11 Elementi di Comunicazione Non Verbale tipici di chi mente

ottobre 5th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

DePaulo, Lindsay, Malone, Muhlenbruch, Charlton e Cooper[1] hanno condotto una meta-analisi sugli indicatori di falso. La meta-analisi è una tecnica statistica che raccoglie tutti gli studi scientifici su un determinato tema che soddisfino determinati criteri metodologici per trarre indicatori di correlazione complessivi. Le finalità delle meta-analisi sono di carattere generale. Infatti, se un indicatore, in studi e contesti diversi, è sempre correlato alla variabile studiata (la menzogna) è difficile pensare che tali correlazioni siano frutto del caso. Allo stesso tempo, una meta-analisi non sempre riesce ad avere specificità di contesto, il fatto di dover aggregare moltissimi studi e decine di migliaia di casi non sempre consente di poter fare le opportune distinzioni tra contesti, metodi usati e specificità metodologiche.

Per le finalità di questo studio saranno riportati e commentati esclusivamente gli indicatori non verbali, sebbene lo studio mostri quanto siano determinanti anche gli indicatori di contenuto verbale per discriminare correttamente resoconti veri e falsi. Gli indicatori sono elencati in ordine di potenziale predittivo. L’indicatore statistico in questo senso è il d di Cohen, finalizzato alla misurazione della dimensione dell’effetto. L’indicatore d si esprime entro una gamma di valori compreso tra -1 ed 1. I valori negativi e significativi permettono di identificare le variabili più frequenti nelle storie vere, i valori positivi e significativi consentono di identificare le variabili più frequenti nei resoconti falsi, i valori non significativi (non rappresentati in questo resoconto per brevità) non hanno alcuna correlazione col falso, è opportuno però notare che la grande maggioranza dei presunti indicatori di falso considerati in questo studio, così come nella letteratura scientifica siano appunto non significativi.

  • Immediatezza verbale e vocale (impressioni) – (d = –0,55*). Si tratta di una misura basata su impressioni del valutatori e può essere definita come segue: chi parla risponde in un modo che sembra diretto, rilevante, chiaro e personale piuttosto che indiretto, distanziante, evasivo, irrilevante, non chiaro ed impersonale. Si tratta di un indicatore complessivo che comprende sia misure verbali, di contenuto che vocali. Avendo ottenuto una dimensione dell’effetto negativo, questa variabile è inversamente correlata al falso.
  • Dilatazione della pupilla (d = 0,39*). Si tratta della dimensione della pupilla, questa variabile è solitamente misurata con un pupillometro.
  • Incertezza verbale e vocale (impressioni) (d = 0,30*). Questa variabile è misurata nei termini di un’impressione. Chi parla sembra incerto, insicuro oppure non molto dominante, assertivo o empatico; chi parla sembra avere difficoltà nel rispondere alla domanda.
  • Tensione vocale (d = 0,26*). La voce sembra tesa, non rilassata o lo stress vocale è misurato direttamente con lo Psychological Stress Evaluator, che misura i micro-tremori vocali, oppure con l’analisi vocale Mark II.
  • Sollevare il mento (d = 0,25*). Si tratta di una unità di azione del Facial Action Coding System (AU 17), durante questa azione il mento si solleva e si gonfia. Sono visibili delle rughe approfondite sul mento, la parte centrale delle labbra si solleva e si protrude. Questa unità di azione indica perplessità, presumibilmente un aumentato livello di questo indicatore è spiegabile dal fatto che quando una persona mente è meno certa perché non ha mai sperimentato ciò che afferma. Durante un’analisi non verbale è comunque necessario distinguere la presenza di tale segnale in corrispondenza di frasi che – a livello verbale – vengono espresse come dati certi. Infatti, quando una persona solleva il mento mentre esprime verbalmente un dubbio (ad es., “non ricordo se quel giorno piovesse o no”), di fatti, l’espressione facciale di dubbio è congruente rispetto al contenuto verbale e non andrebbe considerato come un indicatore sospetto.
  • Coinvolgimento verbale e vocale (d = -0,21*). Si tratta di un indicatore misto che comprende componenti verbali e paraverbali, può essere definito come segue: chi parla descrive esperienze personali o descrive gli eventi in modo personale e rivelatorio, chi parla sembra espressivo e coinvolto a livello vocale. Il parametro d di Cohen è negativo, dunque questo indicatore è più frequente nelle storie vere.
  • Disfluenze miste (d = 0,17*). Questo parametro comprende tutte le disfluenze del tono della voce. Il discorso e la voce sembrano non fluente (ad es., la voce è caratterizzata da vocalizzi).
  • Gesti manipolatori indifferenziati (d = 0,16*). I gesti manipolatori sono gesti di sfregamento o toccamento di oggetti, del proprio corpo o del proprio volto. Si tratta di segnali indicativi di tensione del soggetto. Possiamo osservare dal parametro d di Cohen che si tratta di un parametro più presente nelle storie false. Normalmente questo segnale viene analizzato in base al punto del corpo toccato. Le interpretazioni più comuni che vengono date ai segnali di autocontatto sono le seguenti:
  • Sopracciglio: tentativo di coprire il proprio sguardo, fa riferimento ad emozioni auto-coscienti come vergogna, colpa o imbarazzo
  • Naso: tentativo di sopprimere il linguaggio coprendo la bocca
  • Bocca: segnale di ansia e perdita del controllo
  • Mento: segnale di valutazione e ragionamento
  • Orecchio: volontà di evitare l’elaborazione di stimoli uditivi
  • Nuca: forte incertezza
  • Braccio: segnale di frustrazione
  • Pressare le labbra (d = 0,16*). Si tratta di due Unità di Azione secondo il metodo Facial Action Coding System (FACS) corrispondenti al codice 23 e 24. Pressare le labbra è un’azione orbicolare delle labbra che consiste nella compressione di labbro superiore ed inferiore uno sull’altro. Questo determina una minore visibilità delle labbra nell’area centrale ed un appiattimento delle estremità delle labbra. La compressione delle labbra determina un rigonfiamento della pelle immediatamente sopra e sotto le labbra. Questo tipo di segnale è definibile come segnale di controllo. Esprimiamo controllo quando vogliamo celare informazioni o emozioni. Possiamo infatti pressare le labbra subito dopo aver dichiarato qualcosa verbalmente rivelando la volontà di bloccare il nostro discorso, oppure possiamo pressare le labbra subito dopo aver rappresentato con il volto un’emozione. Ad esempio potremmo pressare le labbra a seguito di una espressione di sorriso per celare la nostra posizione di vantaggio o di dominanza sull’altro.

Quando una persona mette in pratica questa Unità di Azione le labbra ruotano internamente fino a rendere non visibile tutta la parte rossa delle labbra. È possibile osservare dall’immagine solamente una fessura nera. Le labbra, ruotando internamente estendono la pelle immediatamente sopra e sotto le labbra appiattendo queste aree.

  • Gesti illustratori (d = -0,14*). I gesti illustratori sono gesti che utilizziamo per sottolineare, simbolizzare, completare il senso di un discorso. Usiamo questi gesti per rafforzare ciò che diciamo con le parole ma anche per rappresentarne il contenuto. Molte ricerche mostrano che questa classe di gesti diminuisce nel caso delle storie false, coerentemente con il valore negativo del d di Cohen -0,14. Si ipotizza che la diminuzione dei gesti illustratori dipenda dalla maggiore difficoltà di simbolizzare con i gesti un contenuto non vissuto.
  • Piacevolezza del volto (d = -0,12*). Si tratta di una misura composita delle espressioni facciali positivo. Il volto mostra espressioni facciali positive (come sorridere) più spesso di quelle negative (ad es., corrugare la fronte o arricciare il naso).

La meta-analisi di DePaulo e collaboratori ha il merito di trarre delle conclusioni sulle variabili più importanti da osservare in una storia falsa. Come accade però nelle statistiche di ordine generale, queste non consentono facilmente di operare delle distinzioni specifiche di contesto. Indubitabilmente esistono molte variabili che dovremmo tenere in considerazione quando analizziamo la metodologia di questi studi. La meta-analisi di DePaulo e collaboratori, essendo una raccolta di studi, ci da anche l’opportunità di avere una panoramica generale sulle metodologie utilizzate e dunque sui punti di forza e di debolezza, che sono riassunti qui di seguito

Punti di forza

  • La grande ampiezza campionaria consente di trarre conclusioni di carattere generale, in quanto gli indicatori di falso descritti si presentano in condizioni molto diverse tra di loro
  • La presenza di stime statistiche consente di capire quali siano gli indicatori più predittivi di falso
  • Lo studio consente di comparare vari metodi di tipo verbale e non verbale, dimostrando che per sostenere una buona abilità predittiva è utile usare entrambi gli strumenti
  • Lo studio ha dei criteri di inclusione e di esclusione delle ricerche analizzate, questo consente di non considerare i risultati delle ricerche che hanno problemi metodologici

Punti di debolezza

  • La grande maggioranza degli studi include nel campione dei soggetti esaminati e degli esaminatori gli studenti universitari. Questo dato potrebbe mettere in dubbio la generalizzabilità di alcuni studi.
  • La maggioranza degli studi è condotta in laboratorio e non in una situazione reale, questo può determinare tutta una serie di variazioni importanti nel comportamento del soggetto esaminato. Una buona parte dei segnali non verbali di falso si verifica proprio perché chi mente ha un notevole vantaggio se riuscisse nel compito o una notevole punizione nel caso in cui venga scoperto. Questa variabile non è presente in molti studi in laboratorio, in altri casi invece viene certamente messa una posta in gioco ma è talvolta minima (ad es., piccola somma di denaro). Sebbene la presenza di una posta in gioco sia determinante ai fini metodologici, si può affermare che queste situazioni di laboratorio non possano riprodurre contesti in cui la posta in gioco è determinante (ad es., valutazione degli esiti di una selezione del personale, analisi dell’attendibilità in tribunale). Una meta-analisi cerca l’indicatore generale anche in contesti differenti, è dunque opportuno per gli studi di approfondimento ricercare le specificità di contesto ed il ruolo della “posta in gioco”.
  • La grande maggioranza degli studi, proprio per fornire un maggiore rigore metodologico, si limita a contare la presenza degli indicatori non verbali in una data interazione. In questo senso, se un indicatore si presenta più spesso in qualsiasi interazione falsa a prescindere dal contesto, dalla posta in gioco, dalla struttura delle domande e dal momento di analisi specifico, dovremmo ragionevolmente pensare che quello sia un indicatore di falso. Tuttavia, la realtà è più complessa e la letteratura scientifica recente sostiene sempre più spesso l’importanza di considerare la variabile tempo nell’analisi della comunicazione non verbale. Come rileva il poligrafista ucraino Vitalii Shapovalov[1], esiste un paradosso nell’utilizzo del riconoscimento della menzogna che fa riferimento alla combinazione di verità e falsità in molte dichiarazione. Il resoconto del testimone di un reato può dire sostanzialmente la verità ma mentire od omettere dei singoli dettagli. Solamente un metodo integrato che frammenti il resoconto generale in singole unità e che le confronti tra loro può dare un’idea di quale sia la parte di informazione dissimulata.

[1] Shapovalov, Vitalii (2017) The rationale for an integrated approach when implementing psychological assessment of credibility of information. Fonte: http://kp-ua.com/vitalii-shapovalov-rationale-integrated-approach-implementing-psychological-assessment-credibility-information/

[1] DePaulo, Bella, M., Lindsay, James, J., Malone, Brian, E., Muhlenbruch, Laura, Charlton, Kelly, Copper, Harris (2003). Cues to Deception, Psychological Bulletin, vol. 129, no. 1, 74-118.

[2] Ekman, Paul, Friesen, Wallace, Hager, Joe (2002). Facial Action Coding System: A Technique for the Measurement of Facial Movement, Palo Alto.

[3] Ekman, Paul, Friesen, Wallace, Hager, Joe (2002). Facial Action Coding System: A Technique for the Measurement of Facial Movement, Palo Alto. Esercizi allegati al CD-ROM.

[4] ibidem

 

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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