Come relazionarsi con gli altri: tecniche di sviluppo per l’empatia

gennaio 3rd, 2013 | Posted by Igor Vitale in Benessere | Leadership | Linguaggio del Corpo | Persuasione | Psicologia del Lavoro | Uncategorized

empatia

Come relazionarsi con gli altri? Come entrare in empatia velocemente con gli altri? Sul tema dell’empatia è stato scritto moltissimo, e i pareri non sempre concordano su cosa sia meglio fare. Oggi esploreremo una serie di tecniche per lo sviluppo istantaneo dell’empatia nei confronti degli altri.

Certamente non voglio fare un discorso meccanicistico, non esiste una ricetta stabile e univoca per tutte le persone, ma sicuramente esistono tecniche e modalità che aiutano chi vuole relazionarsi col prossimo ad entrare più velocemente in empatia.

Le tecniche che andremo ad esplorare sono frutto della pratica clinica, della psicologia cognitiva, della programmazione neurolinguistica, del linguaggio del corpo e tendono ad essere universali. Rispondono tanto alla domanda “come relazionarsi con un uomo?” quanto alla domanda “come relazionarsi con una donna?” oppure a “come relazionarsi con proprio figlio?”. In altre parole, rispondono al titolo dell’articolo: come relazionarsi con gli altri.

Veniamo a noi: la prima regola per una comunicazione efficace è l’ascolto attivo del nostro interlocutore.

L’ascolto attivo è una tecnica sviluppata da Rogers agli inizi del Novecento, e consiste nell’ascolto dell’altro. L’ascolto è attivo nel senso che non ci si limita a memorizzare quanto dice l’altro, ma tramite un mix di tecniche non verbali e verbali comunicano il nostro interesse a quanto l’altro ci dice.

Le tecniche non verbali di attrazione sono definite in moltissimi dei libri. Secondo alcune professoresse dell’Università di Padova (Capozza, Contarello, Manganelli, 1978) i segnali non verbali che maggiormente si associano ad un atteggiamento positivo sono:

a) minor distanza

La distanza interpersonale è uno dei segnali non verbali di attrazione, tutti noi infatti utilizziamo una sorta di “bolla d’aria” nella quale facciamo entrare solamente le persone con cui siamo in maggiore intimità. Quando parliamo con qualcuno, il grado in cui ci fa avvicinare è una sorta di unità di misura dell’intimità. Non violate questa distanza che naturalmente le persone hanno tra loro perché potete essere percepiti come minacciosi, ma identificate la minore distanza a cui potete parlare al vostro interlocutore. Maggiore vicinanza fisica, significa anche maggiore vicinanza psicologica

b) maggior contatto visivo

sguardo

Il contatto visivo è uno dei principali segnali di contatto emotivo con l’altro. Contatto visivo, in altre parole, significa mantenere il proprio sguardo sugli occhi dell’interlocutore. Spesso, per timidezza, alcuni di noi non utilizzano spesso questo prezioso aspetto della nostra comunicazione non verbale. Tuttavia se non si utilizza il contatto visivo con l’altro tendenzialmente la percezione sarà negativa: nel migliore dei casi verrete percepiti come timidi, in altri casi il vostro interlocutore percepirà un disinteresse alla comunicazione. Allo stesso tempo un eccesso di contatto visivo porta ugualmente a un risultato negativo. Se mentre parlo mantengo fisso lo sguardo sull’altro tenderò ad essere visto come minaccioso. La virtù sta nel mezzo, si stima che l’utilizzo ottimale del contatto visivo debba essere attorno al 25% dei tempi di conversazione.

Per lo sviluppo migliore di questa tecnica cliccando qui puoi trovare un articolo di approfondimento sul contatto visivo.

c) orientazione più diretta, inclinazione del busto verso l’altro

Se vogliamo comunicare interesse nell’altro, col corpo non dobbiamo di certo comunicare il contrario. Un suggerimento può essere quello di orientare il proprio corpo verso il nostro interlocutore. Il tronco deve essere orientato verso il nostro interlocutore, e, se si è seduti, conviene orientare la propria schiena in avanti.

d) postura aperta e disponibile

Così come dicevamo prima, se la vicinanza fisica corrisponde alla vicinanza psicologica, le barriere fisiche corrispondono alle barriere psicologiche. Quindi, braccia incrociate, gambe incrociate, ma anche una serie di oggetti (come ad esempio una serie di oggetti su una scrivania, o la scrivania stessa) possono ostacolare la comunicazione nei confronti della persona che abbiamo di fronte, rimuovere gli oggetti o disincrociare gambe e braccia può comunicare all’altro inconsciamente la nostra disponibilità a parlare.

e) postura rilassata

Tensioni psicologiche, ansie e paure tendono a manifestarsi nel corpo. Quando parliamo, anche se non ce ne rendiamo conto, il nostro corpo comunica il nostro stato di rilassamento o di tensione. I segnali sono molteplici, può essere un tremolio del corpo o della voce, la tensione della mascella, la tensione delle corde vocali, la nostra respirazione, il colore della nostra pelle, o anche semplicemente tensioni muscolari. Tutti questi segnali comunicano all’altro il nostro stato di tensione. Tramite il contagio emotivo (quel processo per cui chi ci è di fronte tende ad essere influenzato da ciò che proviamo), l’altro può associare a noi il nostro stato interno di tensione. Con un risultato ovviamente negativo, se ogni volta che incontro quella persona divento teso, assocerò a lui sensazioni negative. Una modalità per adottare spontaneamente una postura rilassata è sicuramente quella di apprendere tecniche di respirazione, tecniche di rilassamento, tecniche di meditazione e tecniche di autoipnosi. Trovate un corso gratuito in merito su questo sito.

Vediamo ora una serie di tecniche verbali di interesse. Un modo per sviluppare l’empatia, come scrivevamo prima, è quello di adottare un mix di tecniche verbali e non verbali.

La tecnica verbale d’elezione per lo sviluppo dell’empatia e dell’interesse è la domanda.

In fondo, se l’altro non ci interessa perché formulare delle domande di approfondimento? Tuttavia, spesso sono diversi i motivi per cui una persona non formula domande di approfondimento, ad esempio alcuni non lo fanno per timidezza, perché presumono che l’altro non voglia aprire la comunicazione a determinati temi, ma così facendo chiudono subito la comunicazione.

Ogni domanda non fatta è un muro alla comunicazione, se vogliamo suscitare interesse nell’altro dobbiamo comunicare interesse tramite l’uso della domanda.

Una seconda tecnica per lo sviluppo dell’empatia nell’altro è sicuramente la tecnica della self-disclosure. Studi che ormai proseguono da diversi decenni sulla comunicazione umana, mostrano che se uno dei due membri della comunicazione da informazioni su di sé, l’altro tenderà a fare lo stesso. Questo effetto è così potente, che è stato provato che esso si verifica in una grande serie di contesti, addirittura nella comunicazione mediata da computer, nei forum, nelle chat e nei social network.

Se volete dunque entrare in empatia con gli altri, o volete che l’altro parli di sé, iniziate voi stessi a parlare di voi stessi.

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