Come sbloccare l’inconscio secondo Erickson

febbraio 6th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

L’ipnosi ericksoniana viene detta “Nuova Ipnosi” perché propone una visione radicalmente nuova della trance che da fenomeno straordinario diviene ordinario, ossia riconosciuto come naturale e fisiologico (Zacchetti, 2015a).

Sebbene l’ipnosi sia un’esperienza che appartiene alla quotidianità dell’essere umano, essa può essere indotta artificialmente da un terapeuta nel suo studio (Loriedo, 2006a).

Milton Erickson propone un approccio ipnoterapeutico sostanzialmente suddivisibile in tre stadi: preparazione, trance e ratifica del cambiamento terapeutico (Erickson & Rossi, 1979).

Nella fase iniziale il terapeuta instaura con il paziente un clima intimo e familiare, e un solido rapporto basato sulla fiducia e l’empatia, il rapport; ricalca inoltre il codice linguistico del paziente e osservando attentamente il suo comportamento, vi ci si conforma.

Il terapeuta determina, altresì, quali siano le risorse del paziente, dovute alle sue esperienze passate utili ad affrontare la situazione attuale e quali schemi mentali, nel quotidiano, solitamente utilizzi.

In questa fase, infine, aiuta il paziente a crearsi un’aspettativa positiva verso la terapia, ossia un’attesa di guarigione che vada oltre ogni forma di incredulità.

La seconda fase del processo, l’induzione di una trance, è un’esperienza unica e personale diversa per ogni individuo attraverso la quale il terapeuta, suggestionando il soggetto, lo aiuta a tracciare il proprio sentiero verso la guarigione o l’evoluzione personale. Quindi, la trance non è un processo standardizzato e universale, il suo fine ultimo è la sintesi creativa di nuove strutture mentali da parte del paziente che gli permettano una visione diversa e un approccio nuovo alla realtà.

Questa seconda fase inizia con la fissazione dell’attenzione da parte del paziente, al fine di “distrarne” la coscienza.

Anche nella vita quotidiana, quando fissiamo tutta la nostra attenzione su una questione, perdiamo il contatto con tutto ciò che ci circonda.

Il terapeuta fa riferimento alle credenze e al comportamento del paziente precedentemente osservati, e individua ciò su cui il soggetto dovrà fissare la propria attenzione secondo l’approccio classico dell’induzione di una trance.

Questo potrebbe essere un oggetto, come una luce intensa, o gli occhi del terapeuta stesso ma, più efficaci risultano il corpo del paziente o la sua esperienza interna, come potrebbe essere il dirigere la sua attenzione sul rilassamento del corpo.

Nel momento in cui la coscienza è stata distratta con la fissazione dell’attenzione, si procede con il depotenziamento delle mappe mentali abituali e dei sistemi di credenze del paziente.

Si utilizzano vari metodi per indebolire le vecchie associazioni ed indurre la trance. La confusione, il dubbio, la dissociazione, sono utilizzati a questo scopo. La trance ipnotica è da considerarsi un momento creativo, nel quale viene interrotto l’abituale modello di riferimento usato da un soggetto e si crea uno spazio vuoto nella sua consapevolezza. Ciò porta alla sostituzione del vecchio modello con un nuovo modello.

Questo momento creativo coincide con l’intuizione dell’artista o dello scienziato. Ciò che può condurre a sperimentare stati alterati di coscienza oltre allo shock psichico sono, le sostanze psichedeliche, le pratiche meditative e l’innamoramento.

Nella vita quotidiana, inoltre, si sperimentano spesso situazioni che interrompono i modi di pensiero abituali. I problemi psichici emergono quando, messi di fronte a situazioni nuove, non siamo in grado di sostituire le nostre obsolete strutture di riferimento e i nostri sistemi di credenze con modelli associativi nuovi, che prevedono la formazione di nuove associazioni neuronali.

Subito dopo la pronuncia di una frase da parte dell’ipnotista, che crea disorientamento e confusione, shock, sorpresa o dubbio, viene a formarsi un vuoto nella coscienza del paziente. Tale vuoto risulta un momento creativo che porta alla ricerca inconscia della soluzione di un problema.

La suggestione indiretta avvia questa ricerca automatica che avviene per mezzo di un processo inconscio.

La risposta inconscia data dal paziente si genererà in modo autonomo e inaspettato, diverso dal modo abituale e volontario di risposta di quest’ultimo; tanto che egli stesso ne rimarrà stupito.

Ognuno di noi, quando è in trance, può andare molto oltre se stesso potendo attingere a tutte le sue risorse, libero dai limiti e dai vincoli imposti dalla coscienza.

Alcuni esempi classici di risposta inconscia sono: la catalessia, l’anestesia, l’amnesia, le allucinazioni, le regressioni d’età, la distorsione temporale.

Nel passato queste risposte inconsce portarono alcuni tra i primi ipnotisti a credere di poter dirigere e controllare i loro pazienti come fossero degli automi, tramite la suggestione diretta (Erickson & Rossi, 1979).

Erickson afferma che la suggestione diretta può portare a dei cambiamenti e a guarigioni sintomatiche solo momentanei e superficiali. Il cambiamento reale e persistente necessita, infatti, di una ristrutturazione degli ordinari schemi mentali disadattivi del paziente, possibile solo attraverso la suggestione indiretta (Erickson, 1948).

La persona ipnotizzata non è mai sotto il controllo dell’ipnotista ma rimane sempre se stessa. Il suo comportamento cambia durante lo stato alterato di coscienza, ma questo cambiamento deriva semplicemente da una attivazione delle sue risorse (Zacchetti, 2015a).

Un’anestesia indotta si può avere ad esempio non tramite un comando, ma quando si suggerisce al paziente di tornare con la mente ad un momento in cui una parte del suo corpo ha sperimentato un’anestesia locale. Quest’esperienza fa parte dei suoi ricordi e, quindi, delle sue risorse di vita.

La terza e ultima fase del processo ipnoterapeutico consiste nella ratifica del cambiamento. Il terapeuta deve assicurarsi che l’ipnosi abbia avuto dei benefici e che il suo paziente riconosca e apprezzi il cambiamento avvenuto, pena il sopravvento dei vecchi schemi disadattivi sui nuovi e ancora fragili schemi. Ricordiamo che la trance terapeutica è molto simile alla trance quotidiana. Alcuni pazienti potrebbero non riconoscere di essere entrati in uno stato alterato di coscienza: questa convinzione vanificherebbe e abortirebbe il processo terapeutico inconscio ai suoi albori.

Esistono moltissimi indicatori dell’avvenuta esperienza di alterazione della coscienza che si presentano spontaneamente e vanno dalle risposte psicosomatiche, allo stato di rilassatezza, alle esperienze di dissociazione e di distorsione del tempo, ai cambiamenti sensori e muscolari, alla catalessi, all’anestesia, alla regressione d’età.

La prova dell’avvenuta trance può essere sollecitata anche dal terapeuta stimolando la comparsa di risposte ideomotorie o ideosensorie da parte del paziente (Erickson & Rossi, 1979).

Eccone un esempio:

“Se hai sperimentato alcuni momenti di trance, la tua mano destra può sollevarsi da sola” oppure “ […] proverà una sensazione di calore” (Erickson & Rossi, 1982, p.29).

In modo simile si appurerà se il cambiamento terapeutico è avvenuto o meno:

“Se il tuo inconscio non ha più bisogno che tu sperimenti (qualsiasi sintomo), la tua testa farà un cenno” o “[…] il tuo dito indice può diventare caldo” (Erickson & Rossi, 1982, p.30).

Le risposte ideomotorie e ideosensorie costituiscono la prova che la trance e il cambiamento siano avvenuti, sia per il paziente che per il terapeuta.

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