una rete amicale e di supporto tra gli stessi, la cui divisa diventa simbolo di un emblema che viene introiettato al punto che anche una volta dismessi i panni di volontario, la divisa resta cucita addosso, trasformandosi in spirito di squadra, empatia, compassione verso il prossimo, e tolleranza.

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