Come funziona (veramente) il poligrafo

luglio 24th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo

Nel 1939, L. Keeler inventò il poligrafo o Lie Detector, denominato impropriamente “macchina della verità”, «uno strumento che registra i
cambiamenti fisiologici, come il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna, il ritmo respiratorio, la sudorazione ed il riflesso psicogalvanico che, seguendo il cambiamento del tono emotivo, vengono ritenuti identificativi della difficoltà del soggetto in alcune circostanze» (Strano 2003, p.162).

Solitamente al soggetto sottoposto alla misura del poligrafo si applicano quattro sensori: una cintura pneumatica o una benda attorno al petto e allo stomaco per la misurazione di cambiamenti della profondità e del ritmo della respirazione, mentre un manicotto al braccio registra l’attività cardiaca e il quarto sensore è composto da elettrodi metallici che rilevano le più piccole modificazione della traspirazione (Ibidem).

Tali diversi cambiamenti di pulsazione vengono registrati da movimenti di punte scriventi su una carta graduata che si muove a velocità costante.

In realtà, scrive Strano (2003), il poligrafo non rileva esplicitamente la menzogna, ma solamente segni di alterazione neurovegetativa e
cambiamenti fisiologici prodotti dalle emozioni. Per scoprire se il soggetto sta mentendo, chi lo esamina confronta l’attività registrata sul grafico in risposta ad una domanda importante (ad es. “lo ha ucciso lei?”) con la reazione ad altre domande che non hanno relazione con l’accaduto (ad es. “che lavoro svolge?”). Il sospettato viene indicato come colpevole se sul grafico la sua attività neurovegetativa è maggiore in risposta alla domanda cruciale rispetto alle altre.

Voice stress analyzer

L’esercito statunitense cercava uno strumento alternativo al poligrafo che non avesse un legame con il corpo del soggetto da interrogare (Strano, 2003). Charles R. McQuinston inventò nel 1964 il Voice Stress Analyzer, uno strumento basato sul concetto che lo stress emotivo induce cambiamenti misurabili nella voce umana (Ibidem).

Tali cambiamenti sono dovuti a tremori associati a contrazioni di muscoli, determinando oscillazioni al minuto ad una frequenza tra i 10 e i 12 hertz.

Quando un soggetto mente, diminuisce la quantità di sangue nelle corde vocali come risultato dello stress e quindi diminuisce la vibrazione. Strano (2003) tra i vantaggi di questo strumento ricorda: può essere utilizzato anche al telefono, non ci sono connessioni con il corpo della persona, una registrazione fatta in precedenza può essere nuovamente valutata in seguito.

Rilevazione termica del volto

Tra le ultime “tecniche” rilevatrici di menzogna bisogna annoverare un particolare tipo di telecamera che riprende immagini termiche del viso (Strano, 2003). L’impiego di tale strumento, sostiene l’idea che il dire menzogne provocherebbe un’improvvisa affluenza di sangue in alcune parti del viso, in particolare vicino agli occhi. Tale afflusso è poco percepibile ad occhio nudo, ma la telecamera non ha difficoltà a recepirlo (Ibidem).

Questo test è sicuramente il più veloce, e può essere fatto senza che la persona ne abbia consapevolezza. Tuttavia però, è il test meno
affidabile, poiché, dal momento che mancano domande di controllo, questo tipo di test non è in grado di monitorare le differenze individuali relative alle risposte fisiologiche. In conclusione, i test che vengono consigliati per l’uso dell’immagine termica non sono affidabili.

Non sorprende che il National Research Council e il Committee to Review the Scientific Evidence on the Polygraph concludano che gli studi di Pavlidis, Eberhardt e Levine «non forniscono prove scientifiche circa l’utilizzo della termografia facciale per la valutazione della menzogna» (Caso e Vrij, 2009).

Articolo di Rossella Cataleta

Corso in Tecniche di Riconoscimento della Menzogna

 

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