Il potere della leadership etica

giugno 9th, 2012 | Posted by Igor Vitale in Psicologia del Lavoro

Quando parla di etica e leadership assieme, molto spesso la risposta consiste in una fragorosa risata. Spesso infatti vengono in mente i numerosi scandali che riguardano i leader aziendali, politici, religiosi, si pensi al caso Lewinsky per Clinton, al caso Ruby per Berlusconi, ma anche più semplicemente ai numerosi casi aziendali, proprio ieri presso una nota industria siderurgica (clicca qui per vedere l’articolo) la produzione non si è fermata neanche dopo la morte di un operaio.

Tuttavia è bene non generalizzare, anzi questi esempi servono proprio a differenziare i leader etici da quelli assolutamente non etici.

Gli scandali aziendali, politici, religiosi, hanno prodotto un’attenzione particolare al valore della moralità e dell’integrità nel leader. Ma quando un leader è etico?

L’etica è quella branca della filosofia che  studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.

In questo articolo il mio obiettivo è questo: la leadership etica non è solo qualcosa “che è giusto fare”, “che si deve fare perché è giusto essere etici ed integri dal punto di vista morale”, certo è importante essere etici, ma essere etici è innanzitutto vantaggioso ed utile.

E’ stato studiato infatti che la leadership etica, la congruenza di un leader con condotte normativamente appropriate ha effetti benefici sui seguaci (che siano elettori, dipendenti, credenti):

1. Aumenta la soddisfazione e il benessere lavorativo (Avey, Wernsing, Palanski, 2012)

 Quando una persona sta bene ed è soddisfatta del proprio lavoro, migliora anche la performance e la produttività aziendale, con inevitabili vantaggi per il leader che è il portavoce e il rappresentante principale dei risultati raggiunti.

2. Aumentano i comportamenti prosociali (Mayer, Keunzi, Greenbaum, Bardes & Salvador, 2009; Walumbwa, Chaubroeli, 2009)

Le persone, percependo di  essere in un’organizzazione giusta, si aiutano di più vicendevolemente compiendo più spesso i comportamenti di cittadinanza organizzativa, ovvero tutti quei comportamenti prosociali e di altruismo non esplicitamente richiesti né pagati nel contratto di lavoro ma che comunque giovano all’organizzazione (ad es. aiutare i colleghi). In un’ azienda dove c’è altruismo, la performance e la produttività migliora.

3. Diminuiscono i comportamento di mobbing e bullismo lavorativo (Stouten, et al. 2001)

Il leader, per i subordinati è un esempio di come ci si comporta, se il leader è etico, per rispecchiamento, scoraggia comportamenti di mobbing e bullismo lavorativo, comportamenti che  spesso danneggiano la vita lavorativa non solo dal punto di vista psicologico ma anche dal punto di vista economico e produttivo.  La Corte di Cassazione ha calcolato che il mobbing costi 792 milioni di euro l’anno, tra spese mediche e legali, assenze dal posto di lavoro e calo della produttività.

4. Migliora la significatività del compito con ripercussioni positive sulla performance lavorativa (Piccolo, Greenbaum, Den Hartog, Folger, 2010).

I dipendenti considerano il compito più importante quando ad esso si associano giusti i valori e le credenze condivise. Questo porta a farli lavorare meglio e ad avere performance migliori.

5. Il 62,5% della varianza nella fiducia è spiegata dalla leadership etica (Craig, Gustafson, 1998),

In altre parole non c’è fiducia se non c’è etica. La fiducia è fondamentale per la relazione leader-dipendente, in quanto solo se il dipendente da fiducia, legittima la posizione del leader, legittima le sue decisioni, e dunque le facilita, le appoggia e le rende più efficaci.

6. I leader etici vengono valutati più positivamente dai propri subordinati (Brown et al., 2005).

Perché spesso i leader adottano comportamenti non etici?

Spesso accade perché il leader tende a separare i propri interessi da quelli dell’azienda, senza percepire gli indubbi vantaggi che avrebbe nel sovrapporre i propri interessi a quelli dell’azienda.

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