Comunicazione non verbale: il significato di tutti i gesti

marzo 5th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Comunicazione non verbale gesti

Linguaggio del corpo gesti

 

Valeria Bafera

 

 

comunicazione non verbale gestiI gesti indicano azioni motorie coordinate e circoscritte, intenzionali o involontarie, prevalentemente compiute dalle mani, indirizzate a un interlocutore e volte a comunicare qualcosa con riferimento ad uno scopo (Toni, 2011). Lo zoologo Morris (1978) li definisce come “ qualunque azione capace di inviare un segnale visivo ad un osservatore […] e di comunicargli una qualsiasi informazione”

Come afferma Argyle (1978), nei mammiferi più evoluti e nell’uomo un’ampia area del cervello è associata ai movimenti delle mani, le quali dal punto di vista biologico si sono evolute per afferrare, manipolare oggetti, ma anche per comunicare per mezzo dell’illustrazione di oggetti e movimenti.

Ekman e Friesen (1969) sono fra i principali studiosi che hanno impresso una forte spinta alla ricerca nell’ambito della gestualità; essi distinguono cinque tipologie di gesti. Esistono i gesti emblematici o simbolici, segnali emessi intenzionalmente aventi un significato specifico che può essere tradotto in parole ed è condiviso all’interno di una certa cultura (per esempio l’atto di scuotere la mano in segno di saluto); possono ripetere o sostituire il contenuto della comunicazione verbale, oppure essere utilizzati quando questa è ostacolata da determinate condizioni ambientali. Nel colloquio di lavoro, un gesto emblematico tradizionalmente accettato e percepito come immediato, sarebbe costituito da un calorosa e sicura stretta di mano.

Poi ci sono i gesti illustratori, utilizzati con consapevolezza e intenzionalità, accompagnano e scandiscono il discorso illustrando ciò che si va dicendo; aiutano l’ascoltatore nella comprensione degli enunciati e servono da supporto per la rappresentazione di oggetti, forme e movimenti (ad esempio si ha un gesto di questo tipo quando con l’uso delle mani si riproduce la grandezza di un oggetto di cui si sta parlando). Anche in questo caso, se usati in modo appropriato, in sede di selezione possono aumentarne la spontaneità e la capacità comunicativa di una persona.

Abbiamo ancora i gesti regolatori utilizzati con un basso indice di consapevolezza e intenzionalità; essi tendono a mantenere il flusso della conversazione e possono indicare a chi parla se l’interlocutore è interessato o meno, se desidera interrompere la comunicazione, ecc. (per esempio un cambiamento brusco di postura durante una conversazione può manifestare noia). Soprattutto questa tipologia di gesti è fondamentale nel colloquio di selezione sia che venga osservata nei candidati da parte dei selezionatori, sia viceversa; cenni del capo, contatto visivo, postura, comportamento vocale, concorrono a creare una certa impressione nell’altro, nientemeno lo incoraggiano a continuare a parlare e riflettono l’interesse in ciò che viene detto.

I gesti di adattamento, poi, sono appresi generalmente nell’infanzia e comprendono tutti quei movimenti inconsapevoli eseguiti per aumentare il livello di benessere auto-percepito, senza essere finalizzati a trasmettere un messaggio specifico. Se ne distinguono tre tipi: gesti auto-adattivi rappresentati da movimenti di manipolazione del proprio corpo durante l’interazione (toccarsi i capelli, mangiarsi le unghie, ecc.); gesti etero-adattivi che comprendono tutti quei movimenti che coinvolgono la persona con cui si sta parlando (battere sulla spalla dell’interlocutore); gesti diretti verso oggetti, come giocherellare con una penna.

Durante il colloquio questo tipo di gesti potrebbe essere messo in atto per via della tensione provocata dal contesto, dello stress, dell’ansia; tuttavia bisognerebbe farne buon uso, onde evitare un’impressione sgradevole che potrebbe riversarsi in esiti negativi. Infine, gli studiosi hanno distinto i gesti indicatori dello stato emotivo: anche se il canale principale per esprimere gli stati d’animo è rappresentato dal volto, anche la gestualità svolge un ruolo in questo senso. L’ansia, la tensione emotiva producono, infatti, mutamenti riconoscibili nei movimenti di un individuo, per esempio l’atto di scuotere un pugno in segno di rabbia. Pur distinguendo le varie tipologie, i due autori ammettono la non esclusività di queste categorie, nel senso che ci possono essere gesti per la cui catalogazione occorre far riferimento a più di una categoria.

Inoltre, è opportuno considerare come l’inconscio gestisce prevalentemente il non verbale e si esprime attraverso messaggi di gradimento, di rifiuto e di tensione (Gandolfi, 2003). I primi sono quelli che indicano accoglienza, piacere, relativamente alla persona con cui stiamo interagendo o all’argomento che stiamo trattando (per esempio spostare il busto in avanti potrebbe indicare l’interesse per l’argomento trattato); i secondi esprimono resistenza, rifiuto verso la persona o l’argomento o un agente esterno (Per esempio sfregarsi con le dita la punta del naso potrebbe indicare un rifiuto verso quel determinato argomento); infine, i segnali di tensione indicano tensione, o meglio scarichi tensionali dovuti al superamento della soglia di tolleranza (per esempio la deglutizione).

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