Come Capire gli Schemi Mentali dei Bambini

ottobre 4th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

schemi mentali bambini

Esperienze ripetitive vengono registrate nella memoria implicita generando aspettative e quindi schemi o modelli mentali di attaccamento, che portano allo sviluppo di quella che John Bowlby ha definito come una “base sicura” per affrontare il mondo (Bolwby, 1969,1988a).

Con l’accumularsi di esperienze il cervello del bambino acquisisce progressivamente la capacità di riconoscerne familiarità e differenze, e attraverso questi processi comparativi la sua mente è in grado di ottenere delle rappresentazioni generali.

Gli Schemi Mentali del Bambino

Ciò costituisce un aspetto essenziale dell’apprendimento: tali generalizzazioni formano la base di “modelli mentali” o schemi” che aiutano il bambino a interpretare il presente e a prevedere le future esperienze. I modelli mentali sono componenti fondamentali della memoria implicita, le nostre menti utilizzano modelli mentali del mondo per valutare più rapidamente le diverse situazioni e per intuire ciò che probabilmente ci riserva l’immediato futuro.

I neonati percepiscono l’ambiente che li circonda sin dai primi giorni di vita e diversi studi hanno dimostrato che anche bambini molto piccoli sono capaci di avere ricordi di esperienze precedenti, che si manifestano in termini di apprendimento comportamentale, percettivo, somatosensoriale ed emozionale (Gerhardstein e West, 2003; Hayne, 2004; Repacholi e Meltzoff, 2007).

La mente quindi comincia a creare complessi modelli del mondo a partire dai primi giorni di vita e possiede probabilmente fin dall’inizio la capacità di operare generalizzazioni in base alle esperienze.

Come nascono i Modelli Mentali del bambino

I modelli mentali sono quindi il risultato delle nostre interazioni con la realtà esterna, ci aiutano a ritrovare oggetti ed esperienze familiari e a capire che cosa dobbiamo aspettarci dall’ambiente che ci circonda. In ogni momento il nostro cervello cerca automaticamente di determinare che cosa sta succedendo intorno a noi, classificando le nostre esperienze attraverso l’attivazione di schemi mentali che ci aiutano ad interpretarle più rapidamente; la possibilità di prevedere quelli che saranno gli avvenimenti immediatamente successivi ci consente di reagire con maggiore prontezza, identificando precocemente i comportamenti più appropriati alla situazione da affrontare.

Un bambino che viene costantemente accudito con attenzione e sensibilità, ricevendo dalla madre risposte positive e prevedibili, presenterà un attaccamento sicuro: le sue ripetute esperienze gli hanno permesso di creare una rappresentazione generale del suo
rapporto con la madre, un modello mentale di attaccamento, che lo aiuta a riconoscere ciò che può aspettarsi da lei. Dati la ripetitività e la prevedibilità di queste esperienze il bambino ha potuto sviluppare un modello sicuro e organizzato della loro relazione emotiva e la sua memoria implicita gli consente di prevedere che tale rapporto continuerà ad avere queste caratteristiche anche nel futuro.

I Rischi dell’Attaccamento Insicuro

Un bambino che manifesta un attaccamento insicuro può invece avere percepito i comportamenti dei genitori come meno prevedibili, emotivamente distanti o terrorizzanti; anche esperienze di questo tipo vengono registrate attraverso processi impliciti, da cui deriveranno rappresentazioni generali caratterizzate da incertezza, isolamento o paura.

L’impatto di un trauma relazionale assume quindi particolare rilevanza poichè in tale periodo critico tutti gli eventi relazionali negativi vengono “registrati” anche nelle strutture neurobiologiche in via di maturazione: l’organizzazione cerebrale sarà “modellata” da informazioni negative provenienti dall’ambiente sociale (Eisenberg, 1995; Hart e Rubia, 2012).

I Modelli Operativi Interni nella Teoria di John Bowlby

Tali rappresentazioni, che nella teoria dell’attaccamento vengono denominati Modelli Operativi Interni (MOI), possono essere considerate come strutture di conoscenza emotiva e cognitiva, che contengono quelle regole comportamentali implicite che
l’individuo utilizza come filtri interpretativi e che contribuiscono a confermare e a mantenere stabili le aspettative sul Sé e sugli altri.

L’attaccamento, quindi, in quanto sistema motivazionale complesso, viene a costituirsi nel tempo come un’organizzazione psicologica basata su strutture rappresentazionali, che permettono di organizzare percezioni, memorie e previsioni nei confronti dell’attaccamento, nonché di organizzare il comportamento in maniera coerente con queste aspettative (Main et al., 1985).

Il Ruolo della Profezia che si Autorealizza nella relazione genitore-figlio

La stabilità dei MOI trova conferma nel noto meccanismo della “profezia che si autorealizza”: queste rappresentazioni, nelle prime fasi dello sviluppo inducono il caregiver a risposte complementari che si rivelano coerenti con le aspettative sulla relazione, ma si può ben comprendere come i MOI contribuiscano ad una certa continuità tra attaccamento precoce e funzionamento sociale nell’adulto (Thompson, 1999). I MOI costituiscono l’esito dei processi d’interiorizzazione delle prime interazioni con la figura d’accudimento, nei tre aspetti: l’immagine di sé, l’immagine dei genitori, e l’immagine della relazione. Nel corso dello sviluppo il bambino formerà i modelli rappresentativi dei genitori, i modelli rappresentativi di sé che riflettono l’immagine che i genitori hanno di lui e i modelli della relazione tra il bambino e il genitore.

Successivamente, nel corso della vita, ogni qualvolta il bambino dovrà confrontarsi con esperienze di relazione e con l’attivazione di emozioni di legame quali l’affetto, la paura di perdere la persona, il dolore per la perdita e la gioia di un legame, confronterà i nuovi dati con le precedenti esperienze e tenderà ad attribuire ad essi un significato coerente alle proprie strutture di significato, o più semplicemente, interpreterà le situazioni nuove alla luce delle precedenti esperienze.

Gli schemi di rappresentazione dell’esperienza precoce costituiscono l’elemento di trasmissione intergenerazionale delle modalità interpersonali genitoriali. Attraverso le memorie infantili di relazione con i genitori, questi ultimi continueranno ad esercitare un influsso sulla personalità adulta.

di Cinzia Governatori

Psicologia del Bambino

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